Storia & Storie.

Nolan Ryan : Il piu' grande di tutti - in paradiso con gli angeli ( seconda parte )

Gilberto Pierdicca

Nolan RyanLa cessione di Nolan Ryan ai California Angels, di stanza al Big A di Anaheim nella parte meridionale di Los Angeles, si rivelo' ben presto l'affare più sciagurato nella storia dei New York Mets. Già dalla sua stagione d'esordio con California, nel 1972, pur in una lega storicamente meno favorevole ai lanciatori rispetto alla National League, Nolan "mise assieme" dei numeri da punto esclamativo : 19 vittorie, 2.28 di media pgl, un record di 329 strikeout in 284 riprese, un'infinitesima media battuta di 171 (sic!) lasciata ai battitori avversari contro di lui. Ryan fu per ben 8 stagioni (dal '72 al '79) l'autentico idolo degli Angels : in 3 occasioni riusci' nell'impresa (fantastica per l'American League) di chiudere con un pgl inferiore a 3 (2.28 nel '72, 2.89 nel '73, 2.77 nel '77), conquisto' qualcosa come 138 vittorie (una media di oltre 17 a stagione) arrivando oltre la magica soglia delle 20 nel '73 (21) e nel '74 (22), in una squadra che in entrambe le occasioni termino' all'ultimo posto della division. Contro di lui gli avversari non andarono mai oltre una media battuta annuale di 220, con un minimo come gia' ricordato di 171 nel 1972. Forse la giovane generazione dei tifosi potra' ricordare Nolan come il "Big Tex" dei Rangers con il suo magico numero 34, ma le fondamenta di una carriera leggendaria furono certamente gettate con 8 stagioni indimenticabili ad Anaheim, indossando la casacca numero 30. Con California Ryan lancio' anche ben 4 delle sue incredibili 7 no-hit in carriera ; la prima il 15 maggio 1973 a Kansas City (3 a 0, ovviamente 9 riprese, 0 valide, 3 basi, 12 K) fu vista solo da 9265 fortunati spettatori in una serata freddissima e piovosa. La seconda, esattamente 2 mesi dopo (15 luglio 1973) mando' in visibilio una platea di ben 41411 spettatori al Tiger Stadium di Detroit (6 a 0, 4 basi, 17 K) ; la terza, finalmente in casa, arrivo' il 28 settembre 1974 contro Minnesota (4 a 0, 8 basi, 15 K) ; l'ultima con gli Angels fu datata 1° giugno 1975, ancora in casa contro Baltimora (1 a 0, 4 basi, 9 K)... ironia della sorte, per le sue prestazioni piu' dominanti (come se queste fossero "sciocchezze") bisognera' aspettare gli anni della maturita'.
Furono due i fattori chiave a giocare a favore di Ryan immediatamente dopo il suo arrivo agli Angels : innanzi tutto la fine del servizio militare (allora obbligatorio) che tanti problemi gli aveva causato a New York, ma soprattutto il periodo storico attraversato dagli Angels in quegli anni. Una squadra in piena ricostruzione, in un vero e proprio periodo di transizione, pote' permettersi il lusso di concedere ad un pitcher giovane ed inesperto una vera e propria "marea" di inning e di partite da "starter". Gia' nella prima stagione con California nel 1972 Nolan lancio' 284 riprese, ossia quasi il doppio di quante ne aveva al massimo avute in ogni singola annata con i Mets. Il veterano e "paterno" pitching-coach Tom Morgan fu al suo fianco sin dall'inizio, aiutandolo in maniera esemplare a "limare" gli eccessi della sua potenza; Ryan beneficio' anche dell'affiatamento con il suo catcher Jeff Torborg (piu' avanti manager con i White Sox ed i Mets), nonche' dell'esperienza del coach John Roseboro, ex-catcher dei Dodgers che gia' aveva avuto a che fare con gli analoghi problemi di inizio carriera del "lancia-fiamme" Sandy Koufax.
Ryan penso' a lungo di aver trovato la sistemazione definitiva della sua carriera, anche se non lo disse mai esplicitamente sentiva la possibilita' di chiudere un giorno la carriera con la stessa organizzazione che gli aveva dato fiducia. Era gia' il giocatore simbolo di una squadra, dell'intera storia di una franchigia ; eppure ad una settimana dal termine della stagione 1979 il general -manager degli Angels Buzzie Bavasi pronuncio' le parole entrate (purtroppo per lui) nella storia: "non possiamo permetterci il lusso di offrire un contratto di un milione di dollari a stagione, magari per 3 o piu' anni, ad un pitcher ormai veterano arrivato gia' alla soglia delle 32 primavere". Oltre 60.000 spettatori salutarono Nolan al Big A di Anaheim il 28 settembre 1979 per la sua ultimissima partita con la casacca degli Angels ; Ryan lancera' ancora da numero 1 per "sole" altre 14 stagioni. Dopo la sua ultima "no-hit", il 1° maggio 1991, Buzzie Bavasi gli spedi' uno scherzoso telegramma: "Nolan, ho gia' ammesso pubblicamente che nel'79 ho fatto lo sbaglio piu' atroce della mia vita; dopo 12 anni potresti anche smettere di ricordarmelo!".

San Diego (California): venerdi' 17 settembre 1993

Dopo 16 giorni, la mia splendida vacanza californiana era ormai agli sgoccioli. Decisi di riservare a quel venerdi' cosi' promettente la mattina piu' rilassante e riflessiva della mia vita: gia', rilassante per modo di dire... una passeggiata senza fine sulla spiaggia a due passi dall'Oceano, da nord a sud e ritorno. Cinque ore di camminata quasi ininterrotta, con il solito sole cosi' splendido ed abbagliante come contorno, l'aria tersa e limpida, priva di umidita', il vento piu' che apprezzabile: cuocersi al sole e battere i denti senza la maglietta all'ombra, questa e' San Diego a fine estate. Li', senza saperlo, stavo trovando uno scenario esattamente contrario a quello che mi avrebbe proposto l'indimenticabile serata "baseballistica": bella gente ovunque, bikini, surf, roller, ognuno alle prese con i suoi pensieri personali, 1000 persone, 1000 emozioni diverse. Li', in quell'ennesimo scenario paradisiaco, con una vecchia canzone di Lucio Dalla sparata nelle cuffie ( ...ma l'America e' lontana, dall'altra parte della Luna...) provai forse la sensazione di solitudine piu' profonda della mia vita: era tempo di tornare alla base e preparare la trasferta ad Anaheim, dall'altra parte della Luna tutte le persone che conoscevo e che mi erano care mettevano gia' la testa su un cuscino.
Partimmo da San Diego verso nord, con la solita fiammante Mercedes, in inaspettato anticipo verso le 3 del pomeriggio: capii piu' tardi il perche' di tutto questo. La moglie di Gar, al secolo Victoria, ci impose una bella deviazione per Santa Monica, destinazione la casa di una sua amica : sempre sud di Los Angeles, d'accordo, ma non dimenticate che L.A. e' una regione, non una citta'. In poche parole alle 6 di sera eravamo ancora nel posto sbagliato, a parlare (loro) di merletti e di lustrini; piu' tardi in macchina, mentre il fumo gia' mi usciva dalle orecchie per la rabbia, la radio diede un miracoloso annuncio: "la partita di questa sera fra gli Angels ed i Rangers, che vedra' sul monte per Texas Nolan Ryan in una delle ultimissime apparizioni della sua carriera, e' stata posticipata alle 7 e 35 per esigenze televisive". Trenta minuti in piu' che ci avrebbero salvato. Non avete capito male, negli States le partite di baseball serali iniziano tutte a quell'ora : 7.05, 7.35, molto raramente alle 8.05 (non chiedetemi il perche' di quei 5 minutini cosi' pittoreschi). Non e' un'idea malvagia : la gente consuma la cena direttamente allo stadio, e soprattutto con la partita che alle 10 e' abbondantemente terminata evita di riservare allo sport un'intera serata. Purtroppo da noi non funzionerebbe mai, neppure nel calcio.
Arrivammo alle 7.20 al Big A di Anaheim: il parcheggio era strapieno, lo stadio (anche da fuori) cosi' bello e luminoso da far quasi rabbia in confronto ai nostri teatrini del batti e corri. Ricordo un bambino che si incamminava verso l'entrata, mano al padre, con una splendida maglietta: stampato in fotografia, davanti e dietro, un pitcher degli Angels con la maglia numero 30. Su di lui aveva solo sentito leggende vecchie di vent'anni, quasi sicuramente non lo aveva mai visto lanciare dal vivo: quella sera, sarebbe stata la prima volta.

(2) continua

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