Interviste

Daniela Castellani: "Le responsabilita' non mi pesano"

di Flavio Semprini

Abbiamo intervistato Daniela Castellani durante una pausa dei periodici stage della nazionale di softball. La "Dani", come è affettuosamente chiamata nell'ambiente, oggi è senz'altro fra le più rappresentative giocatrici italiane. "Anima e cuore" del Bussolengo, nel caso di qualificazione olimpica con le azzurre, giocherebbe per la terza volta nella manifestazione sportiva più importante al mondo. Iniziamo la nostra chiacchierata proprio parlando della nazionale e del suo nuovo manager.

Cosa mi puoi dire del modo di lavorare di Barry Blanchard? Cosa c'è di diverso rispetto alla gestione Garman?

Blanchard mi sembra più vicino alla mentalità italiana. Tanto per fare un esempio: Judy era capace di tenerti in campo tutto il giorno e fermarsi solo per mangiare un panino. Blanchard tiene più conto del nostro modo di essere e di vivere. Alla lunga, credo sia un atteggiamento costruttivo. Ho notato che rispetta molto le giocatrici e con noi e con i coach è molto collaborativo. Durante gli allenamenti osserva tantissimo quello che succede. Spesso si mette al centro del campo e guarda attentamente come lavoriamo, come ci muoviamo. Nelle cose che dice e nei commenti che fa è molto riflessivo. Inoltre, è molto disponibile: se serve qualcuno che riceva a casa base o chiuda un altro buco in campo, ci pensa lui. Mentalmente, mi pare rifiuti di mettersi sul classico "gradino sopra agli altri".

Durante la coach convention di Spoleto, fece vedere dei video di alcune giocatrici australiane riprese in battuta e nel lancio. Disse che riteneva importante usare la tecnologia video anche per migliorare le prestazioni della nazionale italiana. Lo sta facendo?

Lo sta facendo. Ci sta riprendendo in battuta, nei lanci e nelle scivolate. E' convinto che le atlete, rivedendosi, possano comprendere meglio gli errori. "Perché - dice - un conto è sentirsi dire che si sbaglia. Altra cosa è 'vedere' che si sbaglia". Per tutte noi della nazionale sta preparando un CD personalizzato con le nostre immagini. Una volta tornate a casa, vuole che lo rivediamo e che, al prossimo raduno, ne parliamo con i coach per limare difetti od errori.

L'obiettivo della nazionale è chiaro: la qualificazione olimpica. Tu che sensazioni personali avverti?

Ogni volta che per la nazionale si avvicina un traguardo importante, le mie sensazioni sono diverse. Non sono più la ragazzina che, arrivata in azzurro, poteva permettersi di pensare: "Beh... Se ci sono da togliere le castagne dal fuoco, ci pensano le più grandi!". Oggi sono io una delle più grandi e 'sento' che potrebbe toccare a me, prendere in mano la situazione. Ciò non mi provoca stress. Non mi fa sentire sotto pressione. Anzi, avverto che questa responsabilità sia, per me, una cosa positiva.

Cambiando discorso, chi vince lo scudetto?

Forlì è la grande favorita. Ha un ottimo gruppo di ragazze che gioca insieme da anni. Ha acquistato giocatrici italiane di grande importanza (Comberlato e Trevisan ndr). Poi in pedana ha Jennifer Spediacci, oltre alla straniera. Per me le romagnole sono la squadra più forte.

Ousider?

Dipende dalle straniere che arriveranno. Caronno ha una bella squadra, ma credo le serva un tipo alla Durazo in pedana. Macerata potrebbe fare bene se trova delle straniere valide. Bollate è molto forte. Dana Degen e Kelly Hardie sono due grandi acquisti. Se non c'è la Colombo, potrebbero avere problemi a trovare una forte ricevitrice per la Hardie.

E il tuo Bussolengo?

Siamo una squadra molto diversa da quella dell'anno scorso. So che in questi giorni sta arrivando la nuova allenatrice. Credo che il nostro obiettivo possa essere giocare un campionato di transizione.


Flavio Semprini

28 marzo 2003

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