Interviste

Riccardo Fraccari: "La nazionale puo' non essere figlia del campionato"

di ufficio stampa Fibs

Il Presidente federale Riccardo Fraccari ritiene che i tempi siano maturi per una riflessione ad alta voce sulla spedizione italiana alle ultime Olimpiadi, anche al fine di chiarire fraintendimenti o strumentalizzazioni su alcune considerazioni effettuate dopo l‚ultimo Consiglio Federale del 4 settembre.
"Bisogna partire da una constatazione" commenta Fraccari "Ovvero che le Olimpiadi negli sport di squadra stanno diventando e lo diventeranno ancora di piu', appuntamenti di livello tecnico sempre piu' elevato, riservate a professionisti di prima grandezza. E' logico che sia cosi', ci mancherebbe. Gli interessi economici in gioco sono notevoli ed il CIO stesso e le Federazioni Internazionali stanno spingendo in questa direzione. Questo pero' ci obbliga a renderci conto che le nostre possibilita' di competere a quei livelli sono sempre piu' scarse".


Questo perche'?
"Partiamo dal baseball. Alle Olimpiadi affrontiamo squadre composte da atleti abituati a giocare 130 partite a stagione e nel nostro campionato se ne disputano 54, due terzi delle quali attraverso il doppio incontro del sabato. E' inevitabile che chi e' abituato all'intensita' e al ritmo del campionato italiano possa trovarsi a malpartito, quando si sale di livello".


E da questa constatazione cosa consegue?
"Che dobbiamo valutare molto attentamente con che nazionale presentarci alle prossime qualificazioni, che certamente riservera' all‚Europa solamente un posto utile per Pechino e, se avremo successo, alle prossime edizioni dei Giochi. Ad Atene si e' visto che l'attenzione dei media durante l'Olimpiade e' amplificata e si e' capito anche che partecipare senza speranze di dire la nostra ha ritorni negativi, non solo mediatici ma anche nei confronti di chi oggi finanzia principalmente i nostri sport e cioe' il CONI. Escludendo che la soluzione sia non partecipare, qualcosa di diverso bisogna farlo".


Lei cosa ha in mente?
"Io parto dalla considerazione che attualmente il nostro campionato non ci offre abbastanza giocatori di quel livello. Ne consegue che o portiamo i nostri campionati a quei livelli o dovremo cercare giocatori di alto livello in altri campionati. Ricordo che quando mi presentai alle scorse elezioni dissi che occorreva avere campionati forti per avere una Nazionale forte; bene, oggi i nostri campionati non sono ancora sufficientemente forti per avere una nazionale competitiva. La Federazione deve quindi avviare un'opera di scouting piu' capillare di quella che e' stata fatta fino ad ora. Ovviamente questo non e' l'unico provvedimento da prendere".


Si spieghi meglio.
"Credo che sia necessario avviare, assieme allo scouting capillare, un'azione parallela di pari intensita'. Vanno destinate ingenti risorse allo sviluppo dei settori giovanili per rompere questo circolo vizioso. L'Accademia di Tirrenia e' una prima risposta, ma non l'unica. E' necessaria una riflessione profonda sui campionati giovanili, specie sulla categoria juniores; si deve giocare di piu' e meglio perche' tutto nasce da li'. E questo coinvolge anche il settore tecnico. E' necessario inoltre creare una cultura della preparazione atletica, che non sono convinto sia oggi recepita nel modo giusto. Dobbiamo anche porci il problema della formazione dei dirigenti sportivi del terzo millennio".


E' necessario insomma un confronto a 360 gradi col movimento.
"Esatto. Un confronto a 360 gradi e sereno, senza partire da posizioni preconcette. Anche all'esterno dobbiamo inviare messaggi positivi. Chi sta fermo ad aspettare che passi il cadavere del nemico, potrebbe trovarsi a constatare presto o tardi il passaggio dei cadaveri del baseball e del softball italiani".


Un'obbiettivo di lungo periodo quale puo' essere? "Quello di creare in Italia un campionato di baseball di massimo livello sulla falsariga delle Minor Leagues americane. A quel punto non avremo certo piu' bisogno di pescare atleti in altri campionati. Dobbiamo rimanere pero' coi piedi per terra. E' impensabile chiedere alle societa', anche a quelle di massimo livello, uno sforzo superiore rispetto a quello di oggi. Certo, l'interesse che la Major League Baseball ha nei nostri progetti fa ben sperare, e per questo dobbiamo curare e gestire bene i rapporti che oggi si sono instaurati. Non e' certamente un caso che oggi la MLB guardi a noi con interesse, so bene quanti incontri e quante riunioni ho fatto con loro per rimuovere la considerazione negativa ed i blocchi che avevavo verso la nostra Federazione, ma penso saranno loro presto a dirlo".


Un campionato del genere permetterebbe di aumentare i mesi in cui il baseball e' praticato. "In ogni caso, dobbiamo renderci conto che i nostri sport non possono andare in soffitta ad ottobre. L'autunno e l'inverno sono periodi di programmazione e impostazione dell'attivita', ma anche periodi che gli atleti e i tecnici devono usare".


E fino a che non avremo un campionato di quel livello, le porte della nazionale azzurra si chiuderanno per i giovani prodotti del nostro vivaio?
"Assolutamente no. Intanto il progetto P.O. dovra' essere rinforzato e, se vogliamo accelerare per colmare il nostro gap tecnico, dovremo pensare anche alla possibilita' di far fare degli spring-training in USA alla nostra nazionale seniores, approfittando proprio di questi nuovi rapporti con la MLB. Poi dovremo avere il coraggio di partecipare a certe manifestazioni (penso alla Coppa Intercontinentale, al Mondiale Universitario, all'Haarlem Week, ma anche al Mondiale assoluto) con formazioni sperimentali".


Le stesse considerazioni valgono pari pari per il softball? "Non proprio. L'obbiettivo dell'Accademia mi sembra piu' lontano nel softball, un po' perche' i numeri sono diversi e un po' perche' nel softball non abbiamo un partner del livello delle Grandi Leghe americane. L'unica strada che per ora possiamo seguire e' quella delle borse di studio per le migliori atlete nei College americani. Pero' il softball ha un vantaggio".


Ovvero?
"In questo sport il gap tra noi e i migliori e' oggettivamente meno ampio ed Atene ce lo ha dimostrato". E come pensa di colmarlo? "Il primo passo da fare e' un investimento sul settore tecnico. Dobbiamo formare piu' allenatori di livello".


Nel softball pare imminente una riforma dei campionati. In che direzione andrebbe fatta?
"Con le societa' dobbiamo riaprire un discorso che ci porti al varo di campionati piu' brevi, piu' concentrati. E dare spazio agli eventi internazionali".


A proposito, nel 2004 in Italia sono stati ospitati tornei di alto livello per tutte le categorie del baseball ed e' stata confermata la Settimana di Legnano nel softball. Con che risultati?
"Eccellenti. Questi eventi di livello internazionale hanno risvegliato un certo interesse ed hanno riportato migliaia di persone allo stadio, credo proprio che questa sia la strada da seguire".

Inizio Indice Interviste

Indietro

 

Dati Anteprima.net