Storia & Storie.

29 luglio 2004 - "Tonno", uno di noi : un ricordo di Alberto Tonelli

Andrea Farabegoli

La notizia riguarda la grande vittoria nella regular season del campionato provinciale amatori di softball fast pitch da parte degli All Blacks Bologna. Una vittoria netta che non era mai stata conseguita dal team bolognese. Ma trattandosi di una disciplina sportiva poco seguita, addirittura giocata a livello amatoriale, la notizia desta poco interesse.
La cronaca racconta di dodici partite giocate con grande intensita' e passione, spettacolari, combattute fino all’ultimo out, alcune forse noiose, ma sempre giocate con ardore. Gli All Blacks le hanno vinte tutte e questo segna una tappa storica per loro. Ma chi altri puo' essere interessato alle medie battuta o alle prestazioni difensive di un gruppo di amatori del batti e corri bolognese?
La storia da raccontare spiega perche' gli All Blacks hanno portato a termine la loro impresa. E’ una storia di sentimenti ed amicizia e forse per questo puo' interessare qualcuno. E’ una storia che comincia un venerdi' sera del dicembre scorso e parla di Alberto Tonelli, "Tonno" per gli amici.
Tra i suoi amici ci sono gli All Blacks di cui lui e' il coach, l’organizzatore, l’ispiratore, il trascinatore, l’anima. Un gruppo di amatori veraci: pochi arrivano dal baseball giocato, altri hanno esperienza di pallavolo o di football americano, come Tonno. I piu' vengono dalla vita sedentaria di tutti i giorni. Un gruppo eterogeneo cementato, in undici anni di storia, dalla passione e dall’entusiasmo del loro leader.
Una delle attivita' piu' stressanti per chi organizza una squadra di amatori e' quella di riuscire ad avere una decina di giocatori in campo all’inizio della partita. Tonno si vantava che nel roster della squadra poteva contare anche sulle "riserve a casa": un gruppo di amici che a baseball giocavano solo con la play-station, ma che, se chiamati d’urgenza, erano pronti a correre al campo a tappare i buchi. Il loro utilizzo pero' non e' mai stato accertato e gli unici buchi che risulta abbiano tappato riguardano i posti a tavola nelle cene di fine o inizio stagione. Ma anche di loro Tonno era orgoglioso.
L’attivita' degli All Blacks si sviluppa nell’arco dell’intero anno: in autunno/inverno qualcuno si allena una volta alla settimana in palestra, in primavera/estate si gioca (ovviamente senza piu' allenamenti perche' sarebbe troppo impegnativo). Quel venerdi' sera di dicembre 2003 Tonno stava rientrando a casa proprio dall’allenamento e dalla successiva, inevitabile, visita in pizzeria. Era nella sua piccola auto che indossava come un vestito stretto. Il suo fisico, alto e massiccio, all’improvviso e' rimasto avvolto nelle lamiere distrutte da un terribile schianto. Si racconta dello stupore dei Vigili del Fuoco, dopo un’ora e mezza di frenetico lavoro, nell’estrarlo ancora vivo.
Tra innumerevoli operazioni, l’alternanza di speranza e disperazione, complicazioni di ogni genere, Tonno e' arrivato all’inizio del campionato immobilizzato in un letto speciale del reparto rianimazione al Maggiore di Bologna. Tutto quello che poteva muovere erano gli occhi. Due pupille ferocemente arrabbiate perche' il leone in gabbia non poteva essere in campo, come tutte le altre volte, con i compagni di sempre. Quel 6 di aprile gli All Blacks sono arrivati a Casteldebole alla spicciolata come sempre. Ma rispetto alle altre volte nessuno e' arrivato all’ultimo momento. E nessuno ha avuto bisogno di ricevere la telefonata dell’ultima ora per ricordarsi dell’appuntamento. E c’erano tutti. Piu' di venti "tutti neri" in campo, tutti a scaldarsi nonostante solo nove avrebbero giocato. Tutti concentrati, pronti a dare il meglio di se'. Non era stata necessaria una convocazione, tutti sapevano che quella sera avrebbero dovuto essere presenti.
Nessuno aveva parlato o chiesto notizie di Tonno. Forse gli uomini sono fatti cosi': nei momenti importanti non e' necessario parlare, si agisce. La squadra avversaria e' rimasta annichilita nel vedere tanta gente seduta sulla panchina opposta. Se nello sport, oltre alla prestanza atletica, incide anche un poco la psicologia, forse e' stata questa l’arma segreta che ha permesso agli All Blacks di vincere tante partite. "Contro quante squadre dobbiamo giocare stasera?" ha chiesto stupito (e forse impaurito) un prima base. E mentre gli All Blacks macinavano vittorie, Tonno lottava per la vita: ha preso un virus ... l"intestino ha ripreso a funzionare ... la pressione e' crollata ... Paolo e "Benzina" preferivano ignorare le informazioni dei medici: "siamo noi con le nostre vittorie a tenere in vita Tonno" dicevano.
La partita del 21 giugno era la piu' sentita. Gli All Blacks dovevano incontrare il Majorcastle, indiscusso vincitore delle ultime tre edizioni del campionato, che annovera nomi noti nel gotha del baseball italiano: Dall’Ospedale, Russo, i due fratelli Collina. Gli All Blacks erano intimoriti e infatti, al termine del primo inning, erano sotto di quattro punti.
Poteva Tonno arrendersi senza lottare? E’ possibile credere che sia sceso in campo e abbia guidato le mazze dei suoi compagni contro i lanci di Mirandola? Chi puo' dirlo, ma chi ha assistito all’incontro ricordera' come i "tutti neri" abbiano battuto in un crescendo lirico valide su valide, mentre il Majorcastle sprofondava sempre piu' nervosamente. Il dito rotto di "Daniels", gli stiramenti di Paolo e "Daniele bis" o la distorsione alla caviglia di "Benza" aiutano a capire quanto successe in campo? Forse aiuta di piu' il punteggio finale di 18 a 7 e giustifica la gioia degli All Blacks che in pizzeria trovarono il coraggio di brindare apertamente al loro amico ferito. E a vagheggiare sulla possibilita' che potesse vincere anche lui la sua difficile partita. Il giorno successivo a una simile impresa (anche meno eclatante) Tonno avrebbe mandato un sms a tutta la squadra con parole d’amore. Li avrebbe ringraziati tutti per la grande gioia che gli avevano regalato.
La mattina del 22 giugno tutta la squadra ricevette un sms, ma era di Daniele che diceva: "E’ finita. Il coach ci saluta tutti". Non erano le vittorie degli All Blacks a tenere in vita Tonno, era l’attaccamento alla vita di Tonno a farli essere invincibili. E adesso? Ora che gli avevano regalato la vittoria piu' bella, da lui presa e portata nell’ultimo viaggio chissa' dove, che ne sarebbe stato degli All Blacks?
La risposta poteva darla solo il Principe, la squadra rivale per antonomasia, la piu' blasonata. Quella dei fratelli Brusa e Carnevali, di Viesti, Zani, Trasforini, Cavallieri e Co. Nomi noti forse solo agli amanti del baseball, ma che a questi incutono timore reverenziale. Nomi non sempre presenti nel roster del Principe, a meno che non si debbano incontrare gli All Blacks. Una bella rivalita' consolidata negli anni che ha sempre premiato la squadra piu' tecnica: il Principe. Anche in questa ultima di campionato, a ranghi completi, i "nobili" bolognesi non erano in vena di regali. Al terzo inning, invece, erano gli All Blacks, con un errore di assistenza, a regalare il primo punto agli avversari. A sorpresa Max, a cui era toccato coprire il ruolo di coach, aveva schierato in pedana di lancio l’eclettico Vincenzo, preferendolo al piu' tecnico Tana. Ma al quinto Vic doveva subire un solo homer di Carnevali che portava il Principe avanti 2 a 0. In attacco gli All Blacks erano scarichi. In cinque inning non erano andati oltre la seconda base. Tonno aveva smesso di lottare. Ma all’ultimo inning gli All Blacks devono aver capito che non era vero. Dovunque fosse il loro capo, il loro amico, la loro anima, non poteva essersi arreso. E le sue urla devono essersi fatte sentire se la battuta di Carmen sull’interbase, che sbagliava la presa, si e' trasformata in un doppio. Un altro doppio pulito di Paolo all’esterno sinistro portava a casa il punto del due a uno e lo stesso Paolo pareggiava spinto a casa dalla potente smazzata di Andrea B. Nel proseguio dell’azione Tambo, dal box del suggeritore, ha cercato di fermare in seconda la corsa di Andrea, ma lui no, ha continuato caparbiamente fino a giungere salvo in terza trascinato dal tifo dei compagni di squadra. Due out, un uomo in terza, Gil alla battuta e una strana atmosfera in campo. Poteva non nascerne una battuta vincente che portasse a casa l’uomo in terza? Ma non era ancora finita: gli All Blacks erano incredibilmente avanti tre a due e al Principe mancava l’ultimo attacco per recuperare un misero punto. Ce l’hanno messa tutta, portando anche un uomo in seconda, in zona punto. Ma qualcuno credeva veramente che potessero battere gli All Blacks di Tonno? Quello che questa storia ha di incredibile e' che e' una storia vera. E’ una storia di uomini maturi: Tonno si divertiva a dire che per giocare in diamante con gli All Blacks bisognava aver compiuto almeno quarant’anni. Tonno ne aveva quarantaquattro.

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