Tecnica, tattica & C.

Propedeutica all'insegnamento della battuta

di Davide Sartini

Davide Sartini e' stato uno dei tecnici del settore giovanile premiati durante la coach convention di Grosseto. Sartini, che allena le giovanili del Torre Pedrera, ha pure tenuto una relazione sulla 'propedeutica nell'insegnamento della battuta'. Baseball News la propone integralmente ai lettori, nella certezza di offrire un utile spunto sia ai tecnici delle giovanili, che a tutti gli appassionati in genere.

PROPEDEUTICA NELL'INSEGNAMENTO DELLA BATTUTA

di Davide Sartini

Ci sono tre cose che bisogna analizzare per costruire un percorso che porti all'acquisizione di un'abilità motoria come la battuta:
1. Che cosa si deve fare apprendere
2. Che tipo d'apprendimento si mette in gioco
3. Quali sono le tappe in cui si snoda quest'apprendimento

Che cosa si deve fare apprendere
La primissima domanda a cui dobbiamo rispondere naturalmente è: "che cosa dobbiamo concretamente insegnare con la battuta"? Nel rispondere a questa domanda bisogna definire esattamente quali sono gli obiettivi da raggiungere, obiettivi che devono essere, di fatto, valutabili per misurarne il grado di avvicinamento.
In definitiva bisogna stabilire che cosa ci fa oggettivamente dire che un soggetto ha appreso il fondamentale della battuta, quali sono gli elementi davvero valutabili che garantiscono l'acquisizione della tecnica della battuta.
E' solamente l'efficacia della battuta che può misurare sia il grado d'apprendimento sia il grado d'abilità della tecnica di battuta. Se definiamo e specifichiamo che cos'è una battuta efficace avremo stabilito gli obiettivi da raggiungere. L'efficacia della battuta sta nel sapere:

  • · Colpire la palla
  • · Colpire la palla in linea
  • · Produrre il massimo impulso di forza da trasmettere alla palla

C'è un'altra capacità più elevata che si deve fare appendere: saper adattare la propria abilità alle variabili situazionali. La palla da colpire non è ferma in una posizione ben precisa, ma si muove con traiettoria, velocità e rotazione sempre diversa, per cui bisogna ogni volta adattarsi alla nuova situazione.

Che tipo d'apprendimento si mette in gioco
L'apprendimento della battuta non può avvenire con una ripetizione meccanica e rigida del gesto, perché non sarebbe in grado di adattarsi ogni volta, ad una nuova situazione. Inoltre dovrà sollecitare quei mezzi che permettono di adattarsi costantemente alla variabilità situazionale.
In altre parole l'apprendimento della battuta deve avvenire in maniera plastica, capace, cioè, di auto-accomodarsi ad ogni cambiamento delle variabili esterne.
Un processo così elevato può avvenire solamente sotto il controllo e la spinta della sfera cognitiva, vale a dire a livello volontario e cosciente, e attraverso la "comprensione del problema". L'apprendimento cognitivo infatti, si sviluppa per mezzo del lavoro psicomotorio induttivo, che induce e non fornisce le risposte giuste ad ogni situazione.

Quali sono le tappe in cui si snoda quest'apprendimento
Un qualsiasi apprendimento cognitivo, opera attraverso il processo di "adattamento" che si attua con una duplice azione: l'assimilazione di un flusso d'informazioni che dall'ambiente va verso il soggetto e l'accomodamento tra la propria struttura e le informazioni dell'ambiente (Legge dell'equilibrio di Piaget).
Per mezzo del funzionamento complementare dei due processi d'assimilazione-accomodamento, la funzione d'aggiustamento permette di effettuare le giuste associazioni tra le informazioni prese dalla nuova situazione e l'esperienza precedentemente vissuta dal soggetto.
La funzione d'interiorizzazione invece permette di centrare sul corpo una forma di attenzione percettiva utilizzando le informazioni cinestesiche che da esso provengono. La funzione d'interiorizzazione inizialmente stimola la presa di coscienza delle informazioni propriocettive e successivamente le porta a livello consapevole. Quando l'immagine del movimento e le sensazioni cinestesiche che provengono dalla sua esecuzione, si sovrappongono è avvenuta l'interiorizzazione di una condotta.
Il processo che porta alla stabilizzazione plastica di una nuova abilità motoria utilizzando le due funzioni sopra descritte, distingue tre fasi:

  • -La fase esplorativa, nel corso della quale il soggetto è messo in contatto con il problema da risolvere. E' la fase di maggior importanza per la comprensione della situazione. Tramite tentativi sperimentali per prova ed errori l'individuo cerca di collegare le proprie strutture alla situazione nuovo. Quando ciò avviene la comprensione di una situazione è acquisita. In questa fase l'attenzione cosciente è accentrata sulle informazioni esterocettive e sullo scopo da raggiungere.

  • -La fase di dissociazione. Dopo che il soggetto ha messo in relazione lo scopo da raggiungere con le proprie esperienze vissute giungendo alla comprensione del problema, deve passare dalla conoscenza di tale scopo, alla possibilità di poter programmare con precisione le differenti azioni muscolari che permettono di raggiungere l'obiettivo fissato. Ciò avviene con la presa di coscienza dell'atto attraverso la messa in gioco della funzione d'interiorizzazione. L'attenzione non è più incentrata sullo scopo ma sul corpo per permettere alle informazioni propriocettive di diventare coscienti.

  • -La fase di stabilizzazione degli automatismi. Una volta interiorizzato, il nuovo atto viene fissato in automatismo attraverso la ripetizione. In questa fase l'attenzione cosciente non interviene più sull'organizzazione interna ma ritorna sullo scopo da raggiungere. Il controllo volontario non interviene più sui singoli dettagli d'esecuzione che sono già acquisiti, ma vigila e controlla l'automatismo in modo da poterlo rimaneggiare in funzione delle condizioni variabili esterne. Ciò permette di fissare in maniera plastica e flessibile un automatismo.

Schema di lavoro pratico

Tutto ciò che fino ad ora è stato esposto deve confluire nel percorso propedeutico che si deve costruire per insegnare la battuta.
La scelta della situazione deve tenere conto dell'esperienza anteriore del soggetto in funzione della complessità della situazione che si vuole proporre in modo che non risulti ne troppo facile ne troppo complicata. E' importante stabilire bene lo scopo da raggiungere e che il soggetto abbia la possibilità di autocontrollarlo.

PRIMO PERIODO

Il primo approccio con la battuta, deve avvenire semplificando al massimo la situazione e serve solamente per dare un orientamento verso ciò che deve essere fatto. In questa fase d'approccio la richiesta del compito che si fa all'allievo è molto semplice: "Cercate di colpire la pallina nella maniera che vi viene più naturale".
Solitamente dura un paio di settimane, quattro o sei sedute al massimo e incomincia sempre col chiedere all'allievo di colpire con la mazza una pallina posta sul batting tee. Annullare il fattore tempismo utilizzando la battuta sul tee porta velocemente, in un paio di sedute, a capire come utilizzare la mazza per colpire la pallina. Quindi si alterna la battuta sul tee con altre tre situazioni, due delle quali introducono il fattore movimento della pallina nella maniera più elementare. A questo punto si lavora con quattro situazioni:

  • -battuta sul tee
  • -battuta sul tee con ginocchio a terra
  • -slow toss
  • -slow toss ginocchio a terra

Supponiamo ad esempio che questa fase duri sei sedute (due o tre settimane) e che ad ogni seduta si facciano battere 15 palline per 2 volte o 20 per una volta. Uno schema di applicazione potrebbe essere questo:

  • Seduta n.1 Battuta sul tee
  • Seduta n.2 Battuta sul tee
  • Seduta n.3 Slow toss
  • Seduta n.4 Battuta sul tee con ginocchio a terra
  • Seduta n.5 Slow toss
  • Seduta n.6 Slow toss con ginocchio a terra

In questa fase l'istruttore deve fornire all'allievo solamente dei chiarimenti di natura generale:

  • "Se guardi la pallina fino al momento in cui la colpisci è più facile prenderla".
  • "Se stai troppo lontano dal tee non arrivi a colpirla".
  • "Se stai troppo vicino al tee la colpisci con il manico della mazza".
  • "Se aspetti troppo a colpire la pallina non fai più in tempo perché è già passata".
  • "Se non dai il tempo alla pallina di arrivare a te non riesci a colpirla".
  • "Ricordati che è la mazza che si deve muovere per colpire la pallina, tu puoi rimanere fermo".

E' sufficiente la novità della situazione e dei nuovi attrezzi da utilizzare per rendere interessante e piacevole (solamente per le prime due settimane) le proposte utilizzate.
Ricordo che l'unica richiesta che fa l'istruttore è di colpire la palla, senza preoccuparsi della traiettoria, della direzione, del modo, (possiamo chiamarle battute libere), perché deve dare all'allievo solo l'idea generale di quello che si andrà a fare più avanti.

SECONDO PERIODO

Dopo questo breve periodo di approccio, inizia il lavoro vero e proprio d'induzione da parte dell'allievo in cui la funzione di aggiustamento è la protagonista di ogni situazione. In questa fase bisogna passare dall'ottenimento di un risultato qualunque all'ottenimento di un risultato ben preciso.
L'utilizzo di uno screen come bersaglio posto ad una certa distanza dal battitore e di palline whiffle-ball, risolve contemporaneamente sia il problema di produrre un massimo impulso di forza sia di colpire la pallina in modo da provocare una traiettoria lineare.
La situazione problema proposta all'allievo utilizzando questi supporti è la seguente: "devi cercare di battere la pallina in modo che raggiunga lo screen in maniera diretta." I criteri che hanno portato alla scelta di questa situazione problema base, sono questi:
-Lo screen, 1,5 per 2 metri circa, posto ad una distanza variabile dai 6 ai 9 metri, offre una zona bersaglio che praticamente rappresenta la zona in cui una pallina colpita correttamente deve passare per ottenere una traiettoria lineare.
-Utilizzare una pallina così leggera che deve percorrere una certa distanza, impone l'utilizzo di una buona quantità di forza. (Produrre un massimo impulso di forza o quasi).
L'altro problema che si pone è quello di mantenere alto l'interesse per le situazioni proposte, dato che si passa da uno stato di battute libere, ad uno stadio di massima concentrazione in cui la volontà cosciente di quello che si sta facendo deve essere sempre elevata.
Per ottenere ciò ho impostato il lavoro sotto forma di gioco e di competizione. In base al numero di screen che l'allievo colpisce in maniera diretta, gli vengono date un certo numero baseball card (figurine di baseball americane). Ad esempio, un allievo ha a disposizione 20 palline da battere contro uno screen, gli sarà data una figurina ogni tre screen che riuscirà a colpire.
In questo modo lo stimolo di vincere una figurina fa mantenere sempre elevata la concentrazione e l'interesse verso ciò che si sta facendo.
In più é possibile dare una valutazione oggettiva al lavoro, poiché annotando per ogni allievo il numero di screen ottenuti per ogni esercizio, si può controllare nel corso del tempo sia i miglioramenti per ogni allievo, sia il livello d'interesse per il lavoro svolto.

Gli esercizi devono essere sistematicamente alternati in modo che le risposte motorie non si cristallizzino in funzione dell'esercizio stesso, ma al contrario siano il frutto di un accomodamento plastico. In questo modo ogni volta si rimette in moto quel meccanismo di scoperta che porta a capire dove e come va colpita la pallina.
In questo secondo periodo il lavoro pratico è diviso in due diversi momenti ciascuno dei quali ha una durata minima di un mese. Per ciascuno di questi stadi vengono scelti cinque o sei esercizi di battuta da fare ruotare sistematicamente in base al grado di difficoltà e in base a ciò che quello stadio deve fare comprendere.

Lavoro pratico nel primo stadio
Con il lavoro di questo primo stadio l'allievo deve arrivare a capire quale posizione deve avere la pallina rispetto al corpo nel momento in cui viene colpita, ossia deve capire che non si ottiene lo stesso risultato se si colpisce una pallina più avanti o più indietro, più vicino o più lontano dal proprio corpo.
A questo scopo ho scelto cinque esercizi di battuta in cui la pallina si pone all'allievo in altrettanti differenti modi. La rotazione è la seguente:

1. Battuta sul tee
2. Slow toss
3. Battuta sul tee con ginocchio a terra
4. Toss lungo
5. Slow toss con ginocchio a terra

Negli esercizi in cui la pallina è posta su un tee, sarà compito dell'allievo trovare la giusta distanza per colpire la pallina in modo che vada dritta nello screen. Mentre per gli altri esercizi è compito dell'istruttore tirare la pallina nella posizione ottimale in cui deve essere colpita per ottenere una linea centrale verso il bersaglio.
In questa fase l'istruttore deve attirare l'attenzione dell'allievo sull'importanza di colpire la pallina ad una giusta distanza, al fine di poterla mandare centralmente.

Lavoro pratico nel secondo stadio
Man mano che l'allievo prende coscienza del rapporto distanza pallina efficacia della battuta, le singole azioni muscolari sono sempre più precise in quanto si sta realizzando un ottimo aggiustamento. E' arrivato quindi il momento di porre l'attenzione sul proprio corpo per far prendere coscienza dei caratteri di specificità della battuta.
L'allievo passa gradualmente dalla comprensione del concetto di "dove colpire la pallina", al concetto di "come colpire la pallina".
In questa fase utilizzo un gruppo di cinque esercizi di battuta, alcuni diversi rispetto ai precedenti, in questa rotazione:

1. Slow toss
2. Tiro frontale corto
3. Battuta sul tee con passo
4. Slow toss da dietro
5. Toss lungo

Lo screen bersaglio viene spostato un paio di metri più lontano dal battitore rispetto alla fase precedente, in modo che l'estrinsecazione dell'impulso di forza sia più accentuato.
Con l'utilizzo di questo blocco d'esercizi un po' più impegnativi, si consolida la presa di coscienza della posizione ottimale in cui va colpita la pallina e contemporaneamente comincia a svilupparsi la presa di coscienza dei caratteri che determinano la giusta forza al movimento
Il compito dell'istruttore in questa fase, consiste nel far porre l'attenzione dell'allievo su come le varie parti del corpo intervengono nel dosare e nel dirigere la forza prodotta. In questa fase l'istruttore deve essere molto attento a calibrare gli interventi per non confondere troppo l'allievo con un'eccessiva dose d'informazioni. Dovrà personalizzarli ed adattanrli al livello motorio dell'allievo.
Questo secondo stadio necessita di un tempo maggiore rispetto al precedente che dipende dalla capacità dell'allievo di attivare la funzione d'interiorizzazione.

TERZO PERIODO

Sul finire del secondo periodo il controllo motorio è molto preciso perché le informazioni cinestesiche vengono comprese sempre meglio e quindi sono utilizzate per un eventuale accomodamento. La struttura motoria portante che determina l'azione di battuta è stata compresa ed interiorizzata per cui l'attenzione cosciente si può distogliere dal proprio corpo e passare al controllo delle variabili situazionali in modo da stabilizzare l'automatismo in maniera plastica.
Nella battuta le variabili situazionali sono date dalle differenti posizioni e velocità della pallina lanciata.
A questo punto è soltanto con l'utilizzo del tiro frontale corto che si riesce a variare velocità e posizione della pallina. Utilizzando la battuta sul tee e lo slow toss si possono tuttavia creare le situazioni di palla interna e palla esterna, mentre con il toss lungo si può variare la velocità del tiro. Non è più possibile però utilizzare lo screen bersaglio, perché la direzione della battuta adesso deve variare secondo la posizione della pallina.
Utilizzo per questo periodo due diverse rotazioni d'esercizi.

Prima rotazione (2 4 settimane)

1. Battuta sul tee
2. Tiro frontale corto
3. Slow toss
4. Tiro frontale corto
5. Toss lungo
6. Tiro frontale corto

Seconda rotazione (almeno 3 settimane)

1. Battuta sul tee, seguito da tiro frontale corto
2. Slow toss, seguito do tiro frontale corto
3. Toss lungo, seguito da tiro frontale corto

In questa fase le proposte vengono utilizzate nel seguente modo:
-Battute sul tee; si colloca il tee, rispetto al battitore, in tre differenti posizioni: centrale, arretrato ed esterno, avanzato ed interno.
-Slow toss; anche qui si tirano le palline in tre differenti posizioni: centrale, esterna e più indietro, interna e più avanti.
Per questi due esercizi utilizzo 7 ripetizioni per ogni posizione della pallina nella prima rotazione e 5 ripetizioni nella seconda rotazione.
-toss lungo; si tirano le palline con tre differenti gradi di velocità: medio, alto lento. Anche qui 7 ripetizioni per ogni velocità nella prima rotazione e 5 ripetizioni nella seconda.
-Tiro frontale corto; si tirano 5 palle centrali, 5 palle esterne, 5 palle interne e 10 palle in maniera casuale. Sulle ultime 10 palline l'allievo deve valutare la traiettoria del lancio e colpire la pallina di conseguenza; palla interna verso sinistra, palla esterna verso destra, palla centrale verso il centro.
In questa fase il ruolo principale dell'istruttore è di fornire i supporti con precisione in modo che l'allievo possa decifrare agevolmente ed autonomamente la situazione contingente. L'istruttore deve limitarsi ad attirare l'attenzione dell'allievo sulle variabili situazionali in modo da abituarlo a reagire secondo il caso e non in maniera standard.

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