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Taccuino dei Sapori

ITALIANI A TAVOLA

Fatti, misfatti e umorismo involontario degli italiani a tavola.

Forchetta, coltello, cucchiaio e telefonino. Questa è la moderna "mise en place", imposta dai clienti di quasi tutti i ristoranti italiani. Se vai a mangiare fuori e non hai il cellulare non sei nessuno. Se non si mastica bofonchiando a sole trecentoerottelire al minuto non c'è motivo di andare al ristorante.
Passiamo del gran tempo a raccontare fatti e misfatti dei ristoratori della riviera romagnola e del resto d'Italia. Ma per una volta - sottovoce - dobbiamo dire che ci vuole coraggio ad avere a che fare con i mille clienti che varcano la soglia di un locale.
D'altra parte, salvo rare eccezioni, siamo un popolo che sa tutto di tutto senza aver studiato nulla. E spesso perseguiamo con convinzione idee che abbiamo comprato da qualche parte, magari in svendita.
A ruota libera: "La cucina della nonna (o della mamma) è sempre la migliore". Io avevo una nonna che veniva da un ristorante abruzzese e in tavola si sentiva la mano felice, ma anche un'altra la cui cucina faceva rimpiangere le mense aziendali. Certe mamme di alcuni amici credono che il tempo di cottura degli spaghetti sia espresso in ore, non in minuti.
"Il Galestro è il vino più buono del mondo". Sentita a una cena di medici, ogni commento è superfluo.
"Conosco un posto dove si spende poco e si mangia da dio". Francamente non sappiamo che cosa mangi il Creatore, ma gli auguriamo di meglio.
"Ladri: quarantamila lire per un piatto di spaghetti". Omettendo che erano conditi con un astice intero e che al momento dell'ordinazione il prezzo era scritto sul menu.
"Mi dispiace di averti portato qui caro, credevo si mangiasse il pesce". Sentita in un ristorante di Rimini davanti a un menu con triglie, mazzancolle, capesante, astici, tonno, gamberi, scampi, salmone, rombi e branzini...
"Ma non poteva tenerlo un po' in frigo, siamo in estate..."Detta all'assaggio di un Barbaresco dell'86.
"C'è il posacenere, non è vietato fumare", e via una sigaretta dietro l'altra senza preoccuparsi del vicino che sta pasteggiando.
"Com'è che questo brut Franciacorta Bellavista costa tanto. Non è mica champagne..." Provi il cameriere a spiegare che il mondo è pieno di pessimi champagne e il brut Franciacorta Bellavista è una delle perle della spumantistica nazionale e internazionale. D'altra parte, in fatto di vini, ci si può aspettare davvero di tutto dai clienti italiani. Basti pensare che un ex presidente del Senato pasteggia regolarmente con l'Asti Spumante.
"Ma qui i piatti sono tutti diversi da quelli che mangiamo noi..." Sentita in un ristorante Cinese evidentemente scambiato per una pizzeria.
"In Francia (Olanda Belgio, Germania, Corea, non fa differenza...) ho mangiato malissimo. Non sanno cuocere gli spaghetti. Fanno una pizza alta e gommosa". Provare per una volta ad essere arabi e pretendere di mangiare il cous-cous cucinato in qualche trattoria del Pavese.
"Mi fa il cartoccino con quello che è rimasto che lo porto a casa al mio fufi (bubu, bobi, cicci o chicchessia)". Modo cretino per non dover cucinare per cena o modo gentile per dire che si è mangiato da cani?
In Francia, dove le cose della tavola e della cantina hanno un valore, le bottiglie di vino non finite vengono ritappate e portate via dal cliente. Ma non per farlo assaggiare al cane.
"Hai visto come qui è tutto genuino e fatto in casa. C'è persino il grasso rancido nel prosciutto, proprio come in quello di mio cugino che sta in campagna". Non fa ridere, ma l'abbiamo sentita davvero.

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