Interviste

Eddy Orrizzi: "Porto il baseball in Mozambico"

di Flavio Semprini

Eddy OrrizziAlzi la mano chi non si ricorda di Eddy Orrizzi. Il popolare ricevitore di Rimini, Grosseto e Santarcangelo, simpatico, istrionico e capace di numeri di tutto rispetto: 534 partite nella massima divisione fra il '74 e l'85. Dodicesimo "All time" nella media battuta (.355). Nono fra i fuoricampisti (126 HR); diciottesimo nei punti vincenti battuti a casa (57). Eddy, al di là della stazza imponente, era un uomo "di peso" per le squadre nelle quali ha militato. Con lui abbiamo chiacchierato di un'idea che sta portando avanti in Mozambico: creare tante squadre giovanili e, conseguentemente, un movimento sportivo "stabile". Anche se i suoi scopi sono decisamente più umanitari che agonistici.

Come è nata quest'idea?

Da diversi anni fornisco materiali ad un'azienda che lavora in Mozambico la quale, fra l'altro, è condotta da un'italiano. In ogni caso, niente a che vedere con il baseball. Attraversando il Paese, proprio questo signore mi faceva notare la estrema povertà della gente e soprattutto le condizioni dei bambini. In Mozambico va a scuola solo una piccola minoranza di ragazzini. La maggior parte di loro vive abbandonata nelle strade, senza nessuna sicurezza né per l'oggi né per il domani. Allora ho pensato: perché non provare a radunarli e a fargli fare qualcosa usando il baseball? In fondo, c'è qualcosa che diverte un ragazzo più dello sport? Tutto questo succedeva dieci anni fa. Pian piano sono partito per questa impresa. Devo dire che un grande incoraggiamento mi è venuto da Dan Bonanno, rappresentante della MLB per l'Europa con supervisione anche per l'Africa, il quale mi ha spronato ad andare avanti.

Eddy Orrizzi

A che punto sei?

Abbiamo fondato la Federazione e presto contiamo di iscriverci alla Little League di Baseball. Questo ci permetterà di avere forniture in materiale da gioco per circa cinquemila dollari. Più tardi contiamo di iscriverci anche all'Ibaf. In realtà, il mio progetto è più socio/sanitario che sportivo. Perlomeno in questa fase.

Vale a dire?

Parlando della mia idea con questo amico italiano di stanza in Mozambico gli dissi: "Okey, facciamo le cose per bene, con tanto di allenatori, visite mediche, ecc...". E lui: "Guarda che troverai che quasi la metà dei bambini è affetta dal virus dell'Aids...". Purtroppo era vero. Però non mi sono fermato. Anzi, ho deciso di andare avanti nel progetto con più forza. Il gioco, le squadre, mi daranno anche l'occasione di curare i ragazzi dal punto di vista sanitario e di avere uno screening sul loro stato di salute.

Come pensi di procedere?

Mi sono detto: "Eddy, questi bambini non hanno neanche di che sfamarsi. Come puoi pensare di poterli allenare per tre ore di fila?" Mi sono risposto: "Li pagherò". Pochissimi centesimi, ma che per loro saranno un incentivo e una piccola risposta ai problemi di sopravvivenza. Pochi centesimi a tantissimi bambini: questa è la mia filosofia. E, oltre a loro, vorrei pagare anche gli allenatori. Ce ne sono già quindici. Li ho "formati" durante uno stage tenutosi agli inizi del 2002. Questi 15 vorrei che andassero in giro per il Paese a creare altri tecnici. L'obiettivo finale è di averne venti per ognuna delle dieci province in cui è diviso il Paese. Le spese sarebbero bassissime. Si tenga conto che lo stipendio minimo statale in Mozambico è di 15 dollari al mese. Pagando il lavoro di un coach due dollari al giorno, per dodici giorni in un mese, si arriva a 24 dollari. Una cifra più che decente, per quella realtà.

Eddy Orrizzi

Avrai comunque bisogno di aiuti per concretizzare questo programma.

Certamente. Sto cercando sponsor e aiuti internazionali per questo che, ripeto, è un progetto sportivo con maggiore interesse verso gli aspetti medico/sanitari che agonistici. Io sono convinto che quando sarà il momento, i soldi arriveranno.

Qual è stata la risposta alle prime partite?

I ragazzi che hanno giocato si sono divertiti tantissimo. Uno di loro ha pure battuto un fuoricampo, senza neanche sapere cosa fosse un fuoricampo. Ha fatto il giro delle basi fra le urla di entusiasmo degli altri giocatori. Si vede che lì ci sono atleti naturali: da quelli che battono forte avendo solo qualche rudimento di tecnica, a quelli che corrono come gazzelle... Certo, finché giocheranno poco o niente non avranno possibilità di emergere, però... In questo momento il mio obiettivo è creare migliori condizioni di vita, non creare atleti professionisti.

Flavio Semprini

13 dicembre 2002

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