Storia & Storie.

22 luglio 2004 - Olimpia, mito e storia : da Pindaro a Ifito re dell'Elide, fino alla "intuizione" di De Coubertin

Michele Dodde

Dopo la cocente delusione patita per gli Europei 2004 di Calcio, agli sportivi italiani non resta ora che incominciare ad inebriarsi del sacro fuoco di Olimpia sperando in un medagliere che sia pronto ad accogliere qualche medaglia in piu' per privilegiare un azzurro foriero di mentalita' sportiva e stile. Cosi' il simbolo dell’Olimpiade, la fiaccola inventata dai tedeschi nel 1936 per i giochi del Terzo Reich, partita lo scorso 3 giugno da Olimpia ed arrivata a Roma il 28 per poi proseguire attraverso l’intera Europa e giungere ad Atene il 13 agosto dopo aver percorso circa 78mila km. toccando i cinque continenti, emotivamente e' destinata a rappresentare il visivo testimone ed il sublimale messaggio dell’idea linfa della Olimpiade sempre volta a delineare la necessita' e la vitalita' di una moderna echeche'ria, ovvero l’affermazione della tregua sacra nella continuazione "di un dialogo tra uomini che meno di altri si fanno suggestionare da barriere e schieramenti".
Durante la cerimonia di apertura della 28^ edizione dei Giochi moderni, certamente le musiche che accompagneranno le scenografie saranno quelle del musicista greco Vangelis, ma difficilmente le stesse potranno superare in suggestione quelle che egli stesso profuse nella colonna sonora del film cult "Momenti di Gloria" del regista inglese Hugh Hudson che, formatosi alla scuola degli spot pubblicitari, seppe nel 1981 rievocare con notevole gusto per l’enfatizzazione delle immagini, nella perfetta ricostruzione storica, la rievocazione dell’eroica impresa sportiva dei velocisti inglesi Harold Abrahams (100 mt.) ed Eric Liddel (400 mt.) che conquistarono contro ogni pronostico le medaglie d’oro alle Olimpiadi di Parigi del 1924.
Storia antica dunque questa dei Giochi olimpici e fantasiose ed accattivanti le leggende inerenti la nascita degli stessi. Quella che piu' inebriava gli abitanti dell’Elide, regione dove si trovava il santuario di Olimpia dedicato a Zeus, diceva che l’origine dei Giochi andava attribuita proprio ad Urano ed a suo figlio Zeus che in quel luogo avrebbero gareggiato per aggiudicarsi il premio di dominare l’universo. Una seconda leggenda invece indicava quale ideatore il re Eracle Ideo che li faceva svolgere per onorare i suoi cinque fratelli. Un’altra, quella tramandata da Pindaro, narrava che ad organizzarli fu Pelope per conquistare il diritto di sposare Ippodamia, figlia del re Enomao. Quella comunque universalmente accettata perche' certamente piu' suggestiva per i contenuti etici, e' quella di Ifito, re dell’Elide, che consigliato da Licurgo e Cleostene al fine di individuare una soluzione atta a porre fine alle sanguinose guerre che destabilizzavano la Grecia, decreto' la loro istituzione in onore di Zeus e l’auspicata sospensione di qualsiasi attivita' bellica durante il loro svolgimento.
Correva l’anno 776 a.C. e da allora, ogni quattro anni, con alterne vicende che caratterizzarono la durata e la partecipazione, i Giochi vennero celebrati sino al 392 d.C. quando l’imperatore Teodosio con il suo involuto editto emanato in Costantinopoli l’8 novembre, avendo ravvisato in essi e nelle manifestazioni collaterali (riti, balli e feste di ogni genere) i piu' ampi principi pagani, li soppresse. Erano state organizzate in 1168 anni ben 292 edizioni, tutte contraddistinte dall’equilibrato compendio della kalo'kagathi'a (kalo's = bello, agatho's = buono) e dalla formazione caratteriale ed etica degli atleti.
L’editto azzero' in modo irreversibile il fascino della cultura sportiva che, sintesi dell’attivita' ludica quale arte ed espressione di vita insita nella spiritualita' etrusca (VII e IV secolo a.c.) e in quella prettamente agonistica quale momento sublime con la spettacolare taurocathapsia (3000 a.c.) della formazione mentale cretese, aveva raggiunto l’apice attraverso la ricerca filosofica del pensiero di Socrate, di Protagora, di Aristotele e di Platone sino al romano mens sana in corpore sano della severa quanto grande educazione dell’animo nell’epoca di Augusto.
Da allora, per far rivivere il senso logico di una competizione sportiva, si sono dovuti alternare i criteri di crescita sociale di circa 47 generazioni che hanno infine concretizzato nel 1892 il fondamentale impegno del barone francese Pierre de Coubertin che vedeva nel ripristino dei Giochi olimpici le uniche soluzioni politiche e pedagogiche ad ampio respiro verso il problema di una modernizzazione del lavoro e delle tensioni sociali scaturite da degenerazione, sedentarismo, pigrizia mentale e fisica di tanti giovani lasciati allo sbando.
Costituitosi il Comitato Olimpico Internazionale nel 1894, fu con grande emozione che si scelse Atene nel 1896 quale sede del ripristino dello spirito etico dei Giochi simboleggiando cosi' una continuita' dei valori senza soluzione. La manifestazione, in tutti i suoi principi ontologici, interesso' e si perfeziono' nella disputa delle discipline sportive e nell’applicazione dei regolamenti e, pur subendo forti contrasti e dissapori di politica internazionale tali da far stigmatizzare al presidente Reagan in occasione dell’apertura dell’Olimpiade di Los Angeles che "in Grecia i Giochi avevano fermato le guerre, oggi piu' volte le guerre hanno fermato i Giochi" (nel 1916, 1940, 1944 non furono disputati poiche' in atto le due guerre mondiali e a Los Angeles vi fu il boicottaggio da parte di piu' Paesi per contrasti di ideologia politica), ha comunque sempre risposto in pieno alla prerogativa e necessita' di "fare incontrare i giovani in amichevoli competizioni sportive educandoli all’osservanza leale delle regole che presiedono ai giochi sportivi ed aprendo le loro anime a quel sentimento di reciproco rispetto che e' il fondamento primo del mantenimento della Pace tra i popoli" come ebbe a profetizzare il senatore francese De Corcel il 16 giugno 1894 nella sua allocuzione al "Congresso Internazionale di Parigi per il ristabilimento dei Giochi Olimpici".
Dopo ventisette edizioni, che hanno visto i Giochi approdare in ogni continente ed arricchire la loro storia con imprese sportive memorabili ed orrendi fatti di sangue, l’Olimpiade sta ritornando ora nella sua culla natia di Atene con ben 23 discipline individuali e 8 di squadra, tra cui il baseball ed il softball in pieno regime di conferma, a rappresentare il meglio del meglio delle qualita' atletiche e tecniche raggiunte nelle diverse nazioni.
Va pur detto comunque che la manifestazione giunge nella capitale ellenica con ben otto anni di ritardo rispetto all’auspicato significato di aver potuto festeggiare gia' nel 1996 i suoi cento anni dell’era moderna proprio la' dove le civilta' d’oriente e d’occidente si sono fuse, ma interessi di parte e la grande influenza che gli sponsor hanno incominciato ad esercitare sulle scelte fecero slittare quell’evento e quant’altro evidenziando quanto pure nell’Olimpiade, nonostante i buoni intendimenti, sia difficile mantenere puro e disinteressato l’ideale classico della pratica sportiva. Ma nulla di nuovo ci meraviglia se gia' Pindaro nel 492 a.C. ammoniva in un suo celebre epinicio: "Pure a grandi imprese ci avventuriamo
ad opere molto mirando.
Misura al lucro si ponga
l’insaziabile brama e' acuta follia".
Il compito ora agli atleti affinche' la cultura dello sport divenga maestra di vita.

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