Storia & Storie.

Nolan Ryan : il piu' grande di tutti - L' Astro di Houston ( terza parte )

Gilberto Pierdicca

Nolan RyanLa gloriosa epopea di Nolan Ryan con la maglia dei California Angels avrebbe dovuto e potuto essere una magia senza fine. L'assoluta non lungimiranza, e forse incompetenza, del general-manager Buzzie Bavasi pose fine a questo sogno il 19 novembre 1979: quel pomeriggio Nolan, ormai scaricato dagli Angels, firmò un contratto triennale con gli Houston Astros per un totale di 3,5 milioni di dollari, poco più di un milione di dollari a stagione. Ryan diventava così ufficialmente il primissimo giocatore "milionario" nella storia del baseball; una cifra che ora fa sorridere (Alex Rodriguez guadagna circa 25 milioni di dollari a stagione, ed i giocatori "milionari" nelle Major sono oltre 300) ma che pure a quei tempi non mancò di destare scalpore. Il "management" di Houston fu accusato di "miopia", di "strategia deleteria per il movimento", di "follie inutili per un pitcher di 32 anni". Nolan incassò la fiducia (e non solo quella) ed accettò volentieri il nuovo ingaggio che gli consentiva finalmente di avvicinarsi alla sua casa di Alvin (Texas); i tempi grami di New York (solo 10 anni prima) con le incertezze economiche ed una vita familiare ed affettiva ancora tutta da costruire, tutto era ormai lontano anni luce… la vita a volte cambia in meglio.
A Houston, all'apertura del nuovo decennio, Nolan trovava una squadra che negli oltre 15 anni della sua storia non aveva ancora messo il naso nei play-off: illusioni, speranze, ma il famoso Astrodome (primo stadio coperto ed in terreno sintetico) il baseball ad ottobre non sapeva ancora cosa fosse. Pur in una stagione d'esordio non eccezionale (11-10, pgl 3.35), Ryan trovò comunque il modo di condurre con la sua leadership gli Astros al titolo della National League West nel 1980. La squadra texana nella finale di lega "cozzò" contro i Philadelphia Phillies di Mike Schmidt e Pete Rose, uno squadrone giunto finalmente all'appuntamento con la stagione dei sogni; nonostante questo, nella finale ancora al meglio delle 3 vittorie su 5 partite, gli Astros riuscirono ad impegnare i Phillies in quella che rimane ancora la serie più bella nella storia delle finali di lega. Philadelphia si impose in 5 partite, ognuna delle quali terminò con lo scarto minimo di un punto; non solo, ben 4 sfide si decisero agli extra-inning! Nella stagione successiva (1981) lo sciopero di mezza estate portò via un buon mese di campionato, ma Ryan concluse comunque con un impressionante bilancio di 11 vittorie, sole 5 sconfitte, ed un minuscolo pgl di 1.69. Il 26 settembre di quel movimentato 1981, 18942 spettatori all'Astrodome ebbero la fortuna di vedere con i propri occhi l'unica no-hit di Nolan Ryan con la casacca di Houston, ironia della sorte anche la sola (fra le 7) lanciata nella più abbordabile National League. In una prestazione semplicemente impressionante contro i Dodgers che poi vinsero le World Series (Houston 5 - Los Angeles 0), Ryan mise solo 3 uomini in base (3 basi ball) con ben 11 strikeout. In quella incredibile annata 1981 Ryan infilò ben 140 K in 149 riprese, lasciando agli avversari un'infinitesima media battuta di 188.
Altre grandi stagioni sarebbero arrivate da lì a poco : quella del 1983 (14-9, pgl 2.98, 183 K in 196 rl, media avversari 195), ma per riavere Houston ai play-off bisognerà attendere il 1986. In quell'annata Ryan e Mike Schott guidarono gli Astros al titolo della National West, ma nella finale di lega contro i Mets in una cruciale gara 5 allo Shea Stadium (2 vittorie per parte) Nolan ricevette un sostegno nullo dal suo attacco, e lo storico duello contro Dwight Gooden si concluse senza vincitori né vinti… o meglio furono i Mets a vincere all'11° inning (2-1). Due giorni più tardi, all'Astrodome, di inning ce ne vollero addirittura 16: in vantaggio per 3 a 0 ad inizio 9° e con la settima partita praticamente già in tasca, Houston diede via libera alla rimonta dei Mets (3 punti al 9°) per poi perdere al 16° (6-5) nonostante il famoso homer di Billy Hatcher che pareggiò le sorti al 14°. Le World Series rimasero (ed ancora restano) un sogno per la squadra texana. Nel 1987 Ryan non riuscì a sconfiggere l'unico "cruccio" della sua leggendaria carriera, non aver mai vinto il Cy Young Award : a detta di molti lo avrebbe meritato… a 40 anni suonati. Nolan, infatti, chiuse con la miglior media pgl di tutta la National League in quella stagione (2.76), comandando anche in strikeout (270), K per 9 riprese (11.48), media battuta concessa (200). La disastrosa annata di Houston costò cara a Ryan che con tutto questo "ben di Dio" riuscì a portare a casa solo 8 vittorie… caso più unico che raro, il Cy Young Award della National fu assegnato ad un rilievo, Steve Bedrosian di Philadelphia.
Anche con Houston il grande viaggio volgeva al termine: come diceva il grande Yogy Berra, "it's de ja vu', all over again" (frase intraducibile che significa più o meno "è una cosa già vissuta e stravissuta"). Al termine della stagione 1988, il general manager di Houston John McMullen convocò il quarantunenne Ryan per la riunione di addio. Nolan chiedeva solo un contratto di ulteriori due anni, altre due stagioni giusto per poter raccontare ai nipoti di essere stato forse l'unico pitcher nella storia del baseball ad aver lanciato in 4 decenni diversi ('60, '70, '80 e '90).
Questa opportunità gli fu negata: nessuno, nessuno al mondo, avrebbe potuto pensare che quel signore di 41 anni aveva riservato alcuni dei suoi numeri migliori per quel gran finale che era giusto dietro l'angolo… e che sarebbe durato ben più di 2 stagioni.

La partita del cuore

San Diego, venerdi' 17 settembre 1993.

Entrammo al Big A di Anaheim con il primo attacco dei Texas Rangers già in corso. Per almeno 2 o 3 minuti non riuscii a degnare di uno sguardo quello che stava accadendo in campo, troppo bello e maestoso lo spettacolo delle tribune già strapiene. Immaginatevi una specie si San Siro vecchia maniera, due anelli molto alti, ma tutti disseminati di comode poltroncine; non si vedeva un posto libero a perdita d'occhio, persino nella parte più alta del secondo anello, a strapiombo sopra l'esterno centro, dove sinceramente quello che succedeva sul piatto di casa base lo si poteva solo immaginare.
Era uno scenario da brividi: oltre 63mila spettatori piovuti lì da ogni angolo della California, per vedere all'opera un uomo solo, un uomo di 46 anni già entrato nella leggenda. Era a tutti gli effetti una partita ininfluente per gli Angels, già da tempo fuori dalla lotta per i play-off e per di più privi del loro giovane asso, l'allora esordiente Tim Salmon ; i Rangers dal canto loro nutrivano ancora qualche speranza di conquistare il primo posto nell' American West.
Prima di accomodarmi al mio posto, che come gli altri due era già comodamente prenotato in posizione centrale vicino al piatto di casa base (costo di allora 18 dollari), mi volli togliere lo sfizio di girare sotto il corridoio dello stadio e fare una capatina verso il campo ad ogni uscita, per ammirarlo da tutte le angolazioni. Corsi come un bambino per buoni cinque minuti, e ogni volta mi pareva più bello. Ritornai al mio posto giusto in tempo per ammirare l'entrata in campo di Nolan Ryan nella 2^ parte del 1° inning: eravamo quasi al livello del terreno di gioco, dietro al piatto, una posizione forse splendida ma alla quale sinceramente non ero abituato. Il dug-out dei Rangers, sullo sfondo alla nostra sinistra, era ben visibile… vidi un giocatore accovacciato, con una gamba sul bordo della "trincea" e la mano sul mento; improvvisamente si alzò, sembrò sistemarsi il berretto quasi "ricacciandoselo" tutto verso il basso, quasi a coprirsi gli occhi… entrò di corsa con la difesa già schierata e fu allora che dovetti assistere a quella che credevo sarebbe rimasta per sempre l'ovazione più grande della mia "vita sportiva" (mi sbagliavo). Tutti si alzarono in piedi, un boato pieno, uniforme, una cosa che, a seconda del coinvolgimento, poteva andare dritta al cervello o dritta al cuore; fu allora che mi resi conto che il posto alla mia sinistra era occupato da un signore "grassone" sui 45 anni… il classico obeso californiano (là non ci sono mezze misure) tutto barba e baffi, una specie di sosia del maggiordomo nella serie… "Tre nipoti e un maggiordomo" (per chi se la ricorda). Si alzò, urlò, fischiò ed infine si risistemò a sedere, tutto con la cadenza e la grazia di una mucca incinta: "iniziamo bene, speriamo che non ce ne siano altre di standing-ovation!"
Le riflessioni del caso e le imprecazioni per le sciocchezze che la moglie del mio amico già iniziava a dire (e chiedere) sulla partita e su Ryan, tutto questo mi impedì di concentrarmi sul riscaldamento di Nolan. Mi riscattai subito in quella seconda parte del 1° inning, in cui con lo sguardo non mi mossi praticamente dal bersaglio… poco male perché la palla fece poca strada : 2 strikeout (il 1° se ben ricordo su Chad Curtis) ed un'eliminazione su rimbalzante. Zero a zero alla fine del 1°, ed il pubblico a salutare con ovazioni ogni eliminazione durante l'attacco degli Angels.
Frase pensata e non detta al gentiluomo alla mia sinistra: "Scusi signor maggiordomo, chi gioca in casa ?"

(3) continua

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