Vista dall'"ESTERNO"

Oriundi perche' no?...

di Claudio Liverziani

Molti si sono chiesti, e continueranno a chiedersi, se la folta presenza di oriundi nel nostro campionato possa essere negativa. Soprattutto ci si pone questa domanda cercando di salvaguardare i giovani talenti italiani che potrebbero vedersi precludere la possibilita' di un arrivo in prima squadra, a favore di un oriundo, magari di pari valore, ma comunque di scuola americana.
Io penso che la crescita tecnica del nostro campionato, dall'arrivo degli oriundi,sia un dato di fatto. E' vero che nella maggior parte dei casi non possono arrivare in Italia giocatori fenomenali come lo sono stati Urbani, Simontacchi, Romanoli, Madonna; grandi giocatori che hanno calcato i nostri diamanti negli ultimi due anni. Ma arriveranno quasi sempre players competitivi e tecnicamente validi, utili per alzare il livello medio di una squadra.
Per fare dei nomi indicherei giocatori come Agli, Rovinelli, Censale, Perri, Campaniello, DiPace, Lafera: giocatori magari non fenomenali ma comunque in grado di decidere delle partite.
La classifica del campionato scorso e' stata piuttosto eloquente. E' vero che le squadre che vanno ai playoff sono le stesse da tanti, troppi anni ma e'anche vero che i valori in campo si stanno avvicinando, anche grazie agli oriundi.
Il giovane giocatore italiano puo' stare tranquillo: Mario Chiarini e Francesco Imperiali sono ragazzi le cui qualita' e capacita' non sono rimaste nascoste, seppur giocando poco. Adesso sono insieme negli Usa, a vivere di baseball, lavorando come dei matti ma soprattutto imparando tante cose che poi potranno portare in Italia. Ho detto questo per far capire che non importa quanti oriundi ci siano in Italia, perche' anche noi abbiamo dei talenti e l'America li vuole...
E' anche giusto che un ragazzo debba sudare per giocare in serie A, e' giusto che faccia un po' di gavetta, che s'impegni al massimo, che faccia anche un po' di sana panchina. Negli anni passati, per problemi di organico e di mancanza di fondi, molte squadre si sono trovate costrette a schierare giovanissimi di ogni eta'. Allora c'e' stata una trasformazione di mentalita: la serie A non era piu' vista come sogno difficile da raggiungere per un ragazzo di 5-16 anni, ma come un diritto, una cosa facile. Ho visto il rispetto per i 'vecchi' diminuire; ho visto sempre meno ascolto nei confronti dei veterani da parte dei giovani, e nel mondo del baseball, che ha storia e tradizione, sono cose che non possono succedere. L'etica di questo gioco deve essere rispettata, e ho visto questo mancare.Io nutro nei confronti dei 'grandi maestri' profonda ammirazione e rispetto. I grandi Cortese, Carelli, Gambuti, Ceccaroli, Bianchi, Ubani. Tutte persone alle quali devo il raggiungimento di grandi traguardi.
Vorrei rivedere questo spirito, che probabilmente si respira solo in piazze come Rimini, Parma e Nettuno dotate di grande storia e tradizione.
Sicuramente gli oriundi portano e porteranno piu' competivita' e spettacolo. E ne abbiamo bisogno se vogliamo vedere questo sport crescere sempre di piu'.

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