Interviste

Ricky Matteucci: "Con la Fortitudo nel cuore"

di Flavio Semprini

Quella di Riccardo Matteucci e' un'altra delle grandi firme delle quali si fregia il campionato italiano. Questo signore di 44 anni, titolare di una ditta commerciale di giocattoli, prima del week-end riminese della Fortitudo batteva a 311 di media (quarto della sua squadra) con 9 doppi, 1 home-run, 9 basi per ball e 15 punti battuti a casa. In diverse classifiche vita e' ai primi posti: quarto di tutti i tempi nelle battute da una base (ben 875), dietro a Ruggiero Bagialemani, Gian Mario Costa e Marco Mazzieri; quarto anche nelle valide da due basi (235), dietro a Roberto Bianchi, Guglielmo Trinci e, ancora, Marco Mazzieri; sesto per le valide totali battute in carriera con 1189; quinto di tutti i tempi per i punti battuti a casa: 768. Statistiche destinate a migliorarsi dopo questo campionato. 'Sai - dice lui con intelligente autoironia - alla mia eta' e' gia' importante non farsi ridere dietro'.


Visto come stai giocando tu e come gioca il Bologna, mi pare ci sia poco da ridere, per le altre squadre. Ma come mai sei tornato a giocare in A1 dopo un 'esilio' di qualche tempo a Castenaso? E che differenze hai trovato al tuo ritorno?

Quando ho smesso di giocare si giocava con l'alluminio, ora si gioca con il legno: un materiale che esalta le qualita' di un forte battitore. E' chiaro che l'alluminio aiuta tutti a battere meglio. Questa e' la differenza tecnica piu' importante. Tra i giocatori ho notato che il livello medio e' alto. Con il ritorno degli oriundi, si affrontano squadre con diversi giocatori di scuola americana ed il livello del gioco aumenta. Forse qualche anno fa c'erano, in assoluto, giocatori piu' bravi. Penso ad un Olsen, ad esempio, che oggi non c'e'.

E la decisione di tornare in Fortitudo?

L'idea di tornare mi piaceva, lo confesso. Quando andai a Grosseto per giocare la partita di addio al baseball di Marco Mazzieri, giocammo con le mazze di legno e battei tre valide. Da li' incominciarono un po' tutti a chiedermi di tornare in A1. Io ne avevo voglia, era una sfida, ma sarebbe stato triste tornare a livelli scadenti. Cosi' andai da Roberto Radaelli, che io considero come un fratello, e gli dissi: 'Roberto, se mi rispetti devi dirmi se sono ancora in grado di giocare ancora in A1 oppure no'. E lui mi rispose: 'Se ti alleni, sei in grado'. E' stato il giudizio decisivo. Poi anche i dirigenti mi hanno spinto... ed eccomi qua.

Alla base c'e' anche un motivo sentimentale: vedi, io credo nelle bandiere. Credo che per il pubblico, per i giovani, sia bello che esistano i Michele Romano, i Claudio Corradi, i Marco Mazzieri, i Roberto Cabalisti. Detto senza intenti polemici, in questo baseball di oriundi piu' o meno bravi, che vanno e che vengono, credo che le bandiere siano importanti. Me lo fa anche pensare il trattamento ricevuto sui campi avversari: pensavo mi avrebbero messo piu' in difficolta', invece mi rispettano. Spero non lo facciano perche' provano tenerezza!

La questione oriundi e' sempre delicata...

Sempre detto fuori da ogni polemica: io penso che gli oriundi in nazionale siano un disincentivo per i ragazzi italiani. E' una mia personalissima opinione. Pero' o vinci con gli oriundi, oppure fai giocare gli italiani. A parita' di valore, preferirei veder giocare i nostri giovani. Uno come Cristian Mura, ad esempio, l'avrei portato agli europei perche' era in forma. Beninteso: io considero italiani anche giocatori come Mike Romano e David Sheldon. Per oriundi intendo quei giocatori che giocano in Italia per pochi mesi e poi se ne vanno.

Della tua lunghissima carriera sportiva, cosa ricordi con piu' piacere?

I campionati vinti nel '78 e nell'84; la Coppa Campioni dell'85; le tante belle partite giocate sui campi italiani, particolarmente quelle disputate sul terreno dei Pirati di Rimini. Tornare a giocare su quel campo e' stata un'emozione grandissima. Mi sono tornate in mente le sfide con Mike Romano: lui mi tirava ad 'altezza costole' ed era sempre grande battaglia. Si trovava anche da discutere, ma c'era grande rispetto e Mike era, ed e', un 'grande'. Ecco, dovessi dire qual e' la cosa che mi da' piu' piacere, al di la' di record, scudetti e vittorie, e' sapere di avere la stima degli avversari. Sai, in 23 anni di carriera non ho mai preso un'ammonizione. E credo sia importante che noi giocatori si dia l'esempio e si trasmettano valori positivi. Soprattutto verso i piu' giovani.

A proposito di giovani, spesso giochi contro ragazzi che hanno la meta' dei tuoi anni.

E' vero. Commentando una mia valida contro Riccardo De Santis del Grosseto, che ha 21 anni, Giancarlo Mangini ha detto in telecronaca: 'Ha battutto valido contro uno che potrebbe essere suo figlio'. La cosa mi fa piacere ma, a dire il vero, se sono ancora qui, a 44 anni, vuol dire che forse non ci sono tanti bravi giocatori giovani. In effetti sono preoccupato per i settori giovanili: mi pare che, generalmente, siano poco curati. Penso sarebbe giusto investire dei soldi per far venire allenatori americani in grado di insegnare ai giovani allenatori italiani. Questa potrebbe essere una delle chiavi per sbloccare la situazione. Mi piacerebbe vedere in campo piu' gente come Ermini, De Santis, Baldacci o Pantaleoni. Ragazzi che valgono sicuramente un oriundo.

Che mi dici del bellissimo duello tra te e Mike Marchesano al Gianni Falchi? Vi siete sfidati in maniera evidentissima.

Mi e' piaciuto tantissimo. A me diverte giocare contro gente 'tosta'. Ti ricordi quando si giocava la partita con il lanciatore under? Bene, io preferivo evitare di scendere in campo. Volevo preservarmi per le sfide con i lanciatori 'senior'. Quello con Marchesano e' stato un bellissimo duello.

Ho notato che molti giocatori della tua generazione, sono molto uniti fra loro. Tutti voi sembrate molto amici.

In effetti e' cosi', siamo molto amici. Pensa che dal '91 al '93 andammo a giocare una specie di mondiale 'over 30' in Florida. E nel '91 vincemmo sorprendendo gli stessi americani. Del resto in squadra c'era gente come Mazzieri, Corradi, Gambuti, Fochi, Schianchi, Spadoni. Forse esagero, ma credo che a quel tempo avremmo battuto la stessa nazionale 'ufficiale'. Da quel momento si e' creato una specie di 'club': a Natale ci vediamo per gli auguri tutti quanti insieme, con le nostre famiglie. E' una cosa molto bella. E adesso tutti quanti mi chiedono di organizzare la spedizione per il campionato 'over 40', che si tiene sempre in Florida!

Hai mai pensato a cosa farai nel baseball quando smetterai di giocare?

Come ti dicevo, per me la bandiera e' importante ed io la "F" della Fortitudo la sento cucita sul cuore. Se l'ambiente lo consentira' e se la societa' lo vorra', vorrei rappresentare un capitale da sfruttare in qualche modo.

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