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Diario d'Appennino

Beni preziosi della Natura

In lontananza vedo dei contadini che stanno tagliando dell'erba medica.
Sento l'odore nell'aria dell'erba fresca appena recisa. Mi riporta ai ricordi di bambino.
Anna ed Olinto con il ferro che falciavano l'erba lungo il prato di Faidello, altre donne che sistemavano i covoni di grano appena tagliato. Ricordi di gioventù, di giornate passate a scrutare un mondo contadino e rustico ormai finito, estinto.
Esistono musei con gli attrezzi della civiltà contadina, ma io quegli attrezzi li ho visti lavorare. Ho visto arrotare le lame per recidere, come il ferro ed il falcetto. Ho visto forgiare e nascere dal fuoco i pennati, le accette, i forcati ed i rastrelli. In fondo a quella stanza buia dove solo il fuoco aveva un'identità.
Sentivo il battito del mazzuolo che dava forma al ferro ancora caldo. Amedeo batteva sull'incudine ed i suoi battiti erano come versi di poesia; ritmati con amore e scagliati con gentilezza. Poi si passava a costruire le punte ed i panciotti che servivano per spaccare e lavorare la pietra serena. Amedeo mi diceva sempre: "Ricordati che le punte, se vuoi che lavorino e siano resistenti, le devi mettere a raffreddare nell'acqua piovana". Quando posava una punta arroventata dal fuoco in quel bussolotto di acqua piovana, ne usciva una svaporata micidiale, quasi mi faceva paura. E lui sorrideva... Cose andate di un tempo non tanto lontano. Mi fa paura sapere che in un ventennio il mondo è cambiato; mi spaventa pensare a quanto correrà il mondo nei prossimi vent'anni, con la tecnologia così avanti.
Organismi geneticamente manipolati, clonazioni varie, un terzo del mondo che muore ancora di fame. Antonio quest'anno ha voluto dare retta a suo nipote Bruno. Ha seminato dei pomodori presi non so bene dove, ma a detta di Bruno fenomenali. Le piante sono state messe a dimora accanto ai semi vecchi di Antonio, e le piante sono cresciute molto di più quelle di Bruno. Ma al momento del raccolto i pomodori di Bruno sono cominciati a marcire, ammuffire e non maturare completamente. Quelli di Antonio erano sugosi, pieno di nettare e non tanto grandi. Antonio ne ha raccolto una cassa di quei pomodori malriusciti e l'ha consegnata a Bruno dicendogli: " Vedi se riesci a mangiarli, o farli mangiare a qualcun altro. Oppure, visto che gli scienziati dicono d'aver creato gli O.G.M. per sfamare il Terzo Mondo, guarda se qualche povero li mangia". E questa è una piccola realtà in un piccolo paese di montagna, fatto da un piccolo contadino tradizionalista. L'agricoltura era la linfa del nostro Paese, ora con i mezzi moderni non ci si ammazza a lavorare i campi come un tempo.
Tecnologia amica e scienza nemica? A sentire Antonio e tanti altri contadini che hanno seminato un anno per l'altro con i propri prodotti, che hanno concimato con letame di mucca, che hanno usato solo le macchine per alleviare la fatica, la risposta è una sola: questa scienza aiuterà soltanto i portafogli di qualcuno, non toglierà la fame nel mondo, anzi... l'aumenterà. Persone vecchie e curve nelle spalle, io le ascolto e credo in quello che mi dicono. E ripenso a quando ero bambino che correvo a rubare le fragolone nell'orto di Valerio. L'altro giorno in un Ipermercato mi sono lasciato tentare da un cestino di fragolone giganti. Non erano certo le solite fragole. Belle nel vedersi, ma senza sapore, personalità. Roba di serra, se tutto va bene, poi erano quasi tutte uguali. Ed ecco che mi viene una certa acquolina nel palato a pensare a quanto sono fortunato nel mangiarmi le fragoline di bosco; quelle piccole piccole e belle profumate, ne raccogli una manciata e te le porti alla bocca con una voglia... Da bambino, dopo le scorpacciate, me ne mettevo qualcuna sui denti, mia mamma mi diceva che combattevano il tartaro. Penso ai miei frutti che la montagna mi dona: fragoline, lamponi, more, mirtilli, sambuco, piante officinali come il timo selvatico, la santoreggia, le ortiche... Ora è di gran moda comperare prodotti biologici e curarsi con la omeopatia. Ben venga tutto ciò, ma non andate nelle stalle a mettere le mattonelle sui muri per paura che il latte sia sporco.
E' giusta l'igiene, ma quel latte caldo appena munto da mani sapienti io lo continuo a bere, rifiutando l'acqua colorata che si trova in commercio. E di tutto questo mi dispiace che l'uomo non si accorga che lo stanno manipolando. Ci stanno prendendo in giro solo per soldi, solo per quei portafogli ancora più gonfi di dollari ed euro. Ci trasformiamo perdendo la nostra identità. La gestualità, i ritmi di una vita trascorsa in un maso, in una fattoria, in campagna, sono finiti. Ed il brutto è che a quanti hanno voglia di continuare, quasi gli è negato. T'impongono quest'e quell'altro, alla fine chiudi baracca e burattini e mandi a quel paese tutta stà corsa al benessere che la Tivù ti fa vedere. Che bella una forma di formaggio pecorino messo a stagionare su asce di legno di faggio, strofinate con una goccia di olio d'oliva e girate con amore da mani sapienti a cadenza giusta.
Ed il pane, quello fatto in casa nel forno a legna, impastato di sudore e fatica. Appena lievitato e pronto per il forno, ecco fare la croce sul pane e via... una sfarinata sulla paletta e dentro al forno... Pane, formaggio, latte, farina, per non parlare di castagne ed altre bontà che nessun scienziato riuscirà a fare tali.
Beni preziosi della Natura.




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