Interviste

Massimo Fochi: "Far cresce il movimento e l'importanza dei giocatori"

di Flavio Semprini

Siamo all'inizio di una nuova stagione. Il campionato torna a dieci squadre dopo un paio d'anni 'monchi', e c'e' la sensazione che possa esserci molto equilibrio sia nella parte alta sia in quella bassa della classifica. Su questo e su altro, abbiamo chiesto un parere a Massimo Fochi, uno che di campionati ne ha giocati tanti e che vanta numeri d'assoluto rispetto: se non andiamo errati, i fuoricampo in carriera sono 184 (terzo in classifica dietro a Roberto Bianchi con 288 e Giuseppe Carelli con 220). Più di 700 i punti battuti a casa, circa 900 le valide. I suoi numeri da pitcher parlano di 637 strike out. E' stato uno degli uomini simbolo della nazionale, cosi' come oggi lo e' del Parma e, in sostanza, di tutto il movimento.


Massimo, a bocce ferme, che idea ti stai facendo di questo campionato? Le quattro 'solite' davanti e la neopromossa Paterno' e la ripescata Anzio gia' retrocesse?

Credo che, ad oggi, sia difficile farsi un'idea precisa, in quanto diverse societa' devono ancora completare il proprio organico. Mi sembra che la squadra che si sia mossa maggiormente, e meglio sul mercato, facendo acquisti importanti, sia il Bologna. Alla fine della regular season, credo che le prime cinque squadre dell'anno scorso (forse in ordine differente), si riconfermeranno.

Cosa e' mancato al tuo Parma per arrivare alla finalissima negli ultimi tre anni?

Un lanciatore che potesse fare la differenza in almeno una delle tre gare del week-end.

Dato per scontato che Parma non puo' non porsi come obiettivo quello di lottare fino all'ultimo per la conquista dello scudetto, i tuoi obiettivi personali quali sono?

Vorrei riuscire a trasmettere la mia esperienza ai più giovani.

Nella tua lunga carriera hai raccolto tante vittorie. C'e' stato un momento piu' bello di altri? E uno piu' triste?

Il momento piu' bello della mia carriera e' stato, senza ombra di dubbio, il mio esordio in nazionale alle Olimpiadi di Los Angeles. Avevo 18 anni, e venni chiamato a rilevare, a meta' partita, un mito di quell'epoca: Dave Farina. Stavamo perdendo per 7 a 5 contro la Repubblica Dominicana e, sugli spalti, erano presenti 50mila spettatori. Alla fine vincemmo quell'incontro 12 a 7.
Con il club, sicuramente ricordo con piacere la finalissima scudetto del 1994 nella quale ho chiuso l'incontro e la serie con un fuoricampo all'undicesimo inning.
Gli episodi negativi, fortunatamente, con il tempo si tendono a dimenticare. E poi il baseball mi ha dato talmente tante soddisfazioni che diventa difficile ricordare gli episodi tristi.

Ci sono personaggi che ti hanno colpito piu' di altri, in questi anni di agonismo, tra giocatori, allenatori, gente dell'ambiente?

Guarda, sono veramente tanti i personaggi da raccontare. Ed ogn'uno di loro mi ha colpito per qualcosa di specifico. Onestamente mi e' difficile fare nomi e cognomi: rischierei di tralasciare qualcuno di importante.

Tu siedi, da poche settimane, in Consiglio federale in rappresentanza dei giocatori. Quali sono le tue prime impressioni sulla 'stanza di comando' vista dal di dentro? Cosa ti proponi di 'portare a casa' in favore della categoria che rappresenti?

Il lavoro principale, prima ancora di 'portare a casa per la categoria' e il più difficile, e' quello di far cambiare mentalita' alla Federazione, ancora legata, per certi versi, agli schemi del passato. Per cio' che riguarda i giocatori, abbiamo pronto un programma che dia dignita' alla categoria, e al tempo stesso che aiuti il movimento a crescere. Non pensiamo sia ancora il momento giusto per presentarlo al Consiglio. Vogliamo essere ascoltati attentamente da tutti, ed in questo momento l'attenzione è rivolta, giustamente, a seguire temi più urgenti.

Inizio Indice Interviste

Indietro

 

Dati Anteprima.net