Vista dall'"ESTERNO"

Quella volta che Vada mi sputo' sulle scarpe.

di Claudio Liverziani

Mi hanno chiesto di raccontare a voi lettori di baseball news chi, fra allenatori o giocatori che ho avuto la fortuna di incontrare, mi abbia impressionato in modo particolare. E' una domanda che potrebbe richiedermi ore ed ore di scrittura, ma cerchero' di essere breve ed il piu' esauriente possibile.
Una cosa e' certa: potreste chiedermi di tutto su chi ho incontrato o su chi mi ha allenato, perche' da ognuno ho imparato qualcosa.
Quando Beppe Guilizzoni mi porto' in serie A nel Novara a soli 16 anni, mi ricordo che mio padre ci mise un po' nel convincermi ad esordire. Ero letteralmente terrorizzato all'idea di giocare con gente che fino a due mesi prima avevo idolatrato dalla tribuna.
Comunque mi feci convincere e quando entrai nel dogout Lorenzo Vada (ex Rimini e San Marino), mi accolse con uno sputo di tabacco sulle scarpe nuove lucidate a dovere, e io mi dissi: "Cominciamo bene...".
Diciamo che da allora non ho piu' lucidato le scarpe... ma Lorenzo voleva solo farmi capire che se un giocatore di baseball ha la divisa e le scarpe linde e pulite vuol dire che non ha dato l'anima in campo. Alla fine di una partita e' bello sentirsi sporchi, con la divisa stracciata e la terra dappertutto, perche' si dimostra a noi stessi di aver giocato con la massima intensita'. Provate ad osservare attentamente il gioco di Dave Sheldon: non ho mai conosciuto nessuno con la stessa grinta, intensita' e capacita' di concentrazione. Giocare con Dave e' come una sfida: guardarlo ti stimola ad essere come lui. Un esempio per tutti. Un altro personaggio che incute rispetto e' Jim Vatcher, "Jimmyssimo" per le fans riminesi. Basta guardarlo quando entra ed esce dal campo per rendersi conto di chi abbiamo di fronte: un professionista. Uno che mette in pratica una delle frasi storiche dei vecchi del baseball: "La cosa piu' facile da fare nel baseball e' correre, tutto il resto e' difficile". La volonta' si vede dalle piccole cose, quali correre invece di trotterellare.
Devo ammettere che l'allenatore puo' fare la differenza nella carriera di un giocatore.Ci sono manager in grado di tirar fuori dalla propria squadra il 110% delle capacita'. Nei miei due anni di esperienza americana ho avuto la fortuna di avere un manager, Gary Varsho, che ha sempre cercato di spronarmi a migliorare, usando metodi a volte di assoluta arroganza, ma che sono comunque serviti. Giocare per lui era ogni giorno un esame universitario. Potevi essere bocciato o promosso, in ogni caso te lo faceva sapere...
Per il resto considero alcuni dei miei compagni dei veri e propri "fratelli". Le squadre vincenti sono quelle composte da venticinque membri che danno l'anima l'uno per l'altro. I due ultimi scudetti a Rimini sono frutto di una compattezza di gruppo e di una campagna acquisti intelligente, perche' quando si pesca in America non si sa mai chi possa arrivare. Negli ultimi due anni sono arrivati dei ragazzi eccezionali che si sono integrati splendidamente anche grazie alla colonna riminese (Cabalisti, Evangelisti, Crociati, Baldacci) che con la propria esperienza e professionalita' ha permesso tutto cio'.
Certo, a volte c'e' qualcuno che rema contro, che guarda piu' ai propri interessi che a quelli della squadra. Beh! Il team puo' anche arrivare ad escluderlo, rafforzando ancora di piu' la propria compattezza (molti sanno a cosa mi riferisco). Vedete, il baseball e' un po' come la mia amatissima Inter: si possono anche avere nove fenomeni in squadra, ma se ognuno gioca per conto proprio, sara' molto difficile vincere.

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