Interviste

Monica Corvino: "Non guardo la nazionale. Soffro troppo"

di Flavio Semprini

Monica Corvino non gioca piu' in A1 dal 1995. La sua e' stata una scelta: "Avevo gia' vissuto tutto quello che una giocatrice di softball puo' vivere - sostiene - Campionati di vertice, competizioni internazionali, la nazionale. Tutto, tranne l'Olimpiade. Tommaso aveva cinque anni e l'anno dopo sarebbe nata Brenda. Gli impegni della famiglia e del lavoro erano sempre piu' pressanti. Cosi' ho deciso di smettere il softball a certi livelli. Ho ripreso nel 1998 a Cesena, in serie C, per puro divertimento. Oggi gioco ancora col Cesena. Mi e' stato proposto di allenare e, da quest'anno, lo faro'. E' una realta' diversa, quella di una piccola squadra. A suo modo interessante. Per il lavoro di base che svolgono, realta' come questa meritano piu' attenzione da parte della Federazione".

Se si vanno a vedere le classifiche dei pitcher del softball, si scopre che (nonostante sia assente dal 1995) e' ancora li', nelle prime posizioni: quinta per le partite lanciate (192); quarta per le partite vinte (132); quarta nelle riprese lanciate (1.269); terza nelle partite complete senza subire punti (65); prima negli strike out (con 1571). Quest'ultimo pare un dato davvero importante, considerando che altre lanciatrici non sono riuscite a raggiungerla in un arco di tempo che va dal 1995 al 2000. Fiori all'occhiello di questa giocatrice, la Coppa Intercontinentale del 1993 ad Harleem: miglior pitcher del torneo (al cospetto anche di un buon team Usa) con 23 inning lanciati ed un pgl di 0.00. E gli Europei vinti nell'86, nel '92 e nel '95.

In effetti, e' proprio con la nazionale che Monica Corvino si e' tolta le soddisfazioni piu' belle.

E' vero, ho sempre sentito la nazionale come la mia vera squadra. Sara' perche' ci sono entrata giovanissima, nel 1980 a sedici anni e mezzo. Ricordo che mi convocarono per un torneo in Cina. Fu un'esperienza molto particolare. La Cina allora era piu' chiusa di quanto non lo sia adesso e questo clima pesante si avvertiva. Con le compagne di nazionale, poi, ho sempre avuto un legame molto profondo, tant'e' che con diverse ci si sente tutt'ora. Siamo rimaste amiche.

Forse amavi la nazionale anche perche', con le sue vittorie, ti ripagava del fatto che con le squadre di club non riuscivi mai ad importi in campionato. Guardando indietro sembra incredibile, ma non hai mai vinto uno scudetto.

Puo' essere vero, ma il fatto di non aver mai vinto il campionato non mi pesa piu' di tanto. Sono consapevole di aver perso tante occasioni: soprattutto a Parma e a Bologna, che vinsero l'anno dopo che io me ne ero andata. Ma tutto cio' fa parte del gioco.

Monica Corvino con la maglia
della nazionale. La foto in bianconero si riferisce agli
Intercontinentali di Haarlem,
dove si impose come migliore
lanciatrice con una media
pgl di 0.00 in 23 inning lanciati

Ti e' piaciuta la nazionale alle Olimpiadi?

Sinceramente non l'ho quasi vista. Soffro troppo. Vedere le altre giocare mi fa ancora star male. Al raduno pre-olimpico di Collecchio della primavera scorsa c'ero anch'io. Ero stata convocata da Tonino Micheli che in quel momento aveva bisogno di un pitcher di esperienza. Ma ho preferito rinunciare al discorso nazionale perche' non avrei potuto lasciare famiglia e lavoro per troppo tempo. E dunque non avrei avuto la possibilita' di raggiungere la forma fisica necessaria per un'Olimpiade. Posso dirti che, personalmente, non sono d'accordo con la esclusione della De Donno. Forse avrebbe potuto soffrire il livello olimpico, ma era un'occasione che si era meritata. Pero' credo anche di capire le esigenze di Micheli: lui avra' pensato che questa era la squadra piu' forte possibile e che per qualche anno non si sarebbe piu' riusciti ad averne una cosi'. Dunque ha puntato alle medaglie. Credo che adesso ci aspetti pero' un ciclo di rinnovamento e, se non prenderemo delle oriunde, ci vorranno alcuni anni per tornare competitive.

Le prendiamo, le oriunde?

Bisogna agire con molta cautela, sia nei club che in nazionale. Il rischio e' la scomparsa dei vivai. Gia' mi pare di notare una grave mancanza di buone pitcher. E credo dipenda anche dal fatto che non ci sono dei bravi pitching coach per le donne. Io ho avuto la possibilita' di lavorare con Livi, Micheli e, soprattutto Obletter, che mi ha insegnato davvero tanto. E poi la fortuna di un lanciatore dipende anche dal ricevitore. Anche in questo caso sono stata fortunata ad incrociare la mia carriera con giocatrici di talento quali Sandra Cirelli e Patrizia Caroti. Ecco io credo che, fra le altre cose, ci si debba preoccupare di formare delle buone batterie di italiane. Costruire una batteria vincente e' difficile ma e' da li', credo, che nascono le grandi squadre.

Cautela sulle oriunde, l'importanza dei tecnici, attenzione alle giocatrici italiane, al vivaio e, come dicevi all'inizio, alle piccole societa'. E' il tuo programma elettorale?

Sono delle idee. Mi sono candidata al Consiglio federale, tra gli atleti, per cercare di tutelare il softball e le giocatrici. Ed ho fatto questo passo in maniera indipendente da qualsiasi schieramento. Quello che importa a me, a noi giocatori, e' il bene di questo sport. E per il bene del baseball e del softball dovra' battersi chi verra' eletto.

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