Tecnica, tattica & C.

Vi spiego i Dynos Verona

di Paolo Castagnini

I Dynos di Verona rappresentano un punto di riferimento importante per il baseball giovanile italiano. Lavorano e programmano in un modo che ci sentiamo di definire 'aziendale'. A Paolo Castagnini, presidente dei Dynos, abbiamo chiesto di raccontarci la storia ed il modo di lavorare della sua societa'. Questo e' il suo racconto.

La società Dynos Verona nasce dalle ceneri del periodo più bello del baseball veronese: quello della mitica Flower Gloves Verona che nel 1991 approdò alla finale scudetto con il Parma. Alla fine del 1992 ci fu una crisi della Lira che mise in ginocchio molte aziende tra le quali la Flower Gloves che, giustamente, anziché licenziare, pensò di tagliare le spese superflue. Nel nostro caso, la sponsorizzazione al Verona baseball.
Negli anni di splendore la Flower era intervenuta economicamente verso tutte le realtà del veronese: oltre alla serie A aveva acquistato il San Martino ed il Verona softball; aveva aiutato il Pastrengo e il Villafranca. In quel felice periodo ero parte del consiglio direttivo e responsabile del settore giovanile (guarda caso come lo sono adesso per la Fibs). Ricordo che in tre anni passammo da poche a molte squadre giovanili e, in più, riuscimmo ad 'entrare' nella scuola elementare.

Alla fine del 1992 ci trovammo senza sponsor ma con una grande attività. Si dichiarò il "si salvi chi può" ed ognuno tornò ad occuparsi delle proprie squadre. Nel Verona, però, decidemmo di continuare il lavoro assieme e durante una riunione si decise di stanziare 15 milioni per le attività giovanili ed una C2. Questi soldi non arrivarono mai. Alla fine della stagione, dopo un anno di grandi sacrifici io, mia moglie ed i fratelli Bagattini, ci staccammo dal Verona formando una nuova società. Era il novembre 1993.

Come avremmo chiamato la nuova società? Il nome fu cercato tra quelli che potevano piacere ai ragazzi. Era il periodo del film "Alla ricerca della valle incantata" di Spielberg e "Piedino", il piccolo brontosauro buono, ci sembrò il personaggio giusto. "I Dinosauri" però, non ci piaceva, era troppo lungo. Accorciammo perciò il nome in "Dinos", che per ragioni grafiche diventò "Dynos" (ci teniamo che si legga all'italiana cioè "Dynos" e non "Dainos").

Un amico grafico trasformò una locandina di Piedino che usciva dall'uovo, in un Piedino che usciva dalla palla da baseball. Fu il primo marchio. A quel tempo "avevamo" una squadra ragazzi e una scuola. Da quel momento i rapporti con il Verona si ruppero. Da quell'anno la crescita fu sempre del 100%: passammo a 2 squadre, poi 4 e poi 8, fino ai giorni nostri: quest'anno presenteremo al via 18 squadre nei vari campionati: 9 di baseball agonistico e 5 di softball agonistico; 2 squadre di minibaseball e 2 squadre di amatori.

Quali i punti principali del "successo" dei Dynos?
Io credo si possa cominciare dalla Società. Agli inizi ero un presidente "proforma". Ero, soprattutto, un allenatore, ma le esigenze dirigenziali diventavano sempre più forti e mi rendevo conto che servivo più da presidente che non da allenatore. Perciò questo è, a mio avviso, il primo punto: Solo una dirigenza forte può generare un'attività forte.
La struttura della società non fu premeditata o programmata, ma si disegnò col passare del tempo. Ai giorni nostri funziona così: il vertice è formato da un presidente, un vicepresidente, tre persone alla giunta esecutiva, sei consiglieri. Questo vertice controlla tutte le nostre realtà geografiche che sono: Verona Est, Verona Nord, Verona Ovest. A Verona Est competono baseball serie B, baseball giovanile, softball giovanile, amatori. A Verona Nord baseball giovanile e amatori. A Verona Ovest softball serie B e softball serie C (2 squadre), baseball giovanile.

Il secondo punto: un'attenta valorizzazione delle potenzialità dei genitori. I genitori, oltre a rappresentare la gran parte del vertice societario, sono gli unici protagonisti dei nostri così detti "nuclei autosufficienti". Infatti, ogni squadra ha il suo dirigente di squadra (non solamente dirigente accompagnatore). Questi decide come organizzare la squadra, partecipa alla decisioni sportive (quali campionati fare e a quali tornei iscriversi), e così per tutte le attività. In questo modo il lavoro delle squadre non viene caricato sul consiglio.
I genitori poi assumono degli incarichi molto importanti quali: responsabile del materiale (chi se ne occupa ha la piena libertà di decisione di dove andare, scegliere il miglior negozio, organizzare la propria struttura e organizzazione), responsabile del Dynos Club (chiosco, e tettoia dove viene svolta l'attività ricreativa), responsabile stampa, responsabile dell'immagine ecc. Ad ognuno di questi genitori viene lasciata la più alta libertà decisionale. Con un unico limite: richiedere al responsabile finanziario la disponibilita' di fondi.

Il terzo punto: ma come si scelgono i genitori? Questo è uno dei miei compiti e cerco di svolgerlo nel modo più semplice e naturale: quattro chiacchiere al chiosco o ad una festa serale; cerco di instaurare una discussione e di capire gli interessi della persona e la sua affidabilità. Un esempio: un giorno un genitore dei ragazzi più piccoli, dopo aver partecipato a varie chiacchierate nelle calde serate estive, si presentò da me chiedendomi come mai la nostra società non fosse inserita nelle liste delle associazioni provinciali che accedono ai contributi. Gli diedi immediatamente l'incarico di occuparsi del settore "rapporti con gli enti pubblici".

Quarto punto: la Convention. Per stimolare e pianificare l'attività, da cinque anni organizziamo annualmente la Dynos Convention, alla quale sono invitate tutte le persone che operano e quelle che a nostro avviso potrebbero contribuire in futuro. Questa giornata è importantissima. Accolta da molti in modo scettico all'inizio, ora è aspettata con ansia da tutti. Ci si trova, si parla di baseball e softball, ognuno per le proprie competenze. Si formano gruppi di lavoro che diventeranno poi commissioni. Un responsabile per gruppo e poi al lavoro. I nuovi genitori sono affascinati e presi da questo nuovo modo di fare società e spesso danno grande disponibilità. Affittiamo "Corte Molon" una vecchia villa ristrutturata dal Comune dove all'interno c'è una sala riunioni, due sale più piccole, una cucina e un piccolo bar. Si inizia alle 9 del mattino con la relazione annuale del presidente, poi si formano i gruppi. Alle 11 pausa caffè, poi prosieguo dei lavori fino alle 13.30. Alla fine, relazione dei capigruppo, conclusioni e un grande pranzo preparato dalle mamme Dynos. A tavola poi si allacciano rapporti amichevoli soprattutto con i nuovi arrivati. Nel frattempo i figli sono nel cortile e passano l'intera giornata giocando.

L'obiettivo della società: Lo sviluppo del baseball e del softball con particolare riguardo al settore giovanile.
Il centro dell'attenzione attorno a cui ruota tutto il movimento è: "il bene del singolo giocatore". Questo è un concetto importante: anziché fare il bene della società si fa il bene dei singoli giocatori. Abbiamo notato il seguente risultato: fare il "bene del giocatore" porta sempre, come conseguenza, la "crescita della società".
Fare il "bene della società" spesso non comporta il "bene del giocatore".
Vi è la consapevolezza che la nostra società ha un ruolo importante nella crescita del giocatore, ma non ne è l'esclusiva protagonista.

La "catena produttiva":
La scuola
Il bambino/bambina, il ragazzo/ragazza, viene avviato al baseball/softball tramite un approccio all'interno delle scuole. Prima che l'anno scolastico termini vi sono due appuntamenti, a Natale e a maggio, durante i quali i genitori vedono i loro figli giocare e dove viene spiegata la nostra attività sportiva e sociale (portiamo sempre i ragazzi sul nostro campo).
Perciò andiamo incontro all'esigenza del bambino e della sua famiglia (il giocatore al centro dell'attenzione).
Il Camp estivo
L'estate è un momento importante per lo sviluppo dei nostri sport in quanto possiamo inserirci in una "grossa nicchia di mercato", quella lasciata sguarnita dagli altri sport. Risolviamo inoltre un grosso problema delle famiglie (molti genitori lavorano e non sanno a chi affidare i figli). Per ultimo e più importante, i ragazzi hanno sempre voglia di giocare e di competere. Per loro non esistono "le vacanze dallo sport" (il giocatore al centro dell'attenzione).
L'agonistica
Si inizia con il minibaseball, e poi via via tutte le categorie fino alla massima da noi praticata, che in questo momento è la serie B sia per il baseball che per il softball.
A questo punto è nata l'esigenza di un accordo con le società che praticano a Verona attività di più alto livello.
È nato così un accordo tra il gruppo Dynos e Il B.T.Verona: a noi tutta l'attività giovanile della città di Verona, al B.T. l'alto livello. (E' partita da una nostra idea la regola delle convenzioni applicata ora a livello nazionale). Quest'anno si è unita a noi una nuova società, il Villafranca che ha visto nel nostro "Cartello" un'opportunità. L'intesa è la seguente: tutti i giocatori passano liberamente tra le nostre società senza alcun esborso di denaro. Se in futuro, con qualche giocatore si realizzerà un qualche ritorno economico, questo sarà diviso tra chi avrà contribuito alla sua crescita (il giocatore al centro dell'attenzione).
I tornei
Grande importanza riveste per noi la stagione dei tornei. Cerchiamo di coinvolgere più persone possibile per fare in modo che tutti i ragazzi partecipino a questo momento socializzante. Nel torneo si fa sia agonismo vero che socializzazione vera. (il giocatore al centro dell'attenzione).
L'amatoriale
Nata per ultima e spontaneamente, questa attività va a coprire l'esigenza da parte di adulti e genitori di poter giocare e divertirsi. Crediamo fondamentale capire i bisogni della gente che fa parte del nostro ambiente (il giocatore al centro dell'attenzione)
Il sociale
L'attività dura 12 mesi all'anno ed in estate si vive al campo tutto il giorno. Di conseguenza è nato il "Ritrovo Dynos". Ragazzi e ragazze dai 6 ai 18 anni si incontrano e vivono giornalmente l'estate delle vacanze. Da qui nascono le più svariate iniziative. Siamo sempre pronti ad appoggiare qualsiasi idea di qualsiasi nostro genitore o giocatore (il giocatore al centro dell'attenzione).

Questi sono i nostri segreti che poi non sono per niente dei segreti, ne tanto meno idee rivoluzionarie. E' semplicemente applicare volontà e buon senso senza farsi prendere da "luoghi comuni" come ad esempio: "i genitori rovinano le società". I rischi ci sono, ma dove esiste l'imprenditoria senza rischi? Allora vogliamo non rischiare e rimanere cenerentole per veder vanificare un lavoro di una vita o vogliamo prenderci i nostri rischi per compiere un grande salto di qualità? I miei attuali genitori, un domani quando avranno i figli grandi, diventeranno dei veri dirigenti e chissà dove tutto questo ci porterà. E poi, scusate… stiamo o no parlando di un gioco? E allora giochiamo senza paura.

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