Editoriale

Pericolo scampato ma non e' una vittoria

Il baseball ed il softball restano sport olimpici. Per ora.
Tutte le decisioni saranno prese dopo le Olimpiadi del 2004. Si tratta dunque di una riconferma “a tempo” che va sfruttata per non rischiare più di essere sbattuti fuori dalla vetrina olimpica. Baseball e softball potrebbero essere anche aiutati dal nuovo incarico che il Comitato esecutivo del Cio ha dato alla Commissione programma presieduta da Franco Carraro: studiare nuovi criteri di giudizio sui quali basarsi prima di proporre l’esclusione di qualche sport dall’Olimpiade. Le ragioni che avrebbero potuto penalizzare i nostri sport (scarsa economicità e poco interesse televisivo e pubblicitario), potrebbero essere tenute in minor conto in futuro.

Non vorremmo che questo pareggio in “zona Cesarini” fosse salutato dalla Federazione internazionale del Baseball come una grande vittoria: sarebbe un errore. Baseball e softball erano fortemente candidati all’esclusione. E’ vero che aver contro-proposto uno snello torneo di una settimana così da alleggerire il programma olimpico, ed aver incassato la promessa della MLB di trovare il modo di far partecipare i propri giocatori, può aver indotto molti degli aventi diritto al voto a salvare il movimento.
Ma il problema è che non si sarebbe neppure dovuti arrivare a questo punto. Semplicemente, non è accettabile che baseball e softball vengano messi in discussione “perché necessitano di campi difficilmente riutilizzabili e perché non hanno un pubblico televisivo mondiale” come ha sostanzialmente affermato la Commissione testé citata che doveva scegliere gli sport da proporre per l’eliminazione.

In verità, i nostri sport hanno rischiato grosso perché privi di forza politica. Senza fare nomi, possiamo serenamente affermare che altri sport olimpici (meno popolari del baseball su scala planetaria e con un numero minore di telespettatori in altre occasioni che non siano le Olimpiadi, non sarebbero mai stati messi in discussione).
Invece, lo scarso peso politico della “nostra” Federazione mondiale all’interno del Cio, ha messo in pericolo l’esistenza del baseball olimpico e l’esistenza stessa di tante federazioni nazionali che solo grazie all’appartenenza ai Comitati olimpici nazionali dei propri Paesi trovano la forza per esistere.
Lo scampato pericolo non deve esimere il movimento mondiale dal comprendere che qualcosa va cambiato e che i rapporti con Cio e MLB vanno migliorati e costantemente tenuti vivi.

La “Notte dei Diamanti”

Il baseball ed il softball di casa nostra festeggiano le proprie squadre vincenti nella “Notte dei Diamanti” che si terrà a Rimini nel prossimo week-end, preceduta dal Consiglio federale. Essere in Romagna è quasi d’obbligo: decimo scudetto per il Rimini nel baseball; primo scudetto e Coppa Campioni per il Forlì nel softball; San Marino baseball promosso in A1 per l’ennesima volta; Rimini Softball promossa in A1 anche lei; Torre Pedrera baseball promosso in B; Santarcangelo Cadetti Campione d’Italia… e forse ci sfugge ancora qualcosa. Davvero non male per il movimento romagnolo. Se ci sono concesse un paio d’annotazioni, le vorremmo spendere per le squadre finaliste scudetto del softball e del baseball. Campionati che sono state vinti da due compagini che hanno fatto del settore lanci e della difesa i punti forti della stagione.

Molto bella e combattuta la finale del softball, con due squadre alla pari e con un Bussolengo assolutamente sorprendente in pedana, dove ha “regalato” alle avversarie la lanciatrice straniera ma ha messo in campo un trio di italiane (Daniela Castellani e le due diciottenni Laura Campalani e Chiara Bagattini) grintosissime e mai dome. Come nelle previsioni della vigilia ha vinto il Forlì, che ha dalla sua giocatrici italiane e straniere fuori dall’ordinario (che dire di nuovo sulle varie Spediacci, Pouaka, Curry, Turci, Del Mastio?).

La finale del baseball è stata forse meno avvincente. Rimini ha sorpreso tutti, in questo 2002, perché, di fatto, ha utilizzato solo quattro pitcher (Martin Sanchez, Roby Cabalisti, Joseph Moceri ed Ilo Bartolucci). Tutti e quattro hanno lanciato ad alti livelli per tutto l’anno e durante i play-off. Nessuno dei quattro ha subito infortuni. Un bravo ai giocatori dunque, ma anche ai tecnici che li hanno seguiti durante l’annata.
Anche l’anno del Nettuno è da considerarsi positivo. I laziali si sono confermati ai vertici pur avendo subito la perdita di qualche giocatore storico e la partenza di Giampiero Faraone per i lidi azzurri. Per i tirrenici, la finale di quest’anno può essere un buon punto di partenza.

La nazionale

A proposito di azzurri. La Coppa Intercontinentale ha portato una bella vittoria su Panama (che schierava fior di giocatori) ed ha evidenziato alcuni pregi ed i soliti difetti dei nostri. Tra i pregi, una buona continuità in difesa ed in battuta nella prima fase della Coppa (tenuto anche conto degli alti livelli di gioco). Tra i difetti: batterie non all’altezza della situazione e calo psicologico e fisico a qualificazione raggiunta. Su lanciatori e ricevitori ci autocitiamo (con assoluta modestia e confortati dai pareri di chi ne sa più di noi) e confermiamo quanto scritto nell’editoriale del 27 giugno: “L’impressione e’ che la qualità dei giovani giocatori italiani tenda lentamente ad elevarsi, tranne che per le batterie (ed e’ un problema). I giovani e bravi ricevitori e lanciatori sono davvero troppo pochi per competere a livello internazionale” su questo sta lavorando la P.O. (vedi l’intervista rilasciataci da Beppe Massellucci alla fine di agosto) e il cammino non sarà breve. La speranza è che le società collaborino con molta vivacità. Solo se riusciremo a creare batterie competitive potremo giocare meglio le nostre carte in campo mondiale.

Per quel che riguarda cali fisici e di concentrazione, è pensabile siano conseguenti alle poche partite che si disputano in stagione. Ma finché la realtà del baseball sarà questa (uno sport povero), non crediamo sia possibile giocare molto di più durante l’anno. Poi, è anche verosimile che i giocatori abbiano capito che questa nazionale, “pescato il jolly” con Panama, non aveva numeri per ottenere di più. E dunque è arrivato il cosiddetto “appagamento”
Una provocazione: e se si ricorresse all’aiuto di uno psicologo (lo usano le nazionali di calcio e di pallavolo) magari al posto di qualche accompagnatore non “ufficialissimo” e strettamente necessario? Chissà se un movimento “tradizionalista” come il nostro può accettare di discutere l’idea.

Il Consiglio federale del 6 dicembre

Nel momento in cui scriviamo, sappiamo che il Consiglio federale del 6 dicembre dovrà deliberare sulla nuova serie C del baseball (C1 e C2?), sull’attività giovanile (delega alle Regioni?), su quella internazionale, sugli stranieri e sulle nazionali. Per queste, si parla di alcuni avvicendamenti che potrebbero interessare soprattutto la juniores di baseball e la nazionale maggiore di softball. Quali che siano le decisioni che verranno prese, invitiamo il Consiglio federale a spiegare i motivi delle scelte che saranno fatte, continuando in quel comportamento “trasparente” che è sembrato uno dei punti fermi di questa gestione federale.
Infine, sembra felicemente avviata a completa soluzione anche la pericolosa (per i bilanci federali) questione del Quadrifoglio. Dopo l’accordo di gestione dei campi con la società dell’Oltretorrente Parma, è arrivato l’accordo con il Parma Calcio per l’affitto di impianti e foresteria. Un’altra falla chiusa che potrebbe diventare, chissà, una piccola fonte di guadagno.

Flavio Semprini

2 dicembre 2002

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