Interviste

Annalisa Turci: "Prima di tutto, la squadra"

di Flavio Semprini

"Non so chi abbia cominciato a scrivere per primo che io sono il capitano del Forlì. Non è vero. Il Forlì non ha un capitano. Essere definita il 'capitano' del Fiorini mi inorgoglisce, ma non mi piace assumere un ruolo che nessuno, giustamente, si è mai sognato di attribuirmi".

Tradotto significa: "prima la squadra". Dalla intervista che segue, si comprende come Annalisa Turci, 26enne esterno forlivese del Forlì e della nazionale, tenga prima di tutto al concetto di "squadra". E' tutto un rimandare al "noi", anche nelle risposte alle domande un po' più personali. Nel gruppo delle romagnole, lei ci mette la grinta e la modestia tipica di chi va a battere come "primo": mai andare strike-out senza girare; cercare sempre di raggiungere la prima, con ogni mezzo. Quest'anno in campionato ha battuto a .253 di media ed ha raccolto 13 basi su ball. La media difensiva è stata di 1.000.

Annalisa, come mai il softball e non un altro sport?

Quando avevo 13 anni, vennero a scuola alcuni coach del settore giovanile del Forlì softball. Ci fecero provare. Io mi ricordai che anche mia madre, da ragazza, era stata una giocatrice. Allora volli provare ed iniziai ad allenarmi. Sono ancora qui.

Riesci a conciliare lavoro ed allenamenti?

Ci riesco. Il campo illuminato consente a tutta la squadra di allenarsi di sera, fuori dagli orari di lavoro. In questo periodo iniziamo la preparazione invernale in palestra, sempre di sera. Può anche capitare che sfrutti le pause pranzo per andare a correre. Insomma, faccio un po' di sacrifici ma grossi problemi non ne ho.

Quest'anno hai avuto un'annata molto positiva.

A volte mi è capitato di battere a casa punti decisivi. L'1 a 0 di gara 4 per lo scudetto, al settimo inning. Un altro punto battuto a casa contro il Bussolengo in campionato, anche quello al settimo e decisivo. E anche in Coppa Campioni contro le olandesi: 1 a 1 al settimo e fuoricampo su conto pieno. Ricordo con grande piacere anche la vittoria ottenuta con la nazionale contro il Canada durante i Campionati del mondo. Anche in questo caso ho battuto a casa il punto della vittoria per 1 a 0, al termine di una partita in cui avevo giocato male. E poi, il mio primo fuoricampo con la nazionale alla Canada Cup. Ho avuto dei buoni momenti personali, ma sono soprattutto contenta per la squadra. Perché ha avuto una grande annata ed ha centrato due traguardi importantissimi: scudetto, il primo, e Coppa Campioni.

Se all'inizio dell'anno ti avessero detto "vincerai Coppa Campioni e scudetto", c'avresti creduto?

Si. Perché è da anni che puntiamo allo scudetto e prima o poi dovevamo riuscirci. La Coppa Campioni era già più raggiungibile dato che il Macerata non era più quello del 2001. Posso fare una dedica?

Perché no?

Dedico le vittorie di quest'anno alla mia squadra ed ai miei genitori. Questo è stato, per me, un anno particolare dal punto di vista personale e sia le mie compagne che la mia famiglia mi sono state molto vicine. Grazie.

E' bello che tu dica questo delle tue compagne. A volte le squadre non sono "squadre" ma singoli che giocano insieme.

Non è il caso del Forlì. Capita che fra di noi si litighi, ma siamo molto unite dentro e fuori dal campo. Sono convinta che le nostre vittorie dipendano moltissimo dal gruppo che abbiamo formato. Io posso dire che quando ne ho avuto bisogno sul piano personale, le mie compagne c'erano.

Tornando alla nazionale. Al mondiale si poteva fare di più?

Tutte noi ci aspettavamo di fare qualcosa di più. Invece abbiamo battuto pochissimo, al contrario della Canada Cup. Se si può fare un'appunto alla nostra manager, è di non aver saputo ribaltare certe situazioni. Però, come giocatrici, ci prendiamo tutte le nostre colpe: dovevamo fare di più. Aggiungiamoci anche un po' di sfortuna e il fatto che, probabilmente, le altre squadre ci avevano studiato durante la Canada Cup.

In vista ci sono qualificazioni olimpiche ed Europeo.

Premettiamo che sono nel giro della nazionale solo da due anni e, col cambio di manager, non è detto che sia richiamata. Quello che posso dire è che se ci sarò, darò l'anima. Così come faranno le altre che saranno in nazionale.

Come giocatrice, dal punto di vista tecnico e caratteriale, come ti definiresti?

Lascio volentieri ad altri le definizioni tecniche e psicologiche. Posso solo dirti che credo di essere una giocatrice molto tranquilla, che pensa a giocare, a dare sempre il massimo e a fare la cosa giusta per la squadra.

 

Flavio Semprini

16 dicembre 2002

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