Interviste

Elio Gambuti: "Io, la nazionale e... Matteucci"

di Flavio Semprini

Elio Gambuti compira' 40 anni l'11 settembre di quest'anno. Fa parte di quella generazione d'atleti (Fochi, Ceccaroli, Cabalisti & C.) che hanno giocato (e stanno giocando) del grande baseball sui diamanti di tutta Italia. Gambuti ha attraversato diversi periodi del baseball nazionale: da quello dei primi anni '70, quando ancora bambino andava a vedere il costruendo stadio dei Pirati di Rimini e la passione per questo sport 'bruciava' in tutto il Paese; a quello delle partite scudetto con compagni del calibro di Mike Romano, Beppe Carelli e Paolo Ceccaroli; all'avventura della nazionale a Barcellona fino al ritorno in campo, dopo due anni di stop, prima a Riccione in A2 e poi a San Marino.
L'anno scorso ha avuto una stagione ottima: .358 in media battuta, 31 punti battuti a casa, 18 colti rubando su 26 tentativi. Per di piu', con lui dietro al piatto, due lanciatori cosi' diversi come Luca Martignoni e Reggie Leslie, hanno reso tantissimo. Tra i tifosi (non solo sammarinesi o riminesi) non erano pochi quelli che volentieri l'avrebbero rivisto indossare la maglia della nazionale.

E proprio da questo punto cominciamo l'intervista…

"Beh, se me l'avessero chiesto, in nazionale ci sarei andato. - esordisce Gambuti - E' vero che rifiutai le convocazioni dopo le Olimpiadi del '92, ma questo perche' il lavoro non mi consentiva di avere tempo libero a sufficienza. Per stare con gli azzurri, in pratica, mi giocavo tutte le ferie… e anche di piu'. Negli ultimi anni ho avuto piu' tempo libero grazie ad una situazione lavorativa diversa dalla precedente. Dunque, se mi avessero tenuto presente, avrei accettato la convocazione".

Potresti essere chiamato quest'anno.

"Non credo. La Federazione ha, giustamente, un programma quadriennale che deve portare la nazionale alle Olimpiadi. Uno della mia eta', si dovrebbe convocare solo se tra i giovani non c'e' nessuno che offra adeguate garanzie".

Di catcher italiani giovani e bravi ce ne sono, e vanno portati in nazionale. Ma tu ricevi Martignoni, che se conferma le buone cose fatte l'anno scorso, e' sicuramente uno dei pitcher giovani piu' interessanti in chiave azzurra. Per di piu', Roby Cabalisti cerca la terza Olimpiade. Ha la tua eta' e tu hai fatto batteria con lui tante volte, dunque perche' non pensarci?

"Beh, diciamo questo: sarebbe auspicabile che il nuovo manager della nazionale vedesse numerose partite, valutasse i giocatori sul campo e nella continuita' del rendimento, e potesse scegliere in maniera libera ed indipendente. Spero e credo sia in grado di farlo".

Che tipo di manager era Ambrosioni?

"Vinceva il vincibile. E tendeva a dare per perse in partenza le partite da giocare contro le squadre piu' forti, tipo Cuba e Giappone".

Tornando ai pitcher, Leslie e' tornato da poco in Italia e ha subito tirato 11 inning a Nettuno, impressionando un po' tutti. Dal punto di vista tecnico, come lo definiresti?

"E' un pitcher atipico. E' nato come esterno, poi l'hanno trasformato in lanciatore, vista la potenza del braccio. Quando e' arrivato in Italia si affidava quasi esclusivamente alla dritta. Ma quando ha capito che non sarebbe bastato, ha iniziato a lavorare su altri tipi di lancio. Oggi ha sempre una grande fast ball ed e' migliorato enormemente nel controllo. Se arrivera' qualche altro giocatore a dargli una mano sul monte, e potra' lanciare di meno, sara' un vantaggio per lui e per tutta la squadra. E poi e' fortissimo in battuta".

E Luca Martignoni?

"E' molto affidabile, con un buon controllo. Ha un lancio molto 'mosso' e cerca spesso la 'sua' zona del piatto. Conosce molto bene le proprie caratteristiche e le sfrutta. L'anno scorso avrebbe meritato almeno un'occhiatina da parte dei selezionatori della nazionale".

Tra i tuoi colleghi di ruolo…

"Tra i giovani, Matteo Baldacci e Luca Bischeri mi sembrano i migliori. Forse Matteo e' piu' bravo in difesa e Luca con la mazza. Per un verso, tutti e due saranno chiamati a confermarsi durante i prossimi campionati; peraltro, sono ancora molto giovani ed e' troppo presto per giudicarli".

Qual e' stato l'avversario piu' difficile da incontrare?

"Ricky Matteucci, che quest'anno torna in A1 col Bologna alla bella eta' di 44 anni. Fara' ancora una marea di valide e giochera' benissimo, credimi. Matteucci e' un giocatore in grado di battere tutto quello che gli lanci. Nelle situazioni critiche tira sempre fuori la valida. Se hai giocatori in base e lui in battuta, la faccenda non e' per niente tranquilla…

Quali i giocatori che, per un verso o per l'altro, ti hanno colpito?

"Potrei iniziare da Giorgio Castelli, che ho avuto la sfortuna (o la fortuna) di incontrare poche volte perche' era a fine carriera. E poi Roberto Bianchi, un grande battitore frenato solo da problemi fisici. Beppe Carelli, capace di fare cose grandissime anche in nazionale. Mike Romano, un uomo sempre in partita: quando tolsero gli oriundi, lui e Jhon Cortese del Grosseto facevano la differenza. E ancora Paolo Ceccaroli, col quale ho condiviso tanti successi".

La gioia piu' grande?

"L'Europeo vinto nel '91 a Nettuno. Ci garanti' l'accesso alle Olimpiadi. Il clima all'interno della squadra era vincente, lo stadio sempre pieno, la gente entusiasta. Ma vorrei ricordare anche i tanti campionati vinti col Rimini".

A proposito, chi vince il campionato? E cosa combinera' il tuo San Marino?

"Rimini per ora sembra superiore alle altre squadre, ma col mercato degli oriundi aperto fino a giugno non si puo' mai dire. Io dico che Rimini, Nettuno e Parma non mancheranno l'appuntamento coi play off. Il San Marino punta alla salvezza. Sulla carta, credo siamo un po' piu' forti di Anzio e Paterno', e un po' piu' deboli di Caserta".

E' vero che il Rimini ti ha cercato?

"Ho sentito delle voci in proposito. Nessuno me ne ha parlato direttamente, ma se mi avessero contattato, molto probabilmente avrei risposto di no".

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