Editoriale

Perche' non produciamo giocatori?

26 agosto 2004 – "E le Olimpiadi? Beh... Molto difficilmente entreremo in medaglia, dunque non sposteranno di una virgola i destini del baseball italico. Certo, non andarci sarebbe stato peggio per ovvi motivi. Meglio, comunque, cercare di far funzionare come si deve l'Accademia di Tirrenia e lavorare sodo sui giovani, favorendo il lavoro di base. Altrimenti i cosiddetti "oriundi" saranno sempre piu' necessari per tenere in alta quota le prestazioni delle nostre squadre di club e delle nostre nazionali...".

Questo era il finale dell'ultimo editoriale. Quello che precedeva le olimpiadi... e le ferie. Eravamo stati "un filo" troppo ottimisti: non siamo andati vicini ad una posizione da medaglia; la qualità del gioco espressa dalla nostra nazionale è stata insufficiente (abbiamo giocato sostanzialmente male, al di là delle sconfitte che ci possono anche stare); mentre il caso Francia non intacchera' l'immagine del baseball italiano semplicemente perche' il baseball nostrano non ha ancora nessuna immagine da spendere all'esterno di se stesso.

Certo, siamo anche un po' sfigati. Tra gli sponsor/fornitori federali c'e' Ethicsport, azienda produttrice di integratori alimentari che sul suo sito scrive: "siamo un gruppo di professionisti nel settore dell'integrazione nutrizionale e del farmaco, con l'impegno di diffondere una cultura dell'integrazione sportiva assolutamente scientifica ed estranea a pratiche illecite e dannose per l'organismo, che sempre piu' stanno inquinando il mondo dello sport agonistico ed amatoriale". Bene, per ora, l'unico positivo all'antidoping fra gli italiani e' proprio un giocatore di baseball. Chissa' come ci sono rimasti alla Ethicsport.

Comunque, come scrivevamo, niente cambia all'orizzonte e conviene concentrarsi sull'Accademia del baseball di Tirrenia e sull'attività di base per un semplice motivo: dobbiamo tornare a produrre giocatori. Lascio da parte la questione "oriundi si' / oriundi no". I cosiddetti "oriundi" e/o naturalizzati e/o "parificati", esistono in tutti gli sport e in tutti i Paesi. Vorrei brevemente aggiungere che, in anni ormai piuttosto lontani, si sono formati ottimi giocatori italiani di baseball pur in presenza (o "anche grazie alla presenza"?) di oriundi di grande rilievo. Penso ad atleti che vedo ed ho visto giocare tante volte: Elio Gambuti ha certamente imparato qualcosa da Eddy Orizzi; Paolo Ceccaroli e Andrea Evangelisti qualcosa da Mike Romano sicuramente hanno appreso. E non e' che siano rimasti perennemente in panchina perche' c'erano "gli oriundi che impediscono agli italiani di giocare". Erano bravi e il posto in squadra se lo sono preso. Cosi' e' stato, credo, per atleti quali Fochi, Mazzieri, Cretis, De Franceschi e altri. Ma stiamo parlando di giocatori (anche ex) sui quaranta anni. Dopo di questi, non c'e' piu' stata una generazione di cosi' buon livello cresciuta contemporaneamente su vari diamanti italiani. Perche'?

Perche' i tecnici italiani (e le societa'), negli ultimi venti anni hanno prodotto pochissimi buoni giocatori? Questa e' la domanda che la Federazione si deve fare dopo le deludenti olimpiadi della nostra nazionale. Perche' i buoni giocatori nati fra il '75 e l'85 si contano sulla dita di una mano (e forse un dito o due sono di troppo)? Perche' il decennio precedente e' stato anche piu' avaro di talenti?

Forse perche' ci sono sempre meno ragazzi interessati al baseball? Fosse vero, questo sarebbe un discorso riguardante tante altre discipline sportive che non sono il calcio. Eppure atleti di livello olimpico ne abbiamo visti in questi giorni. Invece noi...

Forse perche' e' difficile entrare nelle scuole? E quando mai e' stato facile? Ma c'e' "veramente" voglia di fare il duro lavoro del proselitismo scolastico ogni anno per diversi giorni all'anno? O e' piu' facile dire che "nelle scuole non ci vogliono"?

Insomma, la Federazione dovrebbe intervenire sul settore tecnico, stimolarlo, cambiare qualcosa. Ad esempio, "formando i formatori" ed intervenendo nelle formule dei campionati giovanili. Le categorie giovanili dovrebbero quasi essere "costrette" a giocare piu' partite in tornei e campionati. Se un ragazzino non gioca un congruo numero di partite ogni anno, non potra' progredire nel senso tecnico/tattico e nell'abitudine al gioco. Su quest'ultimo punto, chi organizza a livello nazionale e regionale le attivita' delle giovanili una responsabilita' ce l'ha.

Torniamo al concetto di "formare i formatori". In questo senso, se davvero l'Accademia di Tirrenia sara' destinata a funzionare bene, con bravi tecnici Mlb in prima linea, questi ultimi dovrebbero interessarsi non solo ai ragazzi presenti nell'istituto sportivo ma anche a formare una nuova mentalita' e nuove competenze nei tecnici italiani. L'utilizzo di tecnici Mlb presuppone anche la possibilita' di sganciarli sul territorio. All'ingrosso: dal lunedi' al venerdi' tutti al lavoro in Accademia e nei week-end tutti al lavoro sui campi di tutta Italia. O l'Accademia diventa patrimonio reale di tutto il baseball italiano, o sara' un'altra cattedrale nel deserto, un buco nell'acqua stile "Quadrifoglio by Notari".

E se si sceglie la strada della Mlb, si abbia il coraggio di lasciare le sempre meno convincenti piste cubane. E tecnici e dirigenti abbiano l'umilta' di comprendere che c'e' chi sa insegnare il baseball meglio di noi italiani. Questo e' cio' che ci dicono i deludenti risultati della nostra nazionale a livello internazionale e dei nostri club a livello europeo.

Flavio Semprini

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