Editoriale

Softball, e' il momento di darsi da fare

5 febbraio 2004 - Nell'ultimo editoriale scrivevamo di società di softball in difficoltà nell'iscriversi al campionato 2005. La prima a dare forfait, dopo il Crocetta, è il Bussolengo. Le venete, pluricampionesse e solo due anni fa finaliste scudetto, cedono i diritti al Caserta, squadra che l'anno scorso aveva giocato in A1 al posto del Rimini, altra società forzatamente rinunciataria. Una crisi, quella del Bussolengo, già annunciata da una stagione 2003 non all'altezza per vari motivi. Una crisi che coinvolge anche Daniela Castellani, atleta di interesse nazionale che, nell'anno olimpico, si spera possa trovare spazio in una buona squadra di A1. Del Crocetta Parma e della sua cessione di diritti all'Oltretorrente si sapeva da tempo. C'è da augurarsi che lo stillicidio sia finito anche se la cosa sembra improbabile: dalla Toscana e dalla Sicilia arrivano notizie di squadre di A2 in gravi difficoltà. E, nel momento in cui scriviamo, una decina di società di serie B, nel complesso, non ha ancora "chiuso" l'iscrizione.

Non conosciamo i dati complessivi relativi al numero di società nate/morte negli ultimi anni. Magari ci sono un numero esorbitante di team che si iscrivono per la prima volta alla serie C e dunque il movimento ha una base solida. Magari ci sono un gran numero di squadre giovanili... Ma se così non fosse si dovrebbe parlare di crisi. E sembra che proprio questo sia il caso. Il paradosso è che mai come in quest'anno olimpico è motivata la speranza di arrivare in medaglia con una nazionale fortissima. L'élite del softball nostrano conta su giocatrici e tecnici (non solo in nazionale), di prim'ordine. Le oriunde spingono ancora più in alto la qualità del gioco e, davvero, c'è un gruppo ristretto di giocatrici che dà spettacolo. Ma dietro a queste? La sensazione è che dopo l'appuntamento di Atene alcune giocatrici possano fare un passo indietro e, per questo, lasciare dei problemi di difficile soluzione sia in nazionale che nei club. E non tutti potranno essere risolti dall'arrivo di giocatrici italiane di scuola straniera. In più, ben più grave appare la mancanza di buone giocatrici provenienti dai settori giovanili che possano, in breve tempo, sostituire le attuali campionesse. Non facciamoci ingannare dalle vittorie in Europa. Il nostro softball può emergere fra gli sport femminili solo se saprà conquistare il palcoscenico mondiale e saprà farlo per un po' di anni dando continuità alle vittorie o ai piazzamenti di prestigio.

Adesso, dunque, tocca alle dirigenze societarie e a quella federale muoversi. Possibilmente all'unisono. Idee in ballo ce ne sono e, in parte, le abbiamo già riportate su baseball.news in altre occasioni. A queste si aggiunge l'ultima iniziativa federale del progetto verdeazzurro&rosa con la costituzione di nazionali cadette del Centro nord e Centro sud Italia. Giuste o sbagliate che siano, queste idee vanno discusse, magari cambiate e poi gettate sul tavolo, rese operative. Chi ha la responsabilità dirigenziale nel nostro softball ha anche il dovere di tentare qualcosa. Ricordiamoci che questo sport di squadra offre opportunità di gioco a bambine e ragazze che non devono, per forza, essere lunghe come pertiche o dotate di qualità "naturali" al massimo livello. E, nella sostanza, ci sentiamo di dire che il softball è un ambiente più sano rispetto ad altri fin troppo toccati dal doping o da altri problemi. E' probabile che il dopo olimpiade sia uno "spartiacque". L'ideale sarebbe arrivarci con le idee già chiare.

Flavio Semprini

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