Interviste

Rolando Renzi: "Il baseball sta morendo"

di Flavio Semprini

Rolando Renzi, 45 anni, ingegnere libero professionista, e' sposato ed e' padre di due figli. Segue il baseball da 33 anni, da quando la squadra di Rimini giocava in serie C al campo del Dopolavoro Ferroviario. Prima come semplice appassionato. Ora, da quattro anni, anche come segretario della Fibs di Rimini. Tra i suoi sport preferiti mette anche il basket. - Il calcio mi annoia - dice - ed a volte mi chiedo perche' ho scelto proprio lo sport del batti e corri.

Gia', perche' ?

Molto probabilmente perche' penso di essere un 'colonizzato' culturale: da piccolo leggevo Topolino (chi non ha sognato, da bambino, di ricevere un guantone per regalo di Natale come Tip e Tap?); guardavo "L'idolo delle folle" con Gary Cooper e sono sempre stato permeato d'americanismo, un po' come Renzo Arbore. Poi, siccome in vita mia mi sono sempre schierato in favore delle minoranze, evidentemente non potevo scegliere altro sport che il baseball.

Baseball come minoranza. Un concetto che lascia poche speranze. Andiamo al sodo. Ci sono le elezioni: lei cosa fara' ?

Come segretario della Fibs, in questi quattro anni sono stato un osservatore privilegiato del movimento, e posso dire che la realta' e' molto amara. E' giunto il momento di voltare pagina. Bisogna avere il coraggio di cambiare radicalmente. Altrimenti di questo passo il baseball non andra' mai da nessuna parte.
A livello nazionale abbiamo avuto negli ultimi due anni un campionato a nove squadre, il livello del gioco molto spesso non e' accettabile, le serie minori sono poco di piu' di "eravamo quattro amici al bar". A livello locale le societa' sono piccole e litigiose e non collaborano per la propaganda del nostro sport. Difficile poi lavorare in una realta' dove i giovani sono attratti molto di piu' da altri sport che interfacciano piu' amichevolmente.

Il presidente uscente, Aldo Notari, e' stato a Rimini il 5 gennaio. Ha detto, fra l'altro, che la nazionale ha tenuto in piedi il movimento grazie ai suoi risultati e, dunque, e' il traino per tutto il resto.

Si continua a sperare che sia la nazionale a far da traino alla nostra attivita'. Nulla di piu' sbagliato. Siamo giunti terzi o quarti ai Campionati mondiali del '98 ma nessuno se n'e' accorto. Anche se avessimo vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi con 4HR da 4 punti di Liverziani in finale contro gli Usa, dopo un titolo a fondo pagina della Gazzetta, tutto sarebbe tornato nel dimenticatoio.
Continuiamo poi con la politica delle cattedrali nel deserto (stadio di Palermo) quando ormai e' provato che e' una politica che non paga (vedere stadi costruiti in occasioni simili: Montefiascone, Macerata, Pesaro, Reggio Emilia, dove, passata l'euforia del momento, poi e' finito tutto). Domanda provocatoria: quanti campetti rionali avremmo potuto costruire con i soldi spesi per costruire il Quadrifoglio? .

Bene, visto che siamo in clima elettorale, dica la sua ricetta, hai visto mai.

Per rilanciare il nostro sport dovremmo puntare su un campionato in grado di suscitare interesse. L'obiettivo deve essere un torneo a 12-14 squadre, esteso su tutto il territorio nazionale, con dentro alcune grandi citta' in grado pero' di offrire garanzie, con quattro americani-oriundi per squadra al massimo, con due partite alla settimana (che per gli italiani sono anche troppe), capace di sfondare in televisione (se vogliamo avere gli sponsor).

La diretta televisiva vuole tempi certi per i propri palinsesti e per la pubblicita'. Il gioco del baseball questo non lo puo' garantire.

Cosi' come e' impostato il gioco oggi non potremo mai sperare di andare in televisione. Ai mondiali ho assistito alla partita dell'Italia a Rimini, durata piu' di quattro ore, con sette-otto lanciatori sul monte. Una noia! La gente se ne andava via lentamente dalla stanchezza. Se speriamo di andare in tv con certe partite!
Bisogna avere il coraggio che ha avuto trentanni fa uno sport tradizionalista come il tennis quando ha introdotto il tie-break. Noi dobbiamo fare qualchecosa di simile. Le soluzioni per snellire il gioco ci sono, dalle meno impegnative (tipo cambi piu' veloci, mettere un limite a foul o pick-off) alle piu' drastiche (tipo passare a 3 balls e 2 strikes, introdurre il tie-break, passare a 7 innings, ecc). E non si agiti il fantasma delle partite internazionali. Non possiamo farci condizionare per poche partite all'anno. Ognuno deve camminare con le proprie gambe.

A proposito di programmi: giovanili, scuola, campionati amatoriali, lei se ne e' occupato in qualita' di segretario Fibs della provincia di Rimini assieme al presidente Adriano Gasparini. Non si dovrebbe ripartire da li' ?

Faccio una premessa: il baseball, purtroppo, e' uno sport in declino in tutto il mondo. Negli Usa e' stato da tempo sorpassato da football e basket. Neanche la', infatti, sono stati capaci di cogliere il senso del tempo che cambia. In Italia il baseball non e' stato ieri, non e' oggi e non sarai mai uno sport di punta. Basta vedere lo spazio sui giornali scemato sempre piu' negli ultimi quindici anni, la televisione che ci trasmette alle tre di notte, la latitanza di sponsor di livello nazionale. Anche a Rimini purtroppo, negli ultimi dieci anni, e' sempre stato in costante declino e neanche le ultime due vittorie in campionato hanno risollevato le sorti (abbiamo avuto play-off e finali per tre anni ma non siamo stati capaci di riempire le tribune una volta).
Detto questo, quello che serve in Italia e' seminare. Sara' una deformazione professionale, ma io ho sempre saputo che si inizia a costruire dalle fondazioni. Noi invece abbiamo arredato un bel salotto in una casa che ne e' priva e cerchiamo di nascondere le crepe con qualche Morandi o De Pisis. Uno sport non si puo' imporre dall'alto. Se la massa non e' ricettiva e' difficile permearla. Non ci sono riusciti in Usa con il soccer, figuriamoci noi. E' per questo che per affermarsi bisogna puntare di piu' sulla promozione, sulla propaganda ma soprattutto sulle scuole. Se non c'e' background culturale non s'impone niente. Noi dobbiamo lavorare proprio per questo: creare le condizioni per poter amare e comprendere il baseball. Il giorno in cui non cento, ma centomila bambini, capiranno di baseball, sara' il giorno in cui potremo anche far giocare Mike Piazza in Nazionale. Non e' con giocatori che arrivano dagli states a giugno, che giocano in nazionale ad agosto per poi scappare ad ottobre che si propaganda il nostro sport. Non e' serio ed e' poco rispettoso dei nostri giovani.

Dei programmi dei candidati alla presidenza federale che ne pensa?

Nessuno mi entusiasma particolarmente, ma le diverse candidature sono una cosa sicuramente positiva in quanto indice di vitalita' e di voglia di fare. E' dal confronto delle idee che ci si puo' migliorare ed andare avanti.
Ho letto il programma di Linciano ed ho visto alcune buone idee mentre altre sono un po' ingenue. Quanto a Dalla Noce bisogna vedere se sapra' circondarsi di buoni consiglieri. Non e' un caso comunque se in un sondaggio di baseball.it la candidatura Notari e' in netto ritardo.

Dunque, il gruppo che ha guidato la Federazione a Rimini in questi anni, ha cercato di seminare.

E' difficile seminare quando mancano le sementi. Pero' ci abbiamo provato. Cosi' e' nato il Campionato di slow-pitch (che e' una variante del baseball) che tanto interesse ha suscitato l'anno scorso anche tra gente che mai si era avvicinata al nostro sport (purtroppo a Rimini mancano campi illuminati indispensabili per questo gioco). Poi abbiamo messo in piedi un Campionato invernale di Minibaseball per ragazzini dagli 8 ai 12 anni che e' molto utile per mantenerli in attivita' quando ancora le condizioni climatiche impediscono di giocare all'aperto. Nel 2000 si e' anche disputata la prima edizione dei Giochi sportivi studenteschi per Scuole medie con una bellissima finale a cinque giocata al campo di Rivabella con la presenza di un centinaio di bambini. Sono tutte manifestazioni che si ripeteranno nel 2001. Poi abbiamo organizzato corsi d'aggiornamento per insegnati d'Educazione Fisica con la partecipazione d'istruttori federali. Se vogliamo entrare nelle scuole questo, infatti, e' il primo passo da fare. Tutti gli anni poi si sono svolti i corsi per arbitri-tecnici e per classificatori grazie alla preziosa opera di Sergio Zucconi e Paolo Gasparini.
Abbiamo poi aiutato la parrocchia di San Lorenzo in Correggiano a mettere su una squadra di Ragazzi (che partecipera' al prossimo Torneo invernale indoor) ed una di slow-pitch. Quella delle parrocchie e' una strada nuova e molto interessante. Se dovesse prendere piede sarebbe senz'altro una nuova e preziosa linfa per il nostro movimento.
Una mia intenzione era anche quella di cercare un collegamento con il Cus Rimini per vedere di creare una nuova realta' sportiva a livello universitario. Abbiamo avuto dei contatti ma i tempi forse non sono ancora maturi.
Da quattro anni a questa parte partecipiamo anche, con un nostro stand, alla Fiera dello Sport (vetrina utilissima per prendere contatti con gli insegnanti e per far provare ai giovani le prime battute ed i primi lanci). Purtroppo le societa' locali non ne hanno colto in pieno l'importanza.
Una gran delusione e' stata invece quella di non poter assistere al parto di due nuovi impianti sportivi. Uno per il baseball (a Spadarolo) ed uno per il softball in citta'. Come Federazione ci siamo interessati piu' volte per cercare una strada percorribile e l'abbiamo anche trovata. Ma da parte del Comune (che avrebbe visto tra l'altro la nascita di due campi per attivita' sportiva a costo zero) abbiamo avuto piu' paletti che spinte. E questo mi amareggia molto.
Vorrei sottolineare infine la preziosa attivita' che il nostro presidente Adriano Gasparini svolge, anche come vicepresidente del Coni, a favore del nostro sport, sia a livello di pubbliche relazioni sia a livello d'iniziative promozionali, con le altre realta' sportive e con le istituzioni locali.

E' vero che lei e' molto critico su come e' generalmente impostata l'attivita' giovanile?

E' la porta d'ingresso del nostro movimento, ma e' una porta male utilizzata e poco oliata. E' mia opinione personale che l'attuale impostazione dei settori giovanili sia da cambiare. Sono sbagliati gli obiettivi, la suddivisione delle categorie, le regole e la didattica. Come sostiene giustamente Primo Allegri, molti bambini arrivano a conoscere anche sette segnali oppure sanno fare lo slash ma poi sono scarsi nei fondamentali (meditate su queste parole). La mancanza di un Progetto educativo nazionale porta i settori giovanili ad inseguire solo risultati immediati (quante volte nelle partite dei bambini abbiamo sentito dire ad un giovane lanciatore "tira forte" piuttosto che "lancia bene"?), risultati che non interessano nessuno e non creano il giocatore di domani e quindi non favoriscono la crescita del nostro sport. Manca l'organizzazione, la struttura e' labile e tutto e' lasciato alla buona volonta' di qualche appassionato che e' costretto ad improvvisare ed agire in ordine sparso. Le societa', per galleggiare, sono quindi costrette ad appoggiarsi ai genitori dei bambini che giocano. Ma se non usciamo dalle secche delle gestioni famigliari e dilettantesche non riusciremo mai ad imporci e fino a quando vedremo genitori-allenatori, genitori-sponsor, genitori-dirigenti, genitori-arbitri, ecc. vorra' dire che il nostro amato sport ha fatto poca strada.

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