Editoriale

Scusate tanto, avrei un piccolo sogno

18 marzo 2004 – Ho fatto un piccolo sogno. E' partito dal "consiglio" che il Coni ha dato a tutte le Federazioni aderenti: "cercate di non vincolare i ragazzi prima dei diciotto anni d'età". Ed è arrivato a prevedere non solo che i ragazzi non fossero vincolati prima dei diciotto anni, ma anche che a trent'anni i giocatori fossero svincolati e liberi di accasarsi dove meglio credessero. Ho sognato, poi, che le giocatrici potessero farlo almeno due anni prima dei trenta.

Ho sognato, ancora, che esisteva una "griglia" di parametri che permetteva alle società proprietarie dei cartellini e a quelle intenzionate a prendere in prestito un giocatore, di avere dei chiari punti di riferimento per tutte e due. Così ho sognato che i prezzi dei prestiti variavano a seconda che il giocatore fosse più o meno giovane, di interesse nazionale oppure no, che fosse un lanciatore piuttosto che un esterno o un interno, che il giocatore fosse richiesto da una società di pari categoria o di categoria minore (o maggiore).

Ho sognato che una società, dopo aver fatto giocare un atleta per qualche anno (facciamo tre?), poteva avere diritto al riscatto del cartellino nei confronti della squadra di provenienza. E che le società brave nel valorizzare i giovani, proprio perché non potevano rimanere proprietarie dei cartellini in eterno, riscuotevano delle interessanti indennità economiche. E che le società dedite ed attente ai settori giovanili, venivano economicamente premiate anch'esse. E quelle che i settori giovanili li snobbavano, venivano pesantemente punite nel portafoglio, non come succede adesso.

Ho anche sognato che i presidenti di società che siedono in consiglio federale, facevano un po' meno i presidenti di società e un po' più i consiglieri federali, nell'interesse del movimento. E che una soluzione equa al problema dei vincoli e dei parametri si trovava. Poi mi sono svegliato.

Flavio Semprini

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