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Luoghi del cibo

I CAVALIERI TEMPLARI A FORLI'

Un affascinante ristorante che si trova a Forli'.

Nonostante il nome - "La casa rusticale dei Cavalieri Templari" - non è l'ultimo film di Lina Wertmuller. È invece un affascinante ristorante che si trova a Forlì. Ovvero la città della Romagna che - guide gastronomiche alla mano - conta il minor numero di buoni ristoranti. Anche questo giovane locale dal nome chilometrico, non è l'astro nascente della ristorazione regionale, ma un luogo incredibilmente suggestivo dove si mangia più che dignitosamente. Insomma, se passata da Forlì merita senz'altro una sosta gastronomica. Se invece partite da Rimini per andarci appositamente, sappiate che più che il cibo quello che vale un viaggio è l'ambiente. E anche l'entusiasmo, la cortesia e la gentilezza dei giovani gestori. Un esempio: siamo gli ultimi ad andarcene, paghiamo con la carta di credito, ma non c'è più chi sa far funzionare il marchingegno per la riscossione elettronica. Con un sorriso e mille scuse ci dicono - a noi illustri sconosciuti - "pagherete la prossima volta". Bene, questa è professionalità, è attenzione al cliente che altrove, in casi analoghi, sarebbe costretto a vivere un momento di vero imbarazzo. Certi che sarete trattati benissimo, entrate allora nella Casa rusticale dei Cavalieri Templari (tel. 0543 701888). Il nome, per quanto lungo, non è casuale: la struttura è una duecentesca casa di sosta dei Templari. Successivamente divenne una chiesa e, dopo il XVIII secolo, una casa colonica. Adesso è un luogo di una piacevolezza senza pari: in alcuni angoli del locale sembra di immergersi in un'ambientazione medievale degna del Nome della Rosa (versione cinematografica). Girate, guardate, toccate e magari sorridete di qualche particolare non proprio filologicamente corretto, ma comunque simpatico. Poi sedete in giardino: al centro una pianta d'ulivo, alle pareti decorazioni di vetro piombato che rappresentano stemmi di vecchi casati europei, sopra di voi un bel pergolato. Sembra di essere ad un desco di altri tempi. Vi riconducono ai giorni nostri due particolari che andrebbero evitati: la pompa dell'acqua accatastata in un angolo del giardino e, per chi alza gli occhi, alcune protezioni di lamiera vecchia, ma non certo antica.
Il menu scritto racconta di piatti a cavallo tra tradizione e innovazione e di scelte che denotano attenzione. Una per tutte: la tagliata di manzo di Razza Romagnola (che è una delle razze da carne italiane più pregiate). La cucina è però giovane e, per quanto abbia un'impostazione interessante, ha ancora della strada da fare. A cominciare dalla leggerezza dei piatti: le nostre animelle coi lischi fritti sono decisamente untuosette e le tagliatelle con il guanciale regalano ben poco al palato oltre alla gravità della preparazione.
È buona l'idea delle sfogliatine al formaggio e carciofi, ma la scelta di un formaggio è coprente uccide ogni altro sapore.
Ci sono però anche cose decisamente riuscite come l'impeccabile risotto agli asparagi (cotto al punto giusto) o gli equilibrati cappelletti di coniglio dalla pasta un po' grossa, ma dai sapori freschi e puliti.
Il meglio sta comunque nella semplicità e nelle preparazioni che danno spazio alle materie prime. L'esempio è nelle riuscite e profumate costolette d'agnello pré-salé con carciofi. Accompagna la nostra cena il cestino del pane con saporita schiacciatina e corposa e fragrante piadina sempre calda. Chiusura con dolci semplici e gustosi: torta sbrisolona con crema calda e semifreddo di zabaione con crema di fragole.
Due parole sulla carta dei vini: interessante, inusuale, frutto di scelte e non di mode. Tra le diverse bottiglie si trovano anche quelle della piccola azienda Calonga che non solo è di proprietà del fratello di uno dei proprietari del ristorante, ma produce con passione diverse etichette promettenti. Per una cena, con bottiglia di vino da dividere in due, in questo angolo medievale di Forlì si spendono circa 60-65.000 lire.

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