Interviste

Marco Sforza: "Due o tre match? Non si decide cosi'"

di Flavio Semprini

In occasione delle elezioni federali del gennaio scorso, la componente dei giocatori (che per la prima volta eleggeva quattro suoi rappresentanti in Consiglio), aveva fatto sentire con grande intelligenza la sua voce. L'impressione di chi, come noi, aveva seguito quella tornata elettorale, fu che gli atleti volessero un 'qualcosa di nuovo', tenendosi pero' distanti da cordate 'politiche' ed assumendo una posizione indipendente. Uno dei fautori di quella linea fu Marco Sforza, attuale catcher del Paterno' e fresco convocato in nazionale. Dunque sono due i motivi per intervistarlo: le imminenti elezioni federali e gli altrettanto imminenti Campionati del mondo a Taiwan.

Marco, cominciamo da un bilancio di quanto fatto in Consiglio dai rappresentanti dei giocatori.

"Non possiamo stilare un vero e proprio bilancio. Il tempo effettivo per lavorare sui problemi piu' interessanti per la nostra categoria non c'e' stato. E pochissimo e' stato anche il tempo per cercare soluzioni ad altri problemi piu' generali. Se si tiene conto che le elezioni si sono tenute verso la meta' di gennaio e che l'ultimo Consiglio vero e proprio si e' tenuto a giugno, e' chiaro che non si e' potuto fare tanto. Spero che le prossime elezioni portino piu' tranquillita' in tutto il movimento. Giocatori e tecnici, in Consiglio, possono fare molto per il baseball italiano".

Su quali temi dovrebbero concentrarsi i nuovi eletti fra i giocatori?

"Un obiettivo e' quello di puntare allo sviluppo del baseball entrando negli aspetti organizzativi. Giocatori e tecnici possono portare un punto di vista 'non politico', utile per affrontare diverse questioni con un taglio piu' pratico".

A proposito di aspetti organizzativi, che ne pensi della decisione presa dal Consiglio uscente di giocare due partite a week-end al posto delle tradizionali tre ?

"Si e' presa una decisione troppo importante: puo' stravolgere il campionato di A1. Decisioni come questa andrebbero assunte dando un incarico ad una commissione tecnica perche' vagli tutte le possibilita' in campo, i pro e i contro. Solo in un secondo momento il Consiglio dovrebbe poter dire la sua sulla base di considerazioni tecniche. Adesso mi aspetto che i fautori delle due partite spieghino (a tutto il movimento), gli aspetti positivi del giocare due match a settimana e quelli negativi dei tre incontri a week-end. E che i sostenitori delle tre partite facciano altrettanto sostenendo le loro tesi".

Altri obiettivi da perseguire per la categoria dei giocatori?

"Altri obiettivi, piu' a lungo termine, devono essere l'adozione dello svincolo e la possibilita' di avere vincoli a termine. La considero una questione importante: nessuno di noi e' un professionista. Per questo deve essere data a tutti l'opportunita' di giocare dove e' possibile. Altrimenti si accentuera' il fenomeno dei giocatori italiani che vengono messi fuori rosa e non possono giocare in nessun'altra squadra. E questo perche' il cartellino rimane, in eterno, di proprieta' della societa' che ti ha, di fatto, 'tagliato'. Tutto il nuovo Consiglio dovrebbe poi lavorare, e intensamente, per il movimento. Per questo spero che alle prossime elezioni si abbia una candidatura unica: in questo momento la corsa alle poltrone non serve a nessuno, men che meno al baseball italiano".

I nomi messi sul piatto, al contrario, sono tanti: Bertani, Fraccari, Cecotti, Linciano, il gruppo Pradal... E' chiaro che ci saranno rimescolamenti, alleanze, incontri e scontri. Ma sembra difficile si arrivi ad una candidatura unitaria.

"Alcuni di questi nomi il baseball italiano li conosce bene. Personalmente non conosco Cecotti ma so che gode di grande stima per le sue doti amministrative e organizzative. Per di piu', mi dicono abbia buoni rapporti con i vertici del Coni. E, siccome io credo che fra qualche anno il Coni non sara' piu' in grado di sovvenzionare la nostra Federazione, avere un presidente che conosce bene le volonta' dei vertici del Comitato olimpico nazionale, potrebbe essere utile. A maggior ragione credo potrebbe essere utile al movimento una persona come Valerio Pradal, capace di 'vendere l'immagine' degli eventi sportivi ai media e agli sponsor. Proprio quello che nessuno, dentro al nostro movimento, riesce a fare. Non per incapacita', ma perche' 'vendere' uno sport e' mestiere da specialisti. Pradal ha capito che il baseball puo' essere estremamente interessante per i mass media e che puo', di conseguenza, essere appetibile per gli sponsor. Un esempio: un'esperienza come quella delle 'Week Series' e' stata sporadica ma ha portato buoni risultati in visibilita' per tutto il baseball italiano. Cosa succederebbe se questi tentativi estemporanei diventassero invece un programma di comunicazione vero e proprio? E perche' esperienze, sensibilita' e professionalita' diverse non dovrebbero cooperare insieme? Io credo che, davvero, se ci si mettesse tutti attorno ad un tavolo si potrebbe trovare un'intesa".

Parliamo un po' di baseball giocato. Ci speravi nella convocazione in nazionale?

"Tutti i giocatori ci sperano. A dir la verita', me la sarei aspettata anche cinque anni fa. Mi auguro che questo gruppo di tecnici dia la possibilita' della convocazione a chi dimostra doti tecniche ed attaccamento alla maglia azzurra. Credo anche che un certo turn over sia normale: non si puo' essere sempre in forma, ed e' giusto che giochino quelli che stanno meglio. L'assenza che si fara' piu' sentire sara' quella di Elio Gambuti. Lui e' fondamentale per la sua grande classe e per il suo carisma: sia che giochi, sia che stia fuori".

Se ricordo bene nel nostro girone ci sono Usa, NIcaragua, Repubblica Dominicana, Sudafrica, Francia, Corea e Taiwan. Cosa fa l'Italia?

"Entreremo sempre in campo per vincere. Ricordati che si parte sempre sullo 0 a 0. E' chiaro che tutti giocheranno duro ma lo faremo anche noi. La squadra e' di buona qualita'. E Jim Davenport cerchera' sempre la vittoria. Sono convinto che anche contro gli Usa non dara' per persa la partita e schierera' la squadra piu' forte".

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