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Diario d'Appennino

ARCOBALENI DI PENSIERI

Le borgate ospitali, i sentieri del Lupo ed il cielo dell’Aquila, muri a secco, il cielo che si specchia sul lago, i mulini delle vallate, la transumanza e gli ultimi essiccato per le castagne, le capanne con i tetti in segale, lotte e sudore dei cavatori e le battaglie per la libertà, terre di crinali che discendono a valle per posarsi sulle città. Queste ed altre immagini racchiuse nella mente, dolcemente escono e sì perdono nell’aria fresca di questa mattina di ricordi. Io che guardo le nuvole lontane sopra di me ed il profumo dell’erba che mi circonda. Canti liberi e felici d’uccelli d’ogni specie e voli rasenti dei rondoni che sibilano nell’aria. L’umido della terra che mi penetra dai pori nella carne, animaletti che girano sopra la mia fronte. Tutto mi sembra per un attimo assurdo, come assurdo è tutto quel silenzio. Assurde sono quelle guerre reali con civili che cadono a terra per sempre. Assurdi i muri delle città crivellate dai colpi di raffica d’armi da fuoco in mano a bambini e popoli. Assurdo che non si possa vivere fianco a fianco in democrazia ed amicizia. Anticamente paesi con case e porte sempre aperte, cibo scarso ma offerto con amore perché frutto di fatica. Pane quotidiano spezzato con le mani e donato con amore. Pane dei giorni nostri sporco di sangue e gettato via… L’uomo è bello e crudele, libero e schiavo, pauroso ed impaurito. In lontananza le città si adoperano nel progresso, io sono solo ed indaffarato sulla cima di una montagna con lo sguardo perso nelle nuvole bianche e libere. Mosse dal vento come le vele di una barca, nell’aria i semi cercano casa, vagano come vagano i popoli sfrattati da altri popoli, uccisi per mano di fratelli sconosciuti. Gli insetti intorno a me s’ingegnano da fiore a fiore portando vita, il vento che accarezza l’erba alta e bagnata dalla rugiada della notte, tutto qui è estremamente concreto e bello, bello da far paura. Mi riscopro come uomo quanto sia complicato trovare felicità e pace, due beni perduti nelle parole e sulle labbra di troppe persone. Ipocrisia e falsità amici perfetti. Poi, in alto, il sole matura i frutti e le stagioni, ma gli uomini sono ancora troppo lontani dal sorridere. Altro sangue, odio e violenza ci accompagna nel Terzo Millennio. Le nuvole s’appannano con le mie lacrime e spariscono. Mi alzo dalla terra calda e mi guardo in torno; pace, silenzio, amore. Discendo a valle, passo dopo passo con i miei pensieri e le mie paure: stasera al telegiornale altri morti ed odio in diretta, violenza e bambini senza sorrisi ed infanzia. Ma domani voglio tornare sulla montagna e farmi rapire i pensieri. Proprio come un arcobaleno, pensieri che appaiono e svaniscono come vapore acqueo.




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