Interviste

Bill Holmberg: "Piu' attenzione sul tiro e sul lancio"

di Flavio Semprini

Bill Holmberg e' considerato, da molti, come uno dei piu' bravi manager e pitching coach che lavorano nel nostro Paese. Nato a Chicago, e' vissuto a Miami dove ha frequentato le scuole superiori e l'Universita' di Florida State. In Italia e' arrivato una prima volta nel '76, per giocare in A2 nel Vercelli. L'anno seguente e' tornato negli Usa per laurearsi. Nel '78/'79, due anni a Godo in qualita' di allenatore-giocatore e poi di nuovo negli Stati Uniti per insegnare baseball in una Scuola superiore. Nell'89 Roberto Saporetti, presidentissimo del Godo, lo riporta definitivamente in Italia. Coi ravennati ha conquistato una promozione in A2 nel '91 (epica finale contro il Santarcangelo); ha vinto uno scudetto con gli juniores nel '99; ha portato una decina di suoi giocatori nel giro delle nazionali. Il suo fiore all'occhiello e' forse Christian Mura, arrivato fino alla nazionale maggiore. Agli ultimi mondiali, a Taiwan, ha guidato la nazionale del Sudafrica, scontrandosi anche con l'Italia. Dall'inizio di quest'anno e' in forza al San Marino.

Holmberg, perche' ha deciso di cambiare?

Il Godo, pur essendo una bella societa', e' piu' piccola rispetto al San Marino. Qui ho la possibilita' di poter arrivare in A1 come pitching coach. Qui ci sono dirigenti appassionati, un ambiente stimolante, una struttura solida. L'offerta fattami a suo tempo era interessante: allenare i pitcher della A2 ed avere la responsabilita' tecnica di tutte le squadre. Certo, per me e' anche una sfida, ma credo siano proprio le sfide a far crescere le persone. Vedo che i pitcher del San Marino hanno una gran voglia di lavorare. Dunque questa sfida si sta rivelando, per ora, un piacere.

A suo parere, qual e' il problema tecnico piu' evidente del baseball italiano?

Premettendo che i nostri tecnici (mi considero anch'io italiano, dopo tanti anni trascorsi qui da voi), sono generalmente molto preparati, credo di poter dire che il problema piu' evidente del nostro baseball risieda nel tiro e nei lanci. Sul tiro non credo abbiamo lavorato bene negli ultimi anni. Eppure, se non si riesce a tirare bene, non si puo' dare il via ad una buona difesa. Il tiro e' fondamentale perche' le partite, a mio parere, si vincono in difesa, oltre che sul monte. In questo fondamentale, si puo' 'costruire' un giocatore, mentre e' piu' difficile farlo in battuta. Negli ultimi dieci o forse venti anni, poi, si e' lavorato troppo poco anche sui lanciatori. Tre lustri fa, uomini tutt'ora validissimi come Cossutta, Cabalisti o Spadoni, riuscivano a lanciare a 85/86 miglia di velocita'. E veloci come loro c'erano almeno altri 30 pitcher. Oggi, queste velocita' le raggiungono al massimo dieci lanciatori italiani. Per questo e' necessario ricorrere a pitcher italoamericani nelle grandi competizioni internazionali.

Voglio anche dire che ai mondiali, contro Wally Cossutta, la mia squadra non ha visto palla per quasi tutta la partita. E Wally ha lanciato palle che viaggiavano, al massimo, a 83 miglia all'ora. In ogni caso, si potrebbe pensare ad un programma di insegnamento di tiro e lancio a livello nazionale. Ci dovremmo anche preoccupare di creare una buona batteria. Sono convinto che una squadra forte si costruisca a partire da una batteria forte. Un lanciatore in gamba, guidato da un ricevitore intelligente, costringe i battitori a migliorarsi continuamente. Un bravo ricevitore riesce a migliorare il rendimento di un lanciatore anche del 20/25%. A San Marino lo constatiamo tutti i giorni grazie al lavoro di Elio Gambuti. Posso raccontarle un episodio curioso? Ero a Rimini per vedere una finale scudetto dei primi anni '90. Dico ad un mio amico: "Toh! Non sapevo che Rimini avesse un ricevitore americano". Lui mi guarda sorpreso. Quel catcher era Gambuti.

Com'e' il baseball sudafricano?

Dal punto di vista tecnico, c'e' tantissimo da fare, mentre dal punto di vista fisico, i giocatori sudaricani hanno delle doti notevoli. Dan Bonanno, per conto della Major League, sta lavorando con la Federazione sudafricana per aumentare il livello roganizzativo. Se riusciranno a mettere insieme organizzazione, tecnica e doti fisiche, saranno competitivi fra 10/15 anni. Il modello di riferimento tecnico-organizzativo, naturalmente, e' quello Usa. A parte il Sudafrica, ai mondiali ho notato grandi progressi nei giocatori delle nazioni orientali. Coreani, giapponesi e cinesi si sono presentati con forti fuoricampisti, cosa non usuale. Progrediscono anche le squadre europee: Francia, Russia e Repubblica Ceca sopra tutte. L'Olanda, al solito, sta lavorando molto bene. Rob Heehorn, il manager degli Orange, ha un buon programma federale che punta ad uno sviluppo coerente di tutto il movimento del baseball, non solo sulla nazionale.

Come pensa si stia muovendo la Federazione italiana?

Sul piano tecnico mi sembra abbiano diviso il lavoro molto bene. Dave Robb, manager della juniores, ha un buon programma di lavoro che ha gia' dato dei risultati. Lucio Taschin, nel Cnt, sta portando una nuova mentalita', gli altri stanno lavorando seguendo i loro programmi e sanno quello che fanno... Trovo che Fraccari si comporti come quelli che negli Usa definiamo 'macro' manager aziendali. Sceglie, cioe', le persone, e lascia a loro le scelte operative come a dei 'micro' manager. Si vede che la Federazione sta lavorando sulle 'radici'. L'albero dovrebbe crescere sano.

Tra i giovani giocatori italiani, quali le sembrano i piu' interessanti?

Matteo Nava e Riccardo de Santis sono gia' ad un buon livello. Ma ce ne vorrebbero almeno altri 20 come loro. Mi piacciono molto anche Fuzzi, l'interbase del Godo, e Pandolfi del Riccione, pur con tutti i suoi difetti. Anche Giuseppe Mazzanti e' un giocatore estremamente interessante.

I suoi obietivi personali per quest'anno sono chiari. Ma quelli futuri ?

Mi piacerebbe vedere il baseball italiano migliorare. Sono in Italia da dodici anni e sento i tifosi dire troppo spesso "com'era bello il baseball di un tempo". Vorrei tanto dicessero "com'e' bello il baseball di oggi". E poi, mi piacerebbe portare, prima o poi, un ragazzo italiano in Major League.

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