Editoriale

Ah Beh! Questa poi...

12 febbraio 2004 - Lo dico subito. Sulla vicenda del mancato arrivo dei giocatori cubani, alla Federazione italiana non si possono imputare colpe assolute. I nostri, Fraccari in primis, devono subire la decisione della federazione caraibica che sulle olimpiadi punta forte.Come sempre. Infatti, è già stato programmato un torneo con i migliori cento giocatori dell'Isola da tenersi dopo la fine del campionato: la Superliga. L'intento è quello di portare i papabili in gran spolvero fino all'inizio del torneo olimpico. Ed è chiaro che alcuni nomi presenti nella lista proposta alla Fibs potrebbero interessare i manager della nazionale rossa, non si sa mai.

Alla federazione italiana si può magari imputare una discreta dose di ingenuità. Difatti la federazione cubana non ha mai dato molto risalto a questo accordo con la Fibs (sempre che non ci sia sfuggito il comunicato ufficiale). Strano, considerando come il governo dello sport cubano sponsorizza le proprie iniziative ed i propri accordi sempre con una certa enfasi.

A me l'errore sembra un altro: la perseveranza. In un comunicato Fibs ho letto che l'accordo verrà riproposto nel 2005. La domanda è: siamo sicuri che non ricapiti la stessa cosa? E' vero che il 2005 non è anno olimpico ma siamo disposti a fidarci di un partner che ci ha già bidonato? Se la Fibs fosse un'azienda che produce o commercializza un prodotto, si servirebbe di un fornitore che le ha già provocato dei danni? Non è possibile rivolgersi ad altri enti "fornitori" che non siano la federazione cubana? Ottimi giocatori e tecnici si trovano anche in altri Paesi caraibici. Inoltre la stessa Fibs ci ha informati di un accordo con la Major League riguardo al Centro di Tirrenia (non so in quali termini). Non è proprio possibile spingere sull'acceleratore del rapporto con la mlb cercando accordi sul piano tecnico, manageriale, della comunicazione?

Cambiamo argomento. Sport System Europe è una società bolognese che si occupa di valutazione dei ritorni sponsorizzativi. L'ultima loro ricerca ha calcolato le presenze in video e sui giornali dei vari sport nazionali, sia per ciò che riguarda lo sport giocato, sia per quello "parlato". Sono state monitorate dall'1 gennaio al 31 ottobre 2003 tutte le maggiori reti (anche satellitari) e syndacation italiane. Nonchè 15 quotidiani nazionali, compresi i tre sportivi. Il calcio, ovviamente, straccia tutti. In tv copre il 33% delle presenze: Al secondo posto figura la pallavolo con l'8,6%, tanto per dare un'idea. A seguire, con percentuali più basse, tennis, basket, ciclismo, Formula 1, atletica, motociclismo, rugby, nuoto, vela, pallanuoto e sci alpino. Sulla carta stampata il risultato è ancor più eclatante. Il calcio copre il 75,5% degli spazi informativi sportivi disponibili. Agli altri le briciole. Baseball e softball non figurano mai tra i primi 13 sport trasmessi in qualche maniera in tv o citati sui giornali.

Altri fanno ottimi passi avanti. Mercoledì 11 febbraio il "Sole 24 Ore" ha dedicato una pagina intera al rugby parlando di questo sport, della sua cultura, della sua storia, degli sponsor e dell'audience mondiale di cui gode. Marco Testa, presidente della Armando Testa, una delle maggiori agenzie italiane di pubblicità dice sul "Sole" che "il rugby ha la valenza di uno sport non contaminato e veicola valori positivi come il coraggio. Inoltre, viene percepito come uno sport che viene dall'estero e questo ne accresce il fascino". Stefano Braghin della Kappa (sponsor tecnico della nazionale, mentre lo sponsor sulle maglie è la Jaguar, non so se mi spiego) afferma che "i rugbysti sono considerati la faccia pulita dello sport. Ragazzi genuini, non viziati che giocano a prescindere dagli ingaggi. Il che fa breccia nelle famiglie". Alcuni di queste affermazioni si attagliano perfettamente anche a baseball e softball che, di loro, ne hanno altri. La domanda è: perchè il rugby cresce in visibilità in quanto sport di valori, proveniente dall'estero, con persone che giocano a prescindere dagli ingaggi e invece il baseball ed il softball in quanto sport pieni di valori, provenienti dall'estero, con uomini e donne che giocano a prescindere dagli ingaggi non fa passi in avanti?

Roberto ghiretti della Lire (la Lega del Rugby), uno degli artefici del successo della pallavolo italiana negli anni '90 sostiene che il rugby "piace anche alle donne e coinvolge tutti gli strati sociali, in specie quelli medio-alti. Ora deve lasciarsi alle spalle un'autoreferenzialità che a volte rischia di portare all'isolamento. Servono investimenti sulla comunicazione, sul management non solo tecnico, sul reclutamento, sui club". Fossero state parole dedicate a baseball e softball, sarebbero state parole sante.

 

Flavio Semprini

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