Editoriale

Softball, che fare?

24 febbraio 2005 - "Situazione grave", "rifondazione del softball". Concetti espressi dalla presidenza federale e riportati sul sito federale. Nessuno, per fortuna, si nasconde. La situazione del softball italiano è difficilissima. Una crisi che i numeri descrivono bene. Questi i dati riportati qualche tempo fa sulle testè citate pagine web: 24 le squadre juniores in tutta Italia, 20 le squadre cadette, 14 le squadre ragazze. Una "piramide numerica" rovesciata che sintetizza la situazione reale: nel softball italiano manca la base, non ci sono giovani giocatrici.

Questo porta ad una considerazione: l'aumento del numero delle giocatrici deve essere il primo pensiero del gruppo di lavoro sul softball, voluto dalla federazione e guidato da Totoni Sanna. Sanna, nella nostra intervista del 19 febbraio esprime, tra gli altri, due volontà assolutamente condivisibili: supportare il reclutamento e far giocare di più. Lasciando per ora da parte le problematiche relative al reclutamento, per aumentare il numero di partite giocate dalle atlete non saranno sufficienti il progetto "verderosa" e l'aumento dell'attività delle rappresentative. La prima cosa da fare è aumentare il numero di partite a tutti i livelli: dai campionati giovanili alle serie B e A2. Per ottenere questo risultato si devono "radicare" alcuni comportamenti non abituali. Ad esempio, aiutare economicamente in maniera reale, e non simbolica, le società che mettono in campo delle rappresentative giovanili (e, per favore, niente multe se non lo fanno). Passare, cioé, dalla mentalità punitiva a quella positiva. Un'idea che nella lontana campagna elettorale del 2001 faceva parte del politiche che si intendevano proporre. Coloro i quali ne avevano parlato, visto che siedono ancora in consiglio federale, se ne ricordano ancora?

Altro esempio: rimettere mano ai regolamenti perchè siano facilitati i passaggi di giocatrici "under" da una società ad un'altra. Il caso tipico è quello della giocatrice juniores che non gioca (o gioca poco) nella squadra maggiore della sua società di appartenenza e non fa il campionato juniores perchè il suo club non riesce ad allestire un team di categoria. Questa è una giocatrice che perde un anno, o più, di attività. E forse smette. Nel contempo, magari a pochi chilometri di distanza, c'è un'altra società che schiererebbe una juniores ma le servirebbe un prestito... Quanti casi come quello descritto, o simili, esistono? Decine e decine. Dunque il prestito fra società va facilitato al massimo, con regolamenti ad hoc .

Si dirà: "ma dall'anno prossimo, anche le società di serie B saranno obbligate a schierare una rappresentativa giovanile (pena una multa)". Questa non è una decisione condivisibile. Innanzitutto crea un nuovo "peso" obbligatorio da sopportare per società che non hanno, in genere, grosse entrate economiche. Molto meglio, come appena detto, favorire i prestiti fra società vicine. Poi, questa obbligatorietà può essere impraticabile per alcune realtà anche molto diverse fra di loro. Faccio degli esempi su società della Regione nella quale vivo: Godo, in provincia di Ravenna, esprime da anni una degna squadra di serie C (ora B) di softball. Godo è una realtà seria ed importante del baseball e del softball italiani. Ma è una cittadina di soli 2000 abitanti! Né può contare su società sufficientemente vicine per "scambiare" giocatrici (come possono fare, ad esempio, i club parmensi). Come farà ad allestire una giovanile? Le mancano proprio i numeri. E, se ci riuscirà, sarà l'ennesimo miracolo dei bravi ravennati.

Riccione, invece, è a una settantina di chilometri da Godo. Gli abitanti sono 33mila. In teoria è più facile costruire una giovanile. Però Riccione, per merito di una amministrazione che ha sempre promosso lo sport in chiave sociale e turistica, è una città che offre mille alternative sportive alle ragazze: pallavolo (dalla serie C1 in giù e relative giovanili), nuoto (piscina a livelli internazionali), pattinaggio, atletica, ginnastica, danza, tennis, (con società che partecipano regolarmente ai campionati italiani femminili in tutte le categorie). La federazione italiana squash sta costruendo lì il suo centro tecnico federale. E quella della danza sportiva ha ufficialmente chiesto al Comune romagnolo di trasferirsi da Spoleto, previa costruzione di un nuovo palazzetto dello sport che sarà un vero e proprio "Paladanza". Tante le palestre private per il fitness: pro capite, il numero è uno dei più alti d'Italia. In un ambiente così competitivo, chi pensa sia uno scherzo approntare una giovanile oltre all'ottima squadra seniores di serie B che già esiste?

La politica delle "punizioni" non porterà a frutti duraturi. Quella dei premi sì. Nell'intervista già citata Sanna riconosce che la maggioranza delle società si impegnano nelle scuole e nel reclutamento in genere. Cominciamo a ridare fiducia all'ambiente senza bastonare nessuno.

 

Flavio Semprini

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