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Taccuino dei Sapori

Gino Veronelli: il vino, la terra e la liberta'

Con la morte dello scrittore enogastronomico scompare una delle figure piu' attente al rapporto tra i buoni cibi e i bravi produttori, tra il vivere bene e il l'agricoltura con l'a maiuscola

C'e' un aneddoto tutto romagnolo, su Luigi Veronelli, sulla sua passione per i buoni cibi, per la terra, per chi sa dare vita e dignita' ai sapori. Ospite in un albergo a Marina Centro scende sul lungomare a fare due passi e si infila dal verduriere. Chiede frutta della Romagna, pesche di Cesena... E il verduriere dice di non sapere da dove viene la frutta... Allora Veronelli rimane stupito, indignato, di quanta poca importanza avessero i frutti piu' succosi della Romagna. Non era un gourmet da salotti, ma da botteghe, il piu' grande scrittore di cose di vino e di cibo scomparso di recente. Il primo che impugnando la penna abbia cercato di dare senso e dignita' al vino e ai prodotti della terra. L'unico che ha cercato di mantenere sempre saldo il legame non con i salotti della gastronomia, ma con le cantine, i campi, le aie... Con territorio. Non ha caso la sua ultima grande battaglia e' stata quella per le Denominazioni comunale, per legare davvero i prodotti ai luoghi dove nascono. Con Gino Veronelli (gia', per gli amici era Gino) se n'e' andato un modo di concepire il vino e la tavola legati alla persone, alla gente, ai lavoratori delle campagne. Scomodo, caparbio, ha inventato in Italia la critica enologica, ha dato dignita' allo scrivere di Sangiovese e di prosciutti, si e' schierato sempre con i contadini, con chi nella terra ci metteva le mani. Se di Veronelli e' famosa la frase "meglio il peggior vino del contadino del miglior vino dell'industria", meno nota nella sua biografia giovanile e' la condanna a sei mesi di carcere per istigazione alla rivolta dei vignaioli piemontesi oppressi da burocrazia e contrastati dai grandi monopoli. Altri tempi. Come altri tempi sono quelli delle trasmissioni televisive legate alla cultura del cibo e del vino delle quali Veronelli e' stato autore e promotore. Su tutte l'indimenticabile "A tavola alle sette" con Ave Ninchi. Tante delle battaglie dei gusto di oggi, tanti concetti acquisiti da chi "ne sa" di vino e di cibo sono state le battaglie di Veronelli: il concetto di "cru", le basse rese per ettaro a favore della qualita', la difesa dei vitigni autoctoni... Negli ultimi anni si era riappropriato delle proprie radici sociali e politiche, dell'anarchia di sempre, dando vita ad un movimento alternativo nelle produzioni agricole e del consumo: "Terra e liberta'/Critical wine. Sensibilita' planetarie e rivoluzione dei consumi". Cosi' si intitola una sorta di utopia sociale e gastronomica che ha dato vita a una serie di rassegne che hanno portato grandi nomi del vino in luoghi impensabili come il centro sociale Leoncavallo di Milano. "Terra e liberta'/Critical wine", e' anche il titolo di un volume curato anche da Veronelli e uscito per i tipi di Derive&Approdi.

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