Interviste

Roberto Sieni: "Le mie idee sul baseball italiano"

di redazione

Nell’editoriale del 9 settembre avevamo invitato eventuali candidati al consiglio federale nelle elezioni del 24 ottobre ad inviarci il loro programma. In questo modo siamo entrati in contatto con Roberto Sieni, ex giocatore ed allenatore.<BR>
Sieni non si presentera' alle prossime elezioni, tuttavia ha idee interessanti (a volte "estreme") su come dovrebbe funzionare il baseball italiano. Come lo stesso Sieni ci ha spiegato via mail, queste sue idee erano diventate un "programma" (non elettorale) sul quale avrebbe voluto chiamare a confronto il mondo del baseball italiano. Liberamente. Per questo ci e' sembrato giusto offrire uno spazio. La circolazione di idee, anche non condivise, e' un buonissimo metodo per non cadere nel pericoloso unanimismo del quale scrivevamo sempre nell’editoriale del 9 settembre. Ai lettori, come sempre, l’analisi ed il giudizio.

Prima di tutto, ci racconta chi e' lei e cosa ha fatto o sta facendo nel baseball?

Mi chiamo Roberto Sieni, ovvero Nessuno, ovvero Forrest Gump. 48 anni, laureato in filosofia, faccio il grafico. Sono stato uno scarso giocatore in un'epoca lontana, non proprio la prima, ma poco dopo. Avrei potuto essere campione nazionale juniores ma ci batte' il Modena dove spiccava un grande ricevitorino: Paglioli (un saluto, Mauro). Riprendendo le parole di Crash Davis, "sono stato 30 giorni in serie A, i giorni piu' belli della mia vita" perche' li' vidi Castelli, Laurenzi, Cavazzano, Rinaldi, Massellucci, il grande Giulio Glorioso che stava abdicando ed esordii con Matteucci, Manzini, Trinci. Ho smesso presto e son stato fuori dal baseball per tantissimo. Per puro caso nel '97 mi riavvicinai. Ero felicissimo di questo. Solo riappacificarmi con un ambiente che mi aveva dato amarezze (oltre i miei limiti che riconosco) mi sembrava impagabile. Qualcuno volle mi impegnassi piu' attivamente di quanto per me gia' fosse il massimo (fare lo spettatore) e mi propose di allenare. Presi il mio (secondo) cartellino di tecnico e ho fatto l'allenatore. In C e B. In tre societa' diverse.
Mi sono sempre trovato male. Ovunque. Ho lasciato sempre tranne nell'ultima dove mi hanno "anticipato", esonerandomi.
Di questi anni conservo comunque l'esperienza meravigliosa fatta al Safeco Field dei Seattle Mariners, per cui non potro' mai ringraziare abbastanza l'amico Terry Carroll (uno stage di tre settimane assolutamente impagabile!). Vedere come lavorano quei signori e' tutto. C'erano ancora A-Rod e Junior, ma chi mi impressiono' fu Edgar Martinez. Capii cosa voleva dire "lavorare" nello sport.

Non mi piace vedere uno sport ridotto a passatempo. Non concepisco che un "maestro" trentennale - non un tecnico qualsiasi - non sappia dell'esistenza di Carl Yastrzemski, cos'e' l'OBP, l'OPS, il clean-up.
Non mi piace aver trovato ragazzi che niente sanno della storia meravigliosa del baseball e che sono stati istruiti solo al loro piccolo derby casalingo. Non mi piace che il baseball non sia conosciuto come gioco, perche' ho trovato ragazzi che non sapevano di tagli e coperture, difese sul bunt, battere dietro etc.
Non mi piace non sia stata data loro cultura, cultura sportiva e cultura del baseball.

Amo la storia di Jackie Robinson, il mio idolo e' Hank Aaron, del quale ho sempre portato il numero (il 44). Farei un monumento a Branch Rickey. Ricordo come un momento storico il punto vincente battuto a casa da Mirra (PH per Passarotto) al 9 inning in Italia-Olanda (1-0) agli Europei di Parma del '71 dove si inaugurava quell'"Europeo" che oggi verra' distrutto.
Dal baseball ho avuto i miei amici migliori (pochi - ma si sa che la qualita' e' rara - e assolutamente straordinari) e nel baseball ho visto una incredibile serie di cose disgustose. Vorrei ricordarne una: il trattamento fatto ad una grande persona quale Riccardo Luongo.
Un esempio di come e del perche' il baseball sia cosi' poco. Ricordo anche il successo per aver fatto rimettere, attraverso una petizione sul vecchio forum di baseball.it, i numeri ritirati (compreso il 24 di Luongo) allo stadio di Grosseto.

Nel vecchio forum di baseball.it avevo lanciato una mia candidatura alla presidenza Federale. Solo a mancare di humor c'era da credere che potessi candidarmi (mi fa piacere peraltro notare che molti ne avevano capito il senso piu' vero e, nell'occasione, li ringrazio).
In realta', volevo soltanto:
- ricapitolare un discorso altrimenti disperso in mille post;
- essere "propositivo" e "costruttivo", visto che le critiche, soltanto, facevano storcere la bocca alle anime belle;
- aprire la strada ad una discussione che - quest'ultima - credo sia l'unica necessita' che ha il nostro gioco, ormai completamente - opinione mia - nel marasma.
Se me lo si permette, vorrei ricordare che, se qualcuno vuole maggiori chiarimenti, puo' leggere:
"Lo conosci Jackie Robinson? Gechichi?"
www.baseball.it/2004_singola_news.asp?id=7427
Il mio cosiddetto "programma", invece, e' purtroppo saltato con la chiusura del Forum di baseball.it. Tuttavia, chiunque volesse leggerlo puo' richiederlo a r.sieni@flashnet.it - gliene mandero' senz'altro una copia.

Perche' e' cosi' critico verso l'attuale dirigenza federale?
Prima di tutto sono molto rattristato per come vedo il movimento. I vertici vengono eletti democraticamente (si puo' magari eccepire sul suffragio, il quorum, la patente di elettore o altri tecnicismi) ma nessuno fa un colpo di stato e si impone con la forza. I vertici poi si mantengono per altrettanto consenso o - potremo dire - non dissenso: quieto vivere, conformismo, voglia di credere che va tutto bene perche' da' piu' soddisfazione credere in questo che vedere problemi ed avere preoccupazioni. Ovunque, beninteso, questo accade, sto parlando in generale.
Quindi processare solo un vertice non mi convince. Ne' in questo caso, ne' in altri, molti ben piu' importanti. Spesso non e' il vertice il problema. Spesso il problema e' che il vertice che amiamo sempre stigmatizzare, a parole, invece ci rappresenta esattamente. Spesso temo che "piaccia" davvero che le cose siano cosi' come sono.

Nello specifico sono critico con un sistema e tutte le sue parti componenti. Un sistema che e' un magma inestricabile dove gli uni si rimandano e si spalleggiano con gli altri, dove gli uni sono anche gli altri, dove non si capisce piu' neppure di chi siano le responsabilita', dove le parti non sono separate e dialettiche fra di loro. Sono critico con tutto il vasto consesso di sezioni che accorpano tutti (uno spettatore "puro", ovvero non coinvolto con una carica o una carichetta, e' raro piu' del coccodrillo diamantino, ormai). Sono critico con tutto questo prima ancora che con la presidenza, ostaggio di tutte queste figure che sono anche i suoi elettori: il CNT, il CNA, CNC, i CR, e tutti gli altri acronimi che solo a citarli ci vorrebbero pagine. Sono loro che, di fatto, governano le cose e la stessa presidenza e sono gestiti dagli stessi personaggi da decenni. Nonostante tutto: nonostante i risultati infelici ad ogni livello; nonostante i "cambi di gestione" ai vertici.

Sono critico con le societa' che impostano egoisticamente i loro programmi (se "programmi" non e' una parola troppo grossa), ovvero come fare a arrivare in fondo anche a quest'anno, che e' ormai l'unico orizzonte di pensiero di tutte a parte alcune poche, le piu' ambiziose, che pensano a come vincere lo scudetto o stare in un posto al sole e risolvono imbottendosi di oriundi. Le societa' hanno chiesto deroghe e accomodamenti in continuo, in primis facendosi permettere, di fatto, di non fare il settore giovanile. Ridicolo il numero di squadre imposte per attivita' giovanile (perche' non tutte?), troppo "convenienti" le multe per le rinunce. Tuttavia, una Federazione che accetta, che accetta sempre le richieste di disimpegno, e che legifera ricalcando i peggiori desiderata delle societa', che Federazione e'?

Sono poi critico con il vertice (che doveva essere nuovo dopo il tanto esecrato, da quegli stessi, "bulgarismo" di un tempo) perche' non ha voluto ripulire, cambiare, anzi ha riconfermato tutti. Perfino nei nuovi progetti, tipo il PVA, chi viene arruolato?
Sono poi critico con il vertice perche' la sua "novita'", non si e' vista, per quanto ho gia' detto e per altro ancora: il proseguire con l'idea degli oriundi "per adesso" come si suol dire. Con i soliti argomenti: "per adesso", "altrimenti non siamo ad un certo livello", "intanto" etc, etc.
Sono trent'anni che e' "per adesso". Questa politica fu lanciata da Beneck - l'unico vero presidente che la FIBS abbia comunque avuto (errori o meno che abbia fatto) - che poi penso' pure di ritirarla, giustamente, visti, gia' allora, i risultati, ma ormai il gioco aveva preso la mano. E da allora si continua. Niente di nuovo.

Per correttezza va segnalato che questa gestione aveva lanciato - come novita' - la PO, l'Accademia, il PVA. Sarebbe lunga l'analisi di queste realta' ma, personalmente, sono molto deluso. L'Accademia e' storia di questi giorni, e quindi lasciamo stare di aggiungere ancora come sia partita male e come sia a tutt'oggi indecifrabile. Confido negli americani, che se ne interessano. Speriamo. Personalmente avrei desiderato anche un flusso in senso opposto, un ingresso dei nostri ragazzi nei college americani. Un "Erasmus", anzi un "Columbus", nel caso. Alla PO e' stato dato poco, il PVA mi sembra un inutile doppione, un inutile rimasticamento dell'attivita' giovanile cosi' com'e' ed e' sempre stata.

Vorrei pero' segnalare che l'errore e' nel metodo: aggiungere senza togliere. Voler piantare senza aver dissodato il terreno dalle erbacce. Ogni nuovo progetto non puo' essere "in piu'". Perche' si fa solo una superfetazione, cosi'; il nuovo non puo' essere nello spazio di un altro che persiste (perche' gli manca aria), il nuovo non puo' essere senza che non si facciano delle scelte: o questo o quello. Invece, questo ma anche quello - per non scontentare nessuno - e' quanto si preferisce e non e' un modo di operare che puo' avere un senso.

Perche' non crede alla attuale forma "federativa" delle societa' e auspica un intervento drastico della Mlb nel nostro baseball?
Io vorrei coinvolgere la Mlb in una maniera molto semplice. Chiedere a loro - che hanno avuto la bonta' di interessarsi a noi, noi nemmeno ci eravamo posti il problema di chiedere loro un aiuto - cosa vogliono fare, in Europa e in Italia, e come essere, noi, parte di quel programma. E disporci a farlo. Da allievi. Troppi segnali mi dicono invece del contrario. Siamo spocchiosi e provinciali. Crediamo ancora che l'americano sia un ingenuo sempliciotto nato ieri. Ci crediamo chissa' chi e non sappiamo mai affrontare le sfide del presente e del futuro.
Lo dice uno che vive a Firenze, una citta' che ha creduto, spocchiosamente, di vivere di rendita della sua presupposta superiorita': con la nostra prosopopea ora non abbiamo altro che pizzerie a taglio e pelletterie industriali che cerchiamo di vendere ai giapponesi come i piu' patetici magliari.
Sapremo fare un primo passo indietro ed accettarli - gli americani - per quello che sono: dei maestri? Sapremo fare un secondo passo indietro e rinunciare ad essere noi i titolari di poltrone e sedie? Da questi due passi, indietro, da fare - da questi due passi, indietro, da fare, ripeto - dipende il futuro del nostro baseball. Persa quest'occasione ci stacchiamo dal mondo e andiamo verso l'unico destino possibile: diventare un fenomeno amatoriale, locale, minore, tipo il pallone elastico se non addirittura il tiro del cacio.

Al momento sono molto pessimista, il primo atto, l'Accademia, parte – secondo me- molto male. Al momento sono molto pessimista perche' non abbiamo mai guardato alle MLB. Dovevamo farlo, come ovvio modello tecnico e organizzativo cui riferirsi, gia' da secoli, e non l'abbiamo mai fatto (poi abbiamo pensato, semmai, di imbarcarci nell'avventura cubana).
E - incredibile - non siamo riusciti a guardare alle MLB neppure come strumento trainante. Mi vien da ridere quando sento dire che per il nostro sviluppo dovremmo essere piu' visibili in TV. Vogliamo scherzare? Se lo fossimo faremmo dei contro-spot clamorosi: abbiamo, nella massima serie, stadi malridotti e vuoti, un livello tecnico che e' quel che e', allenatori che lanciano a partita persa, perfino squadre che difettano nell'abbigliamento.
Di contro, un'emittente privata ci manda due volte la settimana il baseball MLB, oppure per internet con una Adsl veloce si puo' oggi vedere quanto si vuole del baseball MLB.
Ha mai fatto promozione a questi spettacoli, che altri ci offrono, gia' da soli, la nostra Federazione e, purtroppo, il nostro movimento stesso?
Un qualsiasi esperto di marketing dovendo vendere il prodotto-tennis su cosa punta, sulla finale di Coppa Davis, anche se non ci sono italiani, o su uno dei nostri tornei aziendali? Punterebbe sul secondo? Continuerebbe a snobbare il massimo testimonial possibile, che noi abbiamo, li', portatoci fino a domicilio da altri?
Non l'ho mai capito questo anti-americanismo del nostro baseball. E temo sara' duro a morire.

Questione oriundi. Perche' lei e' cosi' convinto che siano un "male" del nostro baseball?
Torniamo a quanto detto prima. Anzi, torniamo, gia' che ci siamo, all'inizio di questa storia. Un giorno (lontano) si penso' agli oriundi per potenziare il livello e dare uno shock che poteva avere un benefico effetto. L'idea ci poteva stare. Personalmente non mi pareva una buona idea, a me, allora, trent'anni fa. Ma non e' questione di chi aveva visto giusto o no. Non mi importa rivendicare quello. Mi preoccupa che, ora, coi risultati sotto gli occhi non si sia, neppure ora, dopo trent'anni di "esperimento", capaci di vedere.

La questione oriundi e' molto semplice: sia la Federazione che i club ripongono le loro speranze in questi giocatori. La prima per gli Europei, i Mondiali (dove abbiamo toppato la qualificazione), le Olimpiadi; i secondi per lo scudetto (lo scudetto! ci rendiamo conto?). Fatto questo, si e' bloccato il processo di produzione. Speriamo solo di comprare il prodotto bell'e fatto, abbiamo smesso da tempo di cercare di realizzarlo da soli.
Domando: e' possibile (in qualsiasi economia) pensare di comprare e basta? E' possibile pensare (in qualsiasi economia) di avere contante per comprare senza mai lavorare? Ed e' possibile che la nostra scuola tecnica possa continuare, debba durare ancora, cosi'? E' possibile che allenare debba continuare ad essere il dopolavoro di tanti - non tutti, certo, ma di troppi - praticoni amatoriali, coperti del loro insuccesso produttivo dalla scorciatoia-oriundi?
Questo e' il problema-oriundi. Niente a che vedere con legalismi ed altro, ma la cruda verita' di cio' a cui serve l'oriundo, il ricorso all'oriundo. Serve, come detto, a non lavorare, noi, per fare i giocatori, serve a coprire le nostre pecche.

Rinunciare agli oriundi vuol dire non qualificarsi per le Olimpiadi e perdere i soldi del Coni.
Le Olimpiadi sarebbe bene, come hanno dimostrato queste ultime, che fossero l'ultimo nostro pensiero. Fra l'altro non sappiamo neppure se il baseball rimarra', se il baseball si indirizzera' verso un vero campionato mondiale che elidera' le Olimpiadi, neppure sappiamo - di queste future Olimpiadi di cui non si sa, adesso - quanti posti verranno assegnati all'Europa.
Noi avremmo comunque ben altro a cui pensare: a rifondarci e darci anni di duro lavoro in attesa di arrivare, quando sara', se sara', ad un certo (alto?) livello. Se sapremo arrivarci, come succede in ogni sfida leale. Che non e' certo, ovviamente, il traguardo. Ma taroccare, prendere delle scorciatoie, si e' dimostrato (e da anni) una via squallida, deleteria e sbagliata.

I soldi del Coni? Se i soldi del Coni si re-impiegano solo per l'operazione olimpica (e se si pretende di prendere ancora di piu' di quei giocatori che si e' preso finora, figuriamoci) di quali soldi, per il movimento, si tratta?
Eppoi, non si vive di Coni. Mettiamocelo in testa. Ne' - credo - si vivra' piu'. Ci piaccia o meno ma lo statalismo, l'assistenzialismo, sta per finire, piaccia o meno (a me puo' anche non piacere per certi aspetti), ma non capire che la mucca ha finito il suo latte e che sara' difficile continuare a mungere, e' grave.
Personalmente - ma e' una mia modesta opinione - non sono un estimatore del Coni e del sistema-Coni.

Forma dei campionati: Lei come la vedrebbe?
A livelli bloccati come le serie americane e con societa' spinte a fondersi in franchigia, come avevo spiegato nel mio "programma". Serie ricomposte dopo presentazione, da parte delle societa', di precisi programmi e bilanci.
Fra le altre cose si scopre adesso che non e' sano giocare due partite in un giorno. Complimenti! Quanto c'ha messo questa dirigenza (da tre anni in carica con persone che sono nel baseball da una vita) a scoprire un dato elementare del baseball (aerobico-anaerobico). Mi ricordo di averlo detto due anni fa in un "Angolo dei visitatori" di baseball.it, almeno mi potevano rendere merito in citazione.

Giovanili: come fare per sviluppare la base del movimento?
Semplicemente come fanno gli altri sport. Offrendo un ambiente serio, professionale. Nella cultura, non nell'aspetto finanziario, che certo non abbiamo grandi risorse ma - sarebbe giusto dire - nemmeno altri hanno, come invece noi, piagnucolando, vogliamo far credere a nostra discolpa. Non e' vero che gli altri sport siano tutti ricchi, e non crediamo che un giovane quattordicenne tutto da verificare che diventi qualcuno faccia piscina sei volte la settimana perche' e' pagato o perche' crede di diventare un miliardario se sfonda. Lo fa, lui, perche' vuol farlo. Lo fa, lui, perche' l'ambiente e' preparato a farglielo fare, e perche' e' l'ambiente stesso il primo che gli chiede quello oppure lo mette alla porta. Occorre fare altrettanto: offrire un ambiente serio, professionale affinche' chi viene resti. Si faccia promozione e reclutamento, ci mancherebbe. Ma non e' questo il problema. Per 10 che vengono 5 vanno via e 4, che restano, sono indotti ad un'attivita' amatoriale.
Perche' un ospite venga, certo devi fare degli inviti. Ma perche' un ospite ritorni e diventi del cenacolo devi prepararti ad accoglierlo con una casa pulita. Altrimenti non torna. O se resta a quelle condizioni non era certo l'ospite che ti dovevi augurare. Io non ho figli, ma li avessi, non li manderei al baseball e, fuori dall'ipotetico, ho sconsigliato a dei conoscenti di mandare i loro figli al baseball. Uno sport deve essere innanzitutto - e prima ancora del problema di diventare campioni o anche semplici giocatori - un'esperienza formativa: fisicamente, psicologicamente, culturalmente. Le societa' e l'attivita' giovanile rispondono a questo? Campionati ridotti e abborracciati, ragazzi in mano a dopolavoristi (nella stragrande maggioranza dei casi), nessun preparatore atletico previsto nelle societa', un paio d'allenamenti la settimana e via. Ma vogliamo scherzare?

Crediamo forse che gli atleti azzurri che vincono le medaglie alle Olimpiadi - negli altri sport - vengano da questi training? Ma che importa: semmai ci prendiamo 18 oriundi - parole del presidente (e sai che novita', ultimamente ne avevamo 14) - che in altro luogo, con altri istruttori, con altre regole strutturali, abbiano fatto il quel training. Che fatica farlo noi!
E qui mica si parla del gap con l'America, impossibile probabilmente da colmare, ma del gap con gli sport italiani. Qualcuno ricorda cos'era il volley, il basket, il nuoto e la pallanuoto quando, anche noi, eravamo al loro livello (e spesso avevamo anche piu' spettatori noi di loro)? Cos'hanno fatto loro? Cosa abbiamo fatto noi?
Rispondiamo a queste domande. Sono domande facili. E il bello e' che confermiamo che andremo avanti cosi'.
La storia delle difficolta' di reclutamento (per i giocatori, come per il pubblico) e' una balla. Abbiamo lo stesso bacino di tutti, da cui attingere. Avremmo un bacino di ex (nel vecchio forum di baseball.it poi fatto chiudere c'era un'interessante discussione su questo tema) che non sono recuperabili a varie funzioni (dirigente, tecnico, spettatore) perche' con "questo" baseball non ci vogliono piu' stare. E' la vecchia storia che dico sempre: una volta (a Firenze, altrove di piu') eravamo 1500, ora siamo 50. Non e' che non eravamo riusciti a penetrare perche' "il baseball e' gioco difficile e astruso", anzi, c'eravamo riusciti e molto bene, ma abbiamo preferito perdere il nostro patrimonio per la cecita' e la prepotenza di una classe dirigente che ha preferito pensare a se' e non a quello che il pubblico o la base le chiedeva.
Uguale e' per i giocatori, per i giovani. Ripeto: al primo appello vengono, e' poi che se ne vanno, visto come vanno le cose o, tutt'al piu', giochicchiano.

Tecnici: una categoria da "rifondare"?
Qui siamo nel cuore del problema. Se non si fanno i maestri, difficilmente si faranno gli allievi e la prosecuzione-trasmissione della cultura. Fin qui si e' scherzato.
Parliamoci chiaro. I corsi-tecnici sono delle veglie, i numeri dei diplomati sono delle cifre per fare effetto. Ma, ma, ma - itero - non si dia peso al mio pensiero. Ci mancherebbe. Non si tenga conto della mia opinione. Come non detto. Si faccia una cosa migliore. Si facciano riesaminare i nostri tecnici da una giuria "terza": gli americani. Si faccia dell'Accademia un luogo di riesame dei nostri tecnici. Molti sono validi e capaci (lo so, e tanti ancora ce ne sarebbero ma non appaiono peraltro piu', che sono a casa per beghe di quartiere). Ma si faccia decidere agli americani: ne' a chi dirige il baraccone, adesso, ne' a me. Ci mancherebbe. E poi si imposti, per il futuro, in Accademia, con gli americani, un solo corso di formazione, docenti solo gli americani e si pensioni il CNT, chi lo dirige, e tutti i locali "docenti" dei corsi tecnici come fin ora.
Si facciano anche - ma se accettiamo gli americani come docenti certo loro lo sanno da soli, senza che debba dirglielo io - corsi di specializzazione. Perche' il CNT ha scoperto solo quest'anno che ci sarebbero nel baseball le specializzazioni, tipo il pitching coach (anzi, a dir la verita' questo, in particolare, non l'ha ancora scoperto) e altri. Perche', nel baseball, uno staff tecnico e' composto da 7 elementi. Magari non sapremmo fare, all'inizio, tanto, ma capire che il baseball non e' il calcio dove basta un "mister", ma occorre uno staff, gia' sarebbe una gran cosa.
E corsi durante l'anno. Ma non le Coach Convention che conosciamo dove 10 stanno alla lezione e 70 si ritrovano convivialmente e poi c'e' la cena di gala con Paguro che ci fa tanto ridere. Niente chiasso, solo studio e lavoro.

Giocatori: come si districherebbe fra svincolo, parametri e tutela delle societa'?
Svincolo totale. Svincolo totale con solo contratto, negoziato, fra le parti. Le societa' dicono di non fare assolutamente mercato di giocatori e giocatorini. Dunque, se tutti sono cosi' disinteressati perche' preoccuparci?
Perche' non permettere quella liberta' per cui, se uno si trova male, se ne va? Si riuscira' a capire che il persistere di certi allenatori-dopolavoristi dipende da questo? Non potendo scappare, un giocatore, resta, e conferma l'allenatore. Perche' non si fa il contrario? Perche' l'allenatore - come i docenti universitari americani che vengono riconfermati se graditi ai loro discenti - non si mette in gioco nella risposta che i suoi giocatori - se liberi, liberi "come un uomo", come diceva Gaber - gli daranno?
Fochi e Matteucci credo non fossero le persone piu' idonee a svolgere il compito di un riesame dello svincolo. Lo dico "tecnicamente" e senza niente voler dubitare di loro e della loro onesta'. Tutt'altro. Ma non hanno vissuto - essendo stati campioni corteggiati e corteggiabili - i problemi degli altri. Per fare quel lavoro avrei visto piu' volentieri un Cibati (Cibati, ripeto) e uno fra i tanti che sono stati stritolati e perduti dal baseball per l'egoismo ed il campanilismo delle societa'. Loro avrebbero avuto piu' esperienza in merito. E ce ne sarebbero stati tanti. Perche' ce ne son stati tanti, purtroppo e, di questo passo, continueranno ad esserci.
Ribadisco comunque il concetto: chi lavora bene con i giovani non ha da temere dalla "liberta'". Gli resteranno.

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