Interviste

Judy Garman: "Voglio impegno. Ad ogni lancio. Ad ogni battuta"

di Flavio Semprini

La nazionale italiana ha appena finito di giocare la sua ultima partita al trofeo Fiorini a Forli'. Il manager Judy Garman, prima della riunione con gli altri coach azzurri, ha un po' di tempo per parlare della squadra, dell'europeo appena vinto, del suo modo di intendere il softball.


Signora Garman, lei e' arrivata in Italia ed ha vinto subito un europeo con una nazionale rinnovata quasi per intero. Cosa conosceva del softball italiano?

Ne avevo una buona conoscenza. Ho fatto ben 22 viaggi di lavoro in Italia e sono stata presente alle coach convention del softball fin dal 1986. Alcune delle atlete che han giocato gli europei con la maglia della nazionale come Francesca Francolini, Daniela Castellani, Eva Trevisan e Ilaria Pino, le conosco da quando erano bambine. E poi ero qui in Italia a fare il tifo anche nel '99, quando la nostra nazionale si gioco' la partecipazione alle Olimpiadi di Sidney.

Dopo la Canada Cup, durante la quale la squadra perse tante partite agli ultimi inning, giocando a volte bene ed a volte meno bene, si aspettava un europeo vinto con questa autorita'?

Durante la Canada Cup mi ero accorta che la squadra migliorava partita dopo partita, dunque ero abbastanza fiduciosa. Ma la questione vera era: 'Con la pressione che mette addosso giocare un Campionato europeo, come reagiranno tutte queste giovani?'. Per molte di loro era la prima volta con la maglia della nazionale seniores. E sapevamo che l'Olanda aveva giocatrici piu' esperte e piu' abituate ai grandi appuntamenti. Beh! Inutile dire che sono rimasta impressionata dal carattere di questa squadra, capace di vincere contro tutte le altre e anche contro il tifo assordante degli spettatori olandesi e cechi.

Cosa manca alla squadra italiana per scalare ulteriori posizioni nel ranking mondiale?

Mi permetta una battuta: avessimo cinque Susan Bugliarello i problemi sarebbero risolti. In realta', abbiamo bisogno di giocare piu' partite ad alto livello. Non avremmo vinto gli europei se non fossimo andate alla Canada Cup. Ed anche partecipare al trofeo Fiorini ci e' servito. Dobbiamo creare occasioni di incontro con altre squadre, in modo da abituarci alle sfide ai massimi livelli.

Quindi il programma sportivo per il prossimo anno e'...

Bisognera' vedere come riusciremo a combinare gli impegni della nazionale con il campionato. A febbraio potremmo andare in Nuova Zelanda ed a marzo in Australia dove siamo state invitate a due tornei. Nei mesi di giugno e luglio dovremmo affrontare squadre americane in visita sportiva nel nostro Paese. Vorremmo anche tornare alla Canada Cup. L'appuntamento piu' importante e' la Coppa del Mondo, sempre in Canada. Le prime cinque si qualificano direttamente per le Olimpiadi del 2004. Mentre la prima delle escluse potra' organizzare sui propri campi le ulteriori qualificazioni olimpiche.

Come giudica la qualita' delle lanciatrici italiane?

Vale il discorso fatto prima: occorre creare per loro occasioni di lavoro e di incontri ad alto livello. Per questo abbiamo in cantiere un programma di lavoro invernale, sia tecnico che fisico, per le lanciatrici. Ed uno anche per gli allenatori. Faremo venire anche dei pitching coach da fuori: il lancio e' una specialita' difficile e occorrono persone che sappiano 'insegnare ad insegnare'. Tra le lanciatrici juniores, ad esempio, Debora Moretto e' molto brava. Certo le manca qualcosina, ma ne' lei ne' altre sono cosi' indietro da non poter pensare che possano giocare ad alti livelli. Quello che manca a queste ragazze dovra' essere trovato facendole lavorare. Le faccio un esempio: alla Canada Cup abbiamo incontrato il Venezuela che era in giro per il mondo da cinque mesi con le sue ragazze per giocare partite e tornei. Nello stesso modo si comportano gli Stati Uniti, perlomeno durante il periodo estivo. Ripeto: non e' un problema di talento che altre hanno e le italiane no. Del resto, alcune delle nostre giocatrici sono state richieste dai College americani, dunque...

Di chi si tratta?

Mara Papucci, proprio una lanciatrice. E poi Ilaria Pino ed Eva Trevisan. La Trevisan potrebbe andare gia' a Gennaio. Papucci e Pino debbono portare avanti i loro impegni di studio. E imparare l'inglese. Ma potrebbero partire alla fine della prossima stagione.

In positivo, quali sono state le giocatrici che l'hanno sorpresa di piu'?

Direi Natalia Cimin ed Ilaria Pino che nel giro di pochi mesi sono migliorate davvero tanto e, essendo giovanisime, possono ancora crescere molto. La Cimin ha giocato un grande Campionato europeo. E pensi che ha corso il rischio di essere tagliata, perche' alla Canada Cup non aveva convinto del tutto. Di Francesca Francolini e Daniela Castellani non posso dire di certo che siano delle sorprese. Tutti sanno che sono tra le battitrici piu' forti del mondo.

Che tipo di gioco chiede alle sue squadre?

Chiedo alle giocatrici di giocare al proprio meglio su ogni lancio. Esigo che sfidino se stesse a migliorarsi ad ogni pitch. Voglio che cerchino di migliorarsi continuamente e di dare tutto. Questo atteggiamento l'ho visto in questa squadra. Le ragazze scendono in campo sapendo di voler vincere, orgogliose e fiduciose in se stesse. Fiere di vestire la maglia della nazionale. Fiducia, orgoglio, fierezza, sono atteggiamenti che mi piacciono. E niente scuse: noi siamo la nazionale italiana.

Una curiosita'. E' vero che all'Europeo, prima delle partite chiedeva che, a turno, si raccontasse una barzelletta?

E' vero. Il gruppo lavorava e lavora molto, ma ci si deve anche divertire. E poi serviva a togliere anche un po' di pressione. Abbiamo fatto anche una gara a chi raccontava la freddura piu' brutta. Ho vinto io.

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