Interviste

Roberto Cabalisti: "Inseguo la stella e la terza Olimpiade"

di Flavio Semprini

Quarant'anni e non sentirli. Roberto Cabalisti, capitano del Rimini due volte campione d'Italia, e' un pitcher di tutto rispetto a livello internazionale (nel '96 vinse la classifica degli strike out alle Olimpiadi di Atlanta). Conta due Olimpiadi al suo attivo, quattro mondiali, cinque europei e sei intercontinentali. Quest'anno e' stato anche premiato nella sua Vicenza come atleta vicentino del secolo (con Paolo Rossi e Roberto Baggio), ma non tira i remi in barca. Passata da poco la soglia del quarto decennio (e' nato il 9 febbraio del '61), si presenta ai nastri di partenza dell'imminente campionato con la solita grinta.

"E' vero.- risponde Roberto - Innanzitutto c'e da vincere la stella, ovvero il decimo scudetto, con il Rimini: fare il tris a cavallo del millennio e' uno stimolo forte. Poi, c'è una terza Olimpiade da raggiungere e, se permetti, anche questo e' un bel traguardo. Magari fuori dal mondo del baseball non se n'accorge nessuno, ma per me queste sono motivazioni importanti, che credo restino ai posteri. Io, poi, sono di natura competitiva: mi piace la sfida e tendere al massimo traguardo. Anche questo m'aiuta a rimanere sempre sulla breccia. Infine mi piace l'ambiente della squadra, giocare in 'questa' squadra."

A questo proposito, si dice che i giocatori del Rimini siano molto uniti fra loro.

Si e' creato un gruppo che, se vuoi, e' la continuazione ideale della squadra che fece grande Rimini negli anni '80, ai tempi di Paolo Ceccaroli ed Elio Gambuti. Sul 'tronco riminese' formato da Evangelisti, Crociati, dal sottoscritto e da altri, si sono 'innestati' giocatori che hanno saputo arricchire il gruppo con la loro umilta', mista alla loro bravura. Il risultato e' che quando uno di noi, in campo, e' in difficolta'; quando ha tutto contro; quando il momento psicologico e' sfavorevole, il resto della squadra e' pronto ad aiutarlo. Cosi' tutti quanti avvertiamo molto meno la pressione e, alla fine, ci divertiamo anche di piu'.

Quali sono i tuoi segreti per mettere in difficolta' i battitori?

Se permetti, me li tengo per me. Posso pero' dirti che ritengo utile osservare il comportamento del battitore dentro e fuori dal box.

Quali sono i giocatori che, di solito, ti mettono in difficolta'?

Beh, l'anno scorso in campionato Roberto de Franceschi ha fatto un fuoricampo su una palla davvero impossibile… Roberto e' un bravo giocatore, uno che studia i lanciatori e sa sempre cosa deve fare quando va a battere. Anche Massimo Ciaramella e' un altro giocatore del Nettuno col quale do' vita a belle sfide. E poi il mio amico Gigi Carrozza e Pierpaolo Illuminati, due che, sul piatto, hanno molto occhio. E infine Alessandro Gaiardo, quando mi giocava contro: sono questi i giocatori che solitamente si esaltano quando mi incontrano.

Che campionato sara', quello di quest'anno?

Strano. E' nuovo nella gestione federale. Nuovo nella mentalita' delle squadre: potrebbe essere molto interessante, senza una squadra leader. Poi c'e' la novita' della trasferta in Sicilia. Tra le squadre, il Grosseto mi sembra un po' piu' forte dell'anno scorso. E anche il Bologna".

Mi descrivi brevemente alcuni dei lanciatori che potrebbero risultare protagonisti quest'anno?

Otis Green.

E' un pitcher dotato di buon lancio, buona tecnica e buona meccanica. L'anno scorso ha fatto faville. Bisogna vedere se si riconferma quest'anno.

Mario Sangilbert.

Regolarissimo e bravissimo. Molto tranquillo, per niente montato. Ha risolto delle partite da solo. Fosse stato in un gruppo come il nostro, avrebbe fatto meno fatica: ha veramente tirato la carretta.

Wilmer Montoya.

Un pitcher con un grandissimo controllo. Pero' lo abbiamo visto solo in Coppa Campioni. Puo' essere la sorpresa in positivo o in negativo della stagione.

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