Storia & Storie.

Il baseball, la storia, la letteratura, il cinema... : Perche' il gioco piu' vecchio del mondo colpisce cosi' tanto la fantasia?

Michele Dodde

A leggere una storia inglese, datata 1987 e redatta dalla federbaseball anglosassone, si evince che i britannici avocano a loro la nascita del baseball a partire dai primi del 1700. Ricorda con sussiego il testo infatti, che questa disciplina, anche se puo' sembrare strano, era praticata sui verdi green dai giovani albionici di quel periodo con il nome di baseball, o rounders, o feeder, o stoolball, o goal–ball e che solo dopo dalla natia Inghilterra trasmigro' nelle colonie americane con i primi pionieri. Anzi, prosegue la citazione, durante la prima parte del 19° secolo il gioco si pratico' secondo le regole londinesi del feeder sino al 1845, cioe' fin quando tale Alexander Cartwright sintetizzo' le stesse secondo l'interpretazione americana del gioco, di fatto codificando il canovaccio delle attuali regole.

E dunque solo per questo motivo, in seguito, a Cartwright fu conferito l'appellativo di Padre del Baseball. Se tutto questo e' vero, come in effetti e' vero, allora sicuramente da parte della storia minuta inglese vi e' stato un eccesso di protagonismo in quanto giochi similari erano anche praticati in Russia (lapta), Polonia (Pilka Palantow) e Italia (lippa) sia nel 15° che nel 16° secolo ed anzi molto prima, secondo la fantasia interpretativa degli archeologi sui siti etruschi, egizi e romani. Ma e' pur vero definire che una oggettiva storia prima del fatidico 1845 e' ancora tutta da scoprire, scrivere e meditare per i messaggi ed i significati ontologici che questo gioco porta in specie nei cuori americani. Come in effetti ha magistralmente narrato Richard Ford ne "Il Giorno dell'Indipendenza" quando descrive le sensazioni del protagonista Frank Bascombe che, visitando la Hall of Fame del baseball in Cooperstown insieme al figlio Paul, riscopre tra i cimeli ed i personaggi, tutti quei vincoli e valori ormai sopiti ma strettamente legati alla famiglia.

O meglio ancora perdersi tra le pagine di quel monumentale capolavoro che e' "Underworld" di Don DeLillo, il grande maestro della narrativa postmoderna americana quando, seguendo le sorti di una pallina da baseball divenuta suo malgrado un ambito ed immortale cimelio dopo essere stata sbattuta sulle tribune del Polo Grounds di New York dal leggendario fuoricampo di Bobby Thomson (che decretava al nono inning la vittoria ed il campionato ai mitici Giants contro i Dodgers), delinea i sentimenti e le tensioni delle diverse classi sociali e delle varie etnie che popolano il mondo statunitense. Annota l'autore che l'orologio in cima al clubhouse segnava le 3. 58 del 3 ottobre 1951. Emotivita' particolari dunque produce questo gioco di cui si cerca di capire il fascino tenebroso dell’attrezzatura, le complicazioni esoteriche dei numeri, la gioia della spettacolarita' del gesto atletico poiche' tutte contribuiscono a dare al cosiddetto "gioco antico" fascino, carisma e preziosita'.

Infine, e' comunque ancora pur vero che la pallina da baseball, possibilmente autografata da un campione, sia stata piu' volte soggetto e poi oggetto anche in altri romanzi quali "Preghiera per un Amico" di John Irving e "Danny l'eletto" di Chaim Potok e dunque e' intuibile come la sua quotidiana presenza tra i cimeli giovanili e sui diamanti abbia assunto spesso significati qualitativi molto ricercati per riscoprire nella mitica rainbow's cup l'affresco piu' affascinante del popolo statunitense a volte permeato si' da una involuta storia politica, sociale e mediatica ma tuttavia sempre fortemente sodale dall’inizio alla fine dei mitici nove inning. E non e' poco come sigillo sociale.

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