Storia & Storie.

Nolan Ryan : il piu' grande di tutti - Il capolavoro finale - (quarta ed ultima parte)

Gilberto Pierdicca

Nolan RyanIn un'era in cui i contratti del baseball erano gia' saliti vicino alla soglia dei 4 milioni di dollari a stagione (fine anni ottanta), il salario di Nolan Ryan non era mai stato ritoccato nella lunghissima avventura con gli Houston Astros, rimanendo fissato (come da contratto) alla cifra tonda di un milione di dollari a stagione. Nel dicembre del 1988 gli Astros ebbero la faccia tosta di offrire a Nolan un umiliante contratto di 800 mila dollari per l'annata 1989, un taglio del 20 per cento corrispondente alla decurtazione massima allora possibile fra due contratti consecutivi emessi dalla stessa squadra allo stesso giocatore. Forse il management di Houston confidava sulla ferma volonta' di Ryan di restare nel suo stato di residenza, il Texas appunto, coincidenza che pareva in effetti confermata quando Nolan rifiuto' una cifra allettante per un suggestivo ritorno con i California Angels. In effetti Ryan resto' in Texas, ma quando nel gennaio del 1989 si accordo' con i Texas Rangers guidati dall'allora owner (proprietario) George W. Bush (ora in altre faccende affaccendato) lo sconcerto fra i tifosi degli Astros fu grande. Poco male - sussurro' qualcuno - fra i bombardieri dell'American League, con il DH da affrontare al posto del pitcher, a 42 anni suonati, in stadi piu' adatti ai battitori che ai lanciatori, Nolan finira' per naufragare, sara' per lui la fine ingloriosa di una grande carriera.
Pia illusione, speranza vana per i suoi (pochissimi) detrattori: gia' dalla sua stagione d'esordio con i Rangers (1989), oltre a ripagare gli sforzi economici (in ognuna delle sue partite casalinghe si registro' il tutto esaurito) Nolan mise assieme dei numeri da punto esclamativo: 16 vittorie e 10 sconfitte, ma soprattutto un'eccellente media pgl di 3.20, confermata nel 1990 (3.44) ed addirittura migliorata nel 1991 (2.91!!). In ognuna delle prime 4 annate con Texas (dall'89 al '92) Ryan confermo' un'integrita' fisica stupefacente collezionando una trentina di partite da partente in ogni stagione. Ma a fare notizia furono, una dopo l'altra, le sue magiche imprese ed il continuo ritoccarsi delle sue ineguagliabili statistiche.
Il 6 aprile 1989 Ryan lancio' la sua primissima partita con i Rangers, in casa all'Arlington Stadium di fronte a 45mila spettatori: avversari i Detroit Tigers, no decision, 5 riprese, 7 valide, 3 pgl, 3 BB, 8 K. Il 22 agosto 1989, sempre in casa contro Oakland, mise al piatto Rickey Henderson ottenendo lo strikeout numero 5000 della sua leggendaria carriera, unico pitcher nella storia del baseball ad aver raggiunto questa cifra. Il 12 luglio dello stesso anno (1989) aveva lanciato 2 inning quasi perfetti nella All Star Game (al familiare Big A) figurando come pitcher vincente per l'American League: Nolan diventava così il pitcher piu' anziano nella storia del baseball capace di essere il lanciatore vincente nella parata di stelle di mezza estate.
Nella stagione successiva, 1990, altre perle arrivarono a suggellare una carriera ineguagliabile: l'11 giugno Nolan scelse la squadra piu' forte del momento (gli Oakland A's campioni del mondo in carica) per infilare la sua sesta no hit in carriera. All'Alameda County Coliseum di Oakland, 33346 spettatori videro l'immortale di Alvin umiliare i padroni di casa con una prestazione d'altri tempi (5 a 0 il finale): 9 riprese, 0 valide, 2 BB, 14 K. In attacco fu Julio Franco (2 HR e 4 pbc) a fare la differenza: le televisioni americane diedero ampio risalto all'avvenimento, mettendo l'impresa al primo posto in ogni notiziario. A distanza di 9 anni dall'ultima no-hit, un pitcher dato per finito da Houston, ormai 43enne, era ancora il numero uno! Nella stessa stagione 1990, il 31 luglio, sconfiggendo all'Arlington Stadium i Milwaukee Brewers per 11 a 3 (rl 7.2, bvc 6, BB2, K 8, pgl 1) Ryan raggiungeva la magica soglia delle 300 vittorie in carriera.
Forse l'impresa piu' fantastica dell'avventura di Nolan con i Rangers, e probabilmente una delle piu' rilevanti della sua intera carriera, arrivo' il 1° maggio 1991, data storica per il baseball americano che nello stesso giorno vide pure Ricky Henderson battere il record di rubate in carriera detenuto da Lou Brock. In quel giorno the Ryan Express sali' sul monte di lancio dell'Arlington Stadium affrontando i terribili Toronto Blue Jays di allora, in testa alla division e lanciati verso quell'esaltante epopea che in 3 anni (dal 91 al 93) li portera' a vincere una World Series (93), un titolo dell'American League (92) ed il titolo della division (appunto nel 91). Ryan diede spettacolo in una partita indimenticabile che all'epoca, nelle vesti di sbarbatello telecronista, ebbi la fortuna di commentare in differita di pochi giorni su Tele San Marino. Fu la sua settima ed ultima no-hit in carriera, forse la piu' bella (3 a 0 per Texas) arrivata al termine di una prova che definire commovente e' puro eufemismo: 9 riprese, 0 valide, 2 BB, 16 K! Quando al nono inning, con le basi vuote e due eliminati, il grande seconda base dei Blue Jays Roberto Alomar si presento' nel box di battuta rappresentando l'ultima speranza per Toronto, non fu neppure sfiorato dall'idea di esibirsi in una delle sue grandi specialita': la smorzata a sorpresa. Nonostante gli innumerevoli bunt single (singolo su smorzata) che aveva gia' ottenuto in quella stagione e nella sua carriera, nonostante la sua eccezionale velocita', nonostante tutto cio' Alomar rispetto' lo sforzo di quel pitcher leggendario che si trovava di fronte… in ultima analisi rispetto' il baseball. Si presento' al piatto per girare la mazza e presto il conteggio salì a 2 balll e 2 strike. Roberto giro' in foull altri 3 lanci di Nolan, ma sulla successiva dritta di Ryan il radar raggiunse le 96 miglia orarie (pitcher di 44 anni al nono inning!). Alomar giro' a vuoto e fini' strikeout per l'ultimo out della partita: 30 secondi dopo Ryan era gia' sballottato in trionfo sulle spalle dei suoi compagni, e per circa 10 minuti gli fu impossibile abbandonare il campo senza rispondere alle continue ovazioni del pubblico.
Dopo una buona annata nel 1992, il 93 vide Nolan spesso tormentato da problemi fisici, piu' volte in disabled list: furono solamente 13 le partite (tutte da partente) per lui in quella stagione: aveva riservato la piu' bella per i suoi primissimi tifosi, quelli degli Angels. Lui certo non lo sapeva, ma aveva riservato la piu' bella anche per me: nessuno poteva immaginare che sarebbe stata anche l'ultima.

The last hurrah

Anaheim (California), venerdi' 17 settembre 1993.

Mi ero sempre chiesto quale fosse la differenza principale fra il nostro umile baseball e quello scintillante delle Majors, intesa come differenza tecnica ossia visibile a prima vista sul campo. In tutta sincerita' vi devo dire che il baseball rimane il baseball da qualunque latitudine lo stiate guardando, semplicemente la differenza la fa il fattore velocita'. Proprio cosi': nelle Majors, rispetto al nostro baseball, tutto va incredibilmente piu' veloce. E' piu' veloce (molto piu' veloce) il lancio del pitcher, e' piu' veloce il giro di mazza del battitore, e' piu' veloce il corridore sulle basi, e' piu' veloce l'esterno mentre vola verso la palla… ma in quella magica serata al Big A di Anaheim mi stavo accorgendo che era piu' veloce anche la partita! Se ne erano gia' andate 5 riprese con il punteggio ancora fermo sullo zero a zero, con Texas incapace di capitalizzare al meglio un paio di opportunita' in attacco in quella partita per loro importante, e dall'altra parte gli Angels poco piu' che impotenti di fronte ai lanci di un Nolan Ryan che pareva in effetti stesse dando tutto cio' che aveva dentro. Era quasi commovente e persino irreale vedere il pubblico di casa (oltre 60mila spettatori) fare regolarmente il tifo contro i propri battitori in ogni turno di battuta ed esultare ad ogni eliminazione conquistata da Nolan, o addirittura esplodere ad ogni strikeout. Erano gia' circa 7 o 8 i K di Nolan al settimo inning quando California passo' quasi per caso in vantaggio (1 a 0): una base ball, una rubata, un'eliminazione interna, una volata di sacrificio, e silenzio sulle tribune per una possibile ed immeritata sconfitta di Nolan Ryan. Giustizia volle che nelle prima parte dell'ottavo i Rangers pareggiassero, giusto il tempo per preparare la scena ad una seconda parte di ripresa (l'ottava) che ben pochi avrebbero dimenticato.
Fui molto sorpreso, io come altri, nel vedere Nolan ancora sul monte nonostante un paio di rilievi si stessero gia' scaldando da due riprese: Ryan era reduce da un infortunio che lo aveva tormentato per tutta la stagione, i Rangers dovevano assolutamente vincere quella partita, ma il manager Kevin Kennedy decise di rimanere con il suo vecchio asso sul monte anche nell'ottavo inning. Il pubblico aveva appena smesso di cantare la famosa Take me out to the ball game (immancabile tradizione di meta' settima ripresa), quando gli Angels misero subito due corridori in base (singolo e base ball) in apertura dell'attacco. Vidi il signor maggiordomo al mio fianco (il grassone circa 45 enne seduto vicino a me) farsi improvvisamente piu' piccolo nelle spalle, si piego' in avanti con le braccia sulle ginocchia e la faccia fra le mani. Nessuno fra quei 60 mila, me compreso, voleva vedere Nolan Ryan come pitcher perdente in quella partita. La visita del manager Kevin Kennedy, accompagnata dai buuu di disapprovazione del pubblico che non voleva vedere Ryan sostituito, si concluse in fretta. Nolan tiro' fuori il meglio di se', e mise a sedere (K) il successivo battitore degli Angels (mi pare Gary Disarcina) per il primo out dell'attacco, ma colpi' il battitore successivo riempiendo cosi' le basi con un solo eliminato. Mentre il catcher degli Angels Greg Myers si sistemava in battuta con il potenziale punto del vantaggio in terza base, mi resi conto che era il momento di concentrarmi sul serio, di estraniarmi, di isolarmi, e di provare a fare veramente il tifo per quel leggendario lanciatore come ancora non ero riuscito a fare, forse perche' troppo preso dal fascino di quella serata sportiva.
-Questo deve finire K, Gar - mi limitai a sussurrare al mio amico Millay. Era evidente che doveva finire strikeout, una battuta fra gli esterni o persino una rimbalzante che non fosse scaturita in un doppio gioco, anche la piu' piccola cosa avrebbe dato il vantaggio agli Angels. Nolan ritorno' a lanciare col caricamento (from the stretch come dicono la) non dovendo piu' temere la rubata: era ancora uno spettacolo da vedersi, e Myers incasso' velocemente due strike girando in foull due proiettili. Non riuscivo a togliere il mio sguardo dal monte di lancio, ma vidi Millay distrarsi per un attimo e parlottare con la moglie girandosi verso di lei. Ognuno di quei 60mila e passa spettatori non avrebbe dovuto distrarsi in quel momento, ma lui lo fece e per non so quale motivo si perse quel momento… elementare curva di Nolan in mezzo al piatto, Greg Myers pietrificato (strikeout) per il secondo out della ripresa in un pandemonio infernale. - Gar, te lo sei perso! - Che cosa mi sono perso? - Ti sei perso il K, ho visto, non guardavi… - Come fai a dire che non guardavo? Allora anche tu non guardavi, se guardavi me che ero distratto- No io guardavo Nolan, ti ho visto con la coda dell'occhio che non guardavi e te lo sei perso! - Pazienza, mi sono perso un K di Nolan Ryan dopo essermi perso gli altri 5 o 6 mila, direi che non e' un dramma…- Ed invece era un dramma, avrebbe dovuto guardare la partita in quel momento, perche' a distanza di 8 anni non riesce ancora a darsi pace.
Nolan chiuse la ripresa senza danni con un'eliminazione al volo, gli Angels morirono con le basi piene, 1 a 1 a fine ottavo. Texas non riusci' a segnare nella prima parte del nono inning, e tutti a chiedersi se avremmo avuto ancora Nolan Ryan sul monte… - vedrai che lo ha tolto - no, per me lancia ancora - no, e' assurdo, e' stanco, non puo' farcela piu'- ma no, come fa, ce lo porta via senza nemmeno farcelo salutare? - In effetti Kevin Kennedy, manager piuttosto limitato convertito ora alla carriera di telecronista con la Fox, ebbe uno dei rari momenti di lucidita' della sua incerta carriera. Spedi' ancora Nolan Ryan sul monte nella seconda meta' del nono, ma dopo i lanci di riscaldamento, senza neppure fargli fare un solo lancio ufficiale al nono inning, sali' sul monte per la visita: sostituzione. Era chiaro: era l'unico modo per dare a Nolan l'ultimo tributo, l'ultima ovazione, the last hurrah. Gli chiese la palla come si fa secondo tradizione, gli strinse la mano e chiamo' il rilievo Craig Lefferts… Nolan strinse la mano al compagno, stranamente si abbasso' la visiera del berretto verso gli occhi e scese di corsa giu' dal monte guadagnando rapidamente la via del dug out. Il pubblico ebbe pochi istanti per capire la storicita' del momento, ma un'ovazione senza precedenti si alzo' al cielo, una cosa da far tremare le vene dei polsi. Tutti in piedi ad urlare e ad invocare il suo nome, Nolan, Nolaan!! Eppure Ryan gia' era scomparso, nel chiuso del suo dug out; il rumore assordante non si placava, anzi pareva aumentare, ed addirittura raggiunse livelli di delirio quando finalmente la sagoma con la casacca numero 34 fece una breve comparsa fuori dal dug out, salutando il pubblico vicino a lui. Gia' ma tutti gli altri non potevano certo essere contenti, cosi' che la standing ovation continuo' senza che la partita potesse regolarmente riprendere: giocatori ed arbitri parevano positivamente complici di questa situazione… quelli degli Angels non si decidevano a presentarsi in battuta, l'arbitro di casa base non pareva avere intenzione di chiamare il gioco, l'unico restio e timido sembrava proprio Nolan. Con un gesto risolutivo e fermo, l'arbitro chiamo' Ryan verso il piatto, proprio sul luogo dove avrebbe dovuto ricominciare il gioco. Il leggendario pitcher saluto' la folla osannante girando a 360 gradi su se stesso vicino al box di battuta, e per guardare quelli al piano superiore dietro al piatto di casa base dovette quasi alzare gli occhi al cielo. Fu allora che vidi che il grassone vicino a me era commosso, commosso a dir poco, non so se fosse sudore oppure veramente lacrime. Buttai li' una frase banale - certo che uno cosi' non ci sara' mai piu'! - e lui mi rispose con una frase piu' importante: - no! E'' un baseball cosi' ed un'epoca cosi' che non ci saranno mai piu' - Ci misi poco a capire il significato di quelle parole: con il Nolan Ryan di quella serata si chiudeva un'epoca: Nolan rappresentava per il maggiordomo, forse, uno dei ricordi piu' belli della parte piu' bella della sua vita. Del resto, non poteva che essere cosi': era lo stesso Ryan che, esattamente 20 anni prima, aveva calcato lo stesso monte di lancio dando spettacolo con gli Angels. Credo che il baseball americano, molto piu' di altri sport, forse proprio perche' cosi' individuale (il piu' individuale fra gli sport di squadra) abbia questo magico potere, ogni tanto, di riuscire a mettere in contatto le persone con la parte migliore e genuina della propria vita, con i beniamini del proprio passato, con gli eroi dei tempi migliori. E' la cosa piu' nobile ed alta che possa fare uno sport: me ne resi conto in ritardo, e per la prima volta in quella partita riuscii finalmente ad emozionarmi, io intruso italiano in quella festa tutta americana… ma era troppo tardi, Ryan non c'era piu'. Nessuno fece caso all'epilogo di quella partita: vinsero gli Angels (2 a 1) segnando un punto sul rilievo Craig Lefferts. Uscimmo dallo stadio in silenzio, la sera tiepida era gia' una fresca notte; frugai nelle tasche del mio giubbotto, avevo conservato il biglietto, quasi senza accorgermene… bravo Gibo, vedrai che quel biglietto diventera' famoso.

Cinque giorni dopo, il 22 settembre 1993, Nolan Ryan fu vittima di un risentimento al gomito durante il riscaldamento della partita contro i Mariners al Kingdome di Seattle. Nel rispetto della folla immensa che era accorsa solo per lui, sali'ugualmente sul monte : effettuo' solo 11 lanci… sul conto di 2 ball ed 1 strike sul secondo battitore (Dave Magadan) il suo gomito fece crak mettendo fine con una settimana di anticipo alla sua carriera. La magica serata al Big A rimarrà per sempre la sua ultima vera partita : lo strikeout su Greg Myers all'ottavo inning di quell'incontro entra nella storia come l'ultimissimo della sua leggendaria carriera. Una telefonata dagli States, piu' avanti in quello stesso mese… - Ehi, hai visto Gibo? Abbiamo visto la sua ultima partita e il suo ultimo K! - Ti sbagli Gar, ti sbagli. Io l'ho visto… tu te lo sei perso. -

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biglietto

lo storico biglietto

la platea

l'immensa platea vista dall'esterno

 

Nolan

Nolan rientra in dug-out al termine dell'ottavo inning

 

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