Interviste

Francesca Francolini: "Non smetto mai di imparare"

di Flavio Semprini

Francesca Francolini è uno dei punti fermi della nazionale di softball. E' ancora giovane (ha 24 anni), ma ha già costantemente dimostrato di essere uno dei battitori più forti nelle competizioni internazionali. Alle recenti qualificazioni olimpiche di Macerata, ad esempio, ha chiuso con la media battuta di .556, preceduta solo dalla ceca Veronika Kopelka. In campionato ha finito a .363 con 2 fuoricampo e 21 punti battuti a casa. L'anno scorso, con il Bussolengo, aveva chiuso a .347. Questa continuità nelle prestazioni ne fa, appunto, una delle giocatrici più forti in questo fondamentale.

Cosa provi quando ti dicono che sei uno dei battitori più forti al mondo?

Beh... E' chiaro che fa piacere sentire questo tipo di commenti. Però, al mondo, ci sono giocatrici d'esperienza davvero molto brave. Specialmente durante le grandi manifestazioni internazionali, cerco sempre di osservare come queste si comportano in battuta e, eventualmente, "prendere" qualcosa per migliorarmi. Ad esempio, mi piace lo stile delle giapponesi: sono molto sciolte nel giro di mazza, non forzano mai. Anche in difesa si muovono con una fluidità notevole. Pure le americane sono un punto di riferimento importante. Insomma, cerco di tenere gli occhi aperti e di imparare. Perché c'è sempre qualcosa da imparare da tutti.

Come ti sei avvicinata al softball?

Seguendo le orme di mio fratello Federico che, da piccolo, iniziò a giocare nel Fano. Giorgio, mio papà, lo accompagnava al campo ed io li seguivo. A nove anni, spinta da mio padre, ho iniziato a giocare a baseball. Questo fino all'età di 12 anni. Poi mi hanno notata i dirigenti del Pianoro softball e, dai 12 ai 16 anni, ho giocato per la società bolognese. Dopo sono stata a Rimini per due anni. A 18 sono passata al Macerata ed ho incominciato a raccogliere le prime grandi vittorie. Il resto, è storia di oggi.

A proposito del Macerata, come giudichi il vostro ultimo campionato?

Mah... Sapevamo che c'erano squadre più forti della nostra. Però, ad un certo punto, abbiamo veramente sperato di entrare nelle prime quattro. Restare fuori per una sola partita poi... brucia un po'.

Si dice che il Macerata sia pronto a rinforzarsi notevolmente per il prossimo anno.

Le voci a fine stagione sono tante. E' così tutti gli anni. Se succederà qualcosa di veramente importante lo si saprà solo prima dell'inizio del prossimo campionato.

Qual è stato il livello dell'ultimo campionato?

Piuttosto mediocre. Sono sempre di meno le giovani giocatrici italiane, veramente forti, che si affacciano sulla scena. E questo è un problema per tutto il movimento e per la nazionale. In Europa siamo ancora i migliori ma non dobbiamo dormire sugli allori perché a livello di mondiali e di olimpiadi la differenza si sente.

Perché si fatica a trovare giovani talenti?

Il nostro movimento non ha molti soldi, è risaputo. Le società hanno enormi difficoltà a reperire sponsor. E senza soldi diventa tutto più difficile: anche andare nelle scuole a fare reclutamento. La cosa è francamente preoccupante.

Se con il Macerata è andata così così, con la nazionale...

Sono molto soddisfatta di quel che ho fatto per la nazionale. Speravo di giocare bene alle qualificazioni olimpiche e all'europeo e ci sono riuscita. Il gruppo delle ragazze è formidabile, molto unito, e credo lo si noti anche da fuori. E questa amicizia, unita alla qualità delle giocatrici, ha portato dei risultati e ne porterà ancora.

Perciò alle Olimpiadi...

Se lavoreremo bene quest'inverno faremo bene anche ad Atene. La nazionale ha bisogno di giocare più tornei possibili con avversari tipo Usa o Australia, per abituarsi a dare il massimo. Se acquisiremo l'abitudine di giocare costantemente ad alti livelli, riusciremo ad ottenere qualcosa di positivo.


Flavio Semprini

21 agosto 2003

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